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Tecnica dei Trigger Point – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

La teoria dei trigger points risale al lontano 1954. La “trigger point technique” è una procedura chiropratica che letteralmente significa punti grilletto o di rilascio, è una terapia manipolativa che aiuta notevolmente nel trattamento delle lesioni muscolari. Lo scopo di questa manipolazione digitale è rompere i tessuti cicatriziali che si sono formati tra le fibre di un muscolo.

I “trigger points” (punti grilletto) sono un disturbo piuttosto frequente e colpiscono sia l’uomo che gli animali. Sono stati chiamati anche reumatismo muscolare, miofascite, stiramento muscolare.


La definizione più accreditata e più attuale, coniata da Travell e Simons, è dolore miofasciale: in tutti i casi, si manifesta un dolore profondo e circoscritto in corrispondenza di una contrattura muscolare localizzata, che peggiora alla compressione del muscolo con un dito. In alcuni casi è presente del tessuto cicatriziale in punti in cui non dovrebbe esserci. Il tessuto cicatriziale nel muscolo si forma in questo modo: quando un muscolo resta contratto, tende a gonfiarsi, e questo impedisce all’ossigeno di raggiungere i muscoli ed i tessuti connettivi. Questa condizione si chiama “ipossia”, e può anch’essa causare la formazione di tessuto cicatriziale, che può aderire alle fibre muscolari e impedire loro di scivolare avanti e indietro efficientemente. Il tessuto cicatriziale può aderire anche ai tessuti connettivi, limitando la flessibilità di un muscolo o di un’articolazione ed anche alle cellule nervose, provocando una serie di disturbi, come dolori di schiena cronici.

La cura del dolore miofasciale attraverso il blocco o la “disattivazione” dei “trigger points” è uno degli aspetti più frequenti nella pratica quotidiana dei Chiropratici. Con le dita, il Chiropratico esercita pressione sul punto dolente per almeno 30 secondi, per rompere il ciclo neurologico di contrazione del muscolo. Il paziente a volte deve sopportare un po’ di dolore, mentre il Chiropratico lo “manipola”, ma la percentuale dei successi, con questa tecnica, è molto alta. Anche la terapia fisica (massaggi ed esercizi di allungamento), farmaci analgesici non steroidei, lo “stretch and spray” (stiramento del muscolo e applicazione di spray refrigerante) e lo “stretch and inject” (stiramento e iniezione dei “trigger points” con anestetici locali) possono essere di aiuto. I trigger possono essere risolti anche con la Tecar: tramite l’elettrodo resistivo si raggiunge il picco termico sul trigger, si tratta poi la parte muscolare circostante col capacitivo termico. Qualunque sia la tecnica usata, il risultato migliore e più duraturo si ottiene quando si ha la rottura dei “trigger points”.

La terapia dei “trigger points” è una variante della manipolazione miofasciale, una procedura che contempla la rottura dei tessuti cicatriziali formatisi nei muscoli e nei tessuti connettivi. Al paziente vengono fatti svolgere una serie di movimenti mentre il terapista gli preme il pollice contro il muscolo. Il chiropratico distingue nettamente tra i vari tipi di muscoli (perfino i più piccoli) e i vari tipi di azioni eseguite dai muscoli.
La percentuale di successi, dopo le prime sei sedute, si aggira intorno all’85-90% e, a volte, è sufficiente un minor numero di trattamenti.
Dott.ssa Valentina Taccini – Fisioterapia Veterinaria Pisa

Termoterapia 2 – Il Caldo

La terapia con il calore ha numerose applicazioni, ma deve essere usata solo in lesioni in cui è terminata la fase acuta dell’infiammazione (dove non vi è più calore, gonfiore, rossore).

Gli effetti desiderati che si ottengono con l’applicazione del calore sono:

• Effetto emodinamico. Il calore aumenta il flusso ematico, favorendo un maggiore apporto di nutrienti e di ossigeno e facilitando l’eliminazione di scorie dai tessuti.

• Effetto metabolico. L’aumento di ossigeno e di nutrienti nella parte, ne accelera le reazioni metaboliche ed il metabolismo.

• Effetto analgesico e miorilassante. Sembra che il calore allevi il dolore abbassando la soglia dolorifica dei recettori periferici.

• Aumento delle proprietà viscoelastiche dei tessuti. Il calore aumenta l’elasticità tessutale, soprattutto a livello di capsule articolari, tendini, muscoli e in tutte quelle strutture ricche di fibre collagene.

Gli effetti indesiderati che derivano dall’uso del caldo, sono:

• Incremento delle manifestazioni dell’infiammazione acuta. L’applicazione del caldo aumenta il gonfiore, il calore, il rossore ed il dolore, per cui non va usato in questi casi.

• Aumento della velocità di conduzione nervosa.

• Ustione.

Indicazioni

L’applicazione del caldo è molto efficace sugli edemi da stasi venosa e linfatica.

Il trattamento con il caldo è anche indicato per favorire e velocizzare la guarigione dei tessuti in caso di contusioni, distorsioni, borsiti, strappi e stiramenti muscolari, tendinei e legamentosi. L’applicazione deve essere fatta almeno dopo 3 giorni dal trauma o comunque quando è terminata la fase infiammatoria acuta.

L’applicazione del calore favorisce l’eliminazione dell’acido lattico accumulato nel muscolo, alleviando gli spasmi causati dall’affaticamento muscolare.

Il caldo, applicato prima dell’esercizio fisico, favorisce il riscaldamento muscolare. Prima della seduta di Kinesiterapia passiva, di massaggio o di stretching, l’applicazione del caldo incrementa l’afflusso di sangue ed ossigeno alle cellule della parte trattata e aumenta l’elasticità dei tessuti; inoltre genera solitamente una sensazione di rilassamento nel paziente.

Controindicazioni

L’applicazione del caldo è controindicata:

– In tutte le lesioni in fase acuta, perché può aumentare il dolore ed il gonfiore;

– Nelle infezioni, perché velocizza il metabolismo e la crescita batterica;

– In presenza di emorragie, ferite aperte, ematomi non organizzati, per il rischio di aumentare la perdita di sangue;

L’età del paziente è un fattore da considerare prima dell’uso terapeutico del caldo: i meccanismi di termoregolazione sono meno efficienti negli animali molto giovani; mentre nei pazienti anziani la sensibilità al dolore evocato dal calore eccessivo può essere diminuita.

Metodi di applicazione

Il calore può essere applicato tramite varie strumentazioni elettromedicali che consentono di raggiungere profondità differenti, come gli apparecchi ad ultrasuoni, la tecar, la diatermia, ecc.

Ii metodi per l’applicazione superficiale del calore, sono:

• Docciatura o immersione in acqua calda.

• Bendaggi caldi.

Per entrambi questi metodi valgono le considerazioni fatte riguardo al freddo trattato nell’articolo Termoterapia 1 – Il Freddo.

• Impacchi caldi: con una borsa dell’acqua calda o con hot packs (identici ai cold packs) che possono essere preparati previo riscaldamento in un bollitore o in un forno a microonde. Esistono anche hot packs istantanei e monouso.

• Fonte d’aria calda: è un metodo poco efficace perché non consente di ottenere temperature terapeutiche ad una profondità sufficiente.

• Coperte termiche e sacchetti termofori. Sono disponibili in commercio dispositivi riscaldati tramite resistenze ed alimentati ad energia elettrica: si tratta di sacchetti contenenti sabbia, acqua, gel di silicio. Sono utili perchè si adattano bene alla superficie da trattare e, distribuendo meglio il calore su di essa, consentono di raggiungere profondità maggiori. L’utilizzo del termoforo elettrico consente di mantenere una temperatura costante per un tempo prolungato.

Precauzioni d’impiego

La temperatura del mezzo applicato non deve superare i 45° C, perchè può provocare dolore o ustionare l’animale.

Protocolli di applicazione

I fattori da considerare per stabilire la durata del trattamento sono gli stessi trattati nella terapia del freddo.

Con l’uso del calore non ci sono controindicazioni per le applicazioni prolungate, come si ha per la crioterapia

In generale il tempo di applicazione deve essere di almeno 15-20 minuti o maggiore, se si desidera elevare la temperatura nelle strutture più profonde come tendini, muscoli e legamenti.


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Termoterapia 1 – Il Freddo

L’uso dell’energia termica è una tecnica di semplice applicazione in fisioterapia, che consente di ottenere molteplici benefici grazie agli effetti fisiologici del caldo e del freddo.

IL FREDDO

La terapia col freddo è l’unica che sfrutta la sottrazione, anzichè la cessione di energia all’organismo, infatti, il calore (inteso come energia termica) si sposta dall’organismo del paziente al mezzo utilizzato per veicolare il freddo, inducendo


un abbassamento di temperatura nella zona trattata. Nella terapia con il caldo e con l’uso delle varie strumentazioni, si ottiene invece l’effetto contrario.

Gli effetti che si ottengono col freddo sono:

• Effetto emodinamico. Il freddo causa vasocostrizione locale, fatto sfruttato per diminuire l’edema post-operatorio e post-traumatico.

• Effetto metabolico. La diminuzione della temperatura rallenta l’attività delle cellule rimaste illese in seguito al trauma, consentendo la conservazione della loro integrità nel periodo successivo al danno tissutale. Inoltre, la diminuzione del metabolismo riduce la liberazione e l’attività dei mediatori dell’infiammazione.

•Effetto analgesico e miorilassante. Il freddo ha effetto analgesico, poichè riduce la velocità di conduzione dello stimolo dolorifico a livello dei nervi periferici. Grazie alla diminuzione della sensazione di dolore, si riduce anche lo spasmo muscolare che si verifica in seguito al trauma.

Gli effetti indesiderati che si crerano col freddo sono:

• Vasodilatazione per vasoparalisi. In caso di applicazione del freddo eccessivamente prolungata, si ottiene un riflesso di termoregolazione da parte dell’organismo, con aumento di apporto ematico nella parte trattata e dilatazione dei vasi sanguigni. Il risultato indesiderato che si verifica è l’aumento dei segni dell’infiammazione: rossore, dolore, gonfiore, calore.

• Riduzione delle proprietà elastiche dei tessuti.

• Perdita di sensibilità e temporanea paresi a carico di nervi periferici superficiali.

• Degradazione proteica. Questo si verifica quando la temperatura locale scende sotto i 15°C, con conseguente danno ai tessuti.

• Congelamento superficiale. L’abbassamento della temperatura induce la formazione di cristalli all’interno delle cellule, portandole a morte.

Indicazioni di applicazione del freddo

La terapia del freddo è indicata nelle infiammazioni acute derivanti da un qualsiasi trauma, come: lacerazioni e contusioni dei tessuti molli, distorsioni, stiramenti muscolari, tendinei e legamentosi, fratture, mialgie, spasmi muscolari.

I maggiori benefici si ottengono nelle 48-72 ore dal trauma o fino a che sono ancora presenti i segni dell’infiammazione acuta: rossore, calore, gonfiore, dolore. Il freddo è utile anche in seguito ad un’operazione chirurgica, specialmente negli interventi, senza mettere a diretto contatto la ferita chirurgica col veicolo del freddo.

L’applicazione del freddo è utile anche nei processi cronici con elevata tendenza alla riacutizzazione, come artriti, malattie articolari degenerative (artrosi) e tendiniti, specialmente se applicato dopo l’esercizio o dopo la seduta fisioterapica.

Il freddo può essere alternato all’applicazione del caldo in casi in cui la normale circolazione venosa è compromessa, come durante la fase subacuta o cronica di alcune condizioni traumatiche ed infiammatorie. Applicazioni alternate di caldo e di freddo, producendo rispettivamente vasodilatazione e vasocostrizione determinano incremento del flusso sanguigno nella zona trattata (come nelle contratture muscolari croniche).

Controindicazioni alla terapia del freddo

L’applicazione del freddo è controindicata nel trattamento di parti traumatizzate che presentano lesioni ischemiche o vasculiti o di zone con alterazione della percezione sensoriale per danni al sistema nervoso periferico. Il veicolo del freddo non deve essere messo a diretto contatto con ferite aperte, piaghe e ferite chirurgiche perché la guarigione di quest’ultime può essere rallentata dall’ipotermia locale.

Metodi di applicazione

Il freddo può essere applicato tramite:

• Docciatura o immersione in acqua fredda. Occorre acqua corrente ed un recipiente. Il cane ed il gatto però non tollerano facilmente l’immersione della parte nell’acqua. Va evitata in caso di ferite di qualsiasi natura, anche chirurgiche.

• Impacchi freddi (borsa del ghiaccio, cold packs).  Il ghiaccio triturato, contenuto in una borsa da ghiaccio o in un semplice panno, può essere messo a contatto con la parte da trattare. Sono disponibili in commercio svariati tipi di cold packs (sacchetti ripieni di gel), che si adattano alla parte da trattare, anche se irregolare o con sporgenze ossee e mantengono la bassa temperatura per periodi abbastanza lunghi. Esistono anche sacchetti istantanei monouso per la produzione del freddo, in genere usati nel  primo soccorso, in assenza di mezzi alternativi.

• Spray refrigerante. Molto usato nell’uomo, meno efficace negli animali per la presenza del pelo.

• Bendaggi freddi. Tecnica usata nel trattamento delle affezioni degli arti per ridurre l’edema infiammatorio. Viene associato l’effetto sinergico del freddo e l’azione compressiva del bendaggio.

Precauzioni d’impiego

Iil mezzo vettore di freddo deve essere applicato a contatto con la cute mediante l’interposizione di un panno o di una garza per evitare il congelamento superficiale della parte trattata. Si deve inoltre evitare il contatto con ferite chirurgiche, piaghe, ferite aperte.

Protocolli di applicazione

Il trattamento non deve essere protratto per un tempo elevato, per non interferire troppo con la vascolarizzazione locale del tessuto. Per stabilire la durata del trattamento si devono prendere in considerazione vari fattori.

– I fattori fisici influiscono sullo scambio termico tra il mezzo utilizzato ed il tessuto trattato, poichè qualsiasi tessuto, compreso quello dell’organismo, ha una propria costante di conducibilità termica che influisce sulla capacità di accumulare o cedere il calore.

– I fattori legati al paziente sono la sua capacità di tollerare il freddo, la tipologia di animale (il grasso fa da isolante).

– I fattori legati alla patologia dipendono dalla gravità della lesione, dallo stadio di guarigione del tessuto, dall’area interessata, dal risultato che si vuole ottenere.

La frequenza dei trattamenti varia a seconda della situazione in corso. In seguito ad un trauma o ad un intervento chirurgico si può trattare la parte lesa per 6-10 minuti ogni due ore, per poi aumentare la distanza tra le applicazioni fino a 4 e poi a 6 ore nei due giorni successivi. In casi di infiammazione cronica in fase di riacutizzazione si può sottoporre l’animale a sedute di 30 minuti, durante le quali vengono effettuati tre cicli di applicazione del freddo della durata di 7 minuti circa, intervallati da qualche minuto di sospensione. Qualora si utilizzi la tecnica del freddo alternata a quella del caldo, il trattamento potrà durare 20-30 minuti con cicli di 6 minuti di freddo, 6 minuti di caldo e 6 di sopensione.

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Correzione sublussazione di omero nel cane

Quando può servire il chiropratico nei piccoli animali – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

Correzione sublussazione di omero nel caneUno dei motivi più frequenti per cui un animale viene condotto da un chiropratico è la ricerca del sollievo dal dolore. Altri motivi sono: il recupero funzionale, la stimolazione alla guarigione completa, la riduzione della frequenza delle ricadute, la prevenzione.


I piccoli animali  possono presentare ampia varietà di sintomi legati alle sublussazioni. I più comuni sono il dolore, una disfunzione ed una mobilità o postura alterata. Altri sintomi sono:

– Dolore acuto a carico del collo o della schiena (lombalgia).

– Riduzione della performance.

– Riluttanza al movimento, a salire le scale, a saltare su posti alti (ad esempio sul divano o sull’auto).

– Manifestazioni di dolore nel compiere determinati movimenti o quando viene preso in braccio.

– Irregolarità nell’andatura non identificabile con una zoppia, ambio o andatura lenta, unghie usurate su uno o più arti.

– Ipersensibilità alla palpazione.

– Granuloma da leccamento su gambe o zampe.

– Otiti o infezioni delle ghiandole anali ricorrenti.

– Posizione alterata quando sta seduto (si siede su un lato invece che ben simmetrico).

– Si sdraia sempre e solo sullo stesso lato.

– Difficoltà nella digestione.

– Perdita di urine o di feci.

Qui di seguito si illustrano alcuni sintomi o patologie che consigliano l’utilizzo della terapia chiropratica nei piccoli animali:

– Trauma spinale (trattamento solo con lastre già effettuate).

– Spondilosi (ossificazione della colonna). In molti casi mobilitazione di sublussazioni sintomatiche in zone «sane» della colonna vertebrale possono portare ad un alleviamento dei sintomi.

– Sindrome della cauda equina.

– Sindrome delle vertebre cervicali.

– Discopatia (trattamento solo con lastre già effettuate).

– Granuloma da leccamento.

– Cambiamenti irreversibili presenti (come displasia all’anca, spondilosi, artrosi, ecc.) possono portare a sublussazioni come risultato di compensazioni.

– Nevralgia dello sciatico.

– Infezione ricorrente delle ghiandole anali.

– Otiti ricorrenti.

– Incontinenza. Questa può essere causata da sublussazioni nelle lombari.

– Iper o iposensibilità da schiacciamento dei nervi.

– Zoppia non definita. Questa può essere dovuta a sublussazioni a carico degli arti o della colonna.

– Nei cani sportivi la rimozione di qualunque restrizione aiuta ad ottimizzare la performance.

– Animali anziani con difficoltà e dolore nel movimento.

– Come terapia preventiva per mantenere un buono stato di salute.

Dott.ssa Valentina Taccini

Fisioterapia Veterinaria Pisa
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Cavallo che nuota

Idroterapia del cane e cavallo – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

Cavallo che nuotaL’idroterapia o terapia in acqua ha molti vantaggi, ormai da tempo dimostrati nel campo fisioterapico umano. L’uso dell’acqua consente l’inizio della terapia poco dopo  dall’intervento chirurgico, permette all’animale di fare movimento senza caricare le articolazioni, di alleggerire il peso e


consentire il movimento anche di arti doloranti. L’idroterapia è una terapia molto efficace sia nel cavallo sia nei piccoli animali e le applicazioni più comuni sono il nuoto in piscina ed il camminare in acqua, in speciali vasche con tapiroulan immerso in acqua, l’under water treadmill (UWT). Il nuoto è molto faticoso, in generale per percorrere una data distanza, il dispendio energetico tra la corsa ed il nuoto è di 4 volte maggiore nel nuoto.

La temperatura dell’acqua in riabilitazione viene mantenuta tra i 28 ed i 34° C, temperature inferiori fanno sentire freddo all’animale, con conseguente irrigidimento muscolare ed esercizio svolto in modo scorretto, temperature più elevate creano affaticamento eccessivo, surriscaldamento corporeo e fatica inutile.

L’uso dell’acqua in fisioterapia apporta questi vantaggi: riduzione del dolore, aumento della motilità articolare, miglioramento funzionale, della forza e dell’equilibrio. E’ molto efficace nelle osteoartiti, in cui allevia il dolore ed aumenta il range di movimento.

Nel post operatorio, l’idroterapia viene usata per recuperare il movimento di un arto senza caricare il peso, ad esempio il nuoto è molto efficace dopo intervento al crociato, in cui si può iniziare dopo 3 settimane dall’intervento, per migliorare la flessione del ginocchio, ancora più efficace è l’UWT, che consente una flessione del ginocchio maggiore rispetto al movimento del nuoto.

Nell’UWT, in linea generale l’acqua viene mantenuta al di sopra della articolazione che viene trattata. E’ stato dimostrato che Tapis roulant in acqua caneesiste una notevole differenza tra cani operati al crociato sottoposti a terapia in UWT e non, in particolare i primi ottengono una motilità articolare elevata ed uno sviluppo muscolare considerevole, necessario a dare stabilità all’articolazione, mentre quelli non sottoposti a trattamento in UWT manifestano progressiva atrofia muscolare e scarso range di movimento del ginocchio.

L’idroterapia è efficace in numerose altre situazioni, come: displasia del gomito, displasia dell’anca, recupero post-intervento alla colonna vertebrale, prevenzione e trattamento della lussazione rotulea, atrofia muscolare, lassità tendinea, Wobbler, deficit motori e propriocettivi, artrosi, ridotta motilità articolare, miglioramento motorio funzionale dei soggetti anziani, ecc.

L’idroterapia viene integrata con altre tecniche fisioterapiche per il trattamento del caso clinico, come le terapie manuali, gli ultrasuoni, la tecarterapia, l’elettrostimolazione, secondo le necessità.

In linea generale i benifici dell’idroterapia in veterinaria sono:

– riduzione del carico articolare su arti doloranti o in via di guarigione

– supporto a muscoli, tendini e legamenti con possibilità di movimento senza stress da carico

– continuare l’esercizio fisico quando non è possibile farlo nelle condizioni normali su “terra”

– il rafforzamento muscolare, grazie alla resistenza dell’acqua

– prevenzione dell’atrofia muscolare

– aumento della massa e della forza muscolare

– miglioramento del benessere generale dell’animale e del grado di allenamento

– riduzione della rigidità muscolare

– aumento del tono in parti ipotoniche

– graduale e veloce recupero funzionale per tornare alla normale funzionalità

– miglioramento delle situazioni edematose grazie alla pressione dell’acqua

– stimolazione del rilassamento

– riduzione del dolore in articolazioni doloranti

– miglioramento della circolazione sanguigna e promozione dei processi di guarigione.

Dott.ssa Valentina Taccini

Toscana: Fisioterapia Veterinaria Pisa

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Tecarterapia Cane

Tecniche fisioterapiche – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

Tecarterapia CaneLa Fisioterapia si rivolge ai soggetti affetti da patologie ortopediche e neurologiche che necessitano di trattamenti riabilitativi per accelerare i processi di guarigione ed il ritorno alla normale attività. Inoltre si rivolge a tutti i soggetti atleti a scopo preventivo e per migliorarne la prestazione sportiva.

Terapie manuali


  • mobilizzazione articolare a scopo riabilitativo funzionale
  • stretching
  • massaggio (decontratturante o tonificante)
  • ginnastica funzionale (attiva, assistita, passiva)
  • chiropratica: correzione degli squilibri della colonna, del bacino e degli arti per mezzo di manipolazioni manuali specifiche.

Tutte queste manualità sono fondamentali per il recupero dei pazienti sia neurologici che ortopedici.

Magnetoterapia

Accelera i processi riparativi, ha effetto antinfiammatorio, analgesico e biostimolante sui tessuti. Viene usata nei problemi infiammatori acuti e cronici, nel trattamento delle lesioni tendinee e muscolari, nelle patologie ossee, nella fase post operatoria.

Ultrasuoni

L’applicazione degli ultrasuoni determina un micromassaggio ed un effetto termico sui tessuti superficiali e profondi. Accelera il processo di guarigione negli eventi traumatici e allevia le problematiche croniche.

Le principali applicazioni riguardano le patologie dei tendini, dei muscoli e delle articolazioni.Cane con stampelle

Elettrostimolazione

Indicata per la gestione dei pazienti ortopedici e neurologici, per il trattamento del dolore nei processi acuti e cronici, per il potenziamento muscolare in casi di atrofia,

per la stimolazione neuromuscolare, per risolvere contratture muscolari.

Nuoto

Il nuoto viene indicato nella riabilitazione motoria nei pazienti ortopedici o neurologici, ma anche per l’allenamento sportivo ed il fitness.

Il nuoto è un esercizio che scioglie e allo stesso tempo sviluppa la muscolatura, evitando il carico a livello articolare.

Le articolazioni risultano più estensibili ed elastiche, la capacità polmonare aumenta, il circolo sanguigno migliora, viene stimolata l’attività intestinale e l’animale trae dal nuoto anche un beneficio psicologico per l’effetto miorilassante che determina.

Cane beagle in acquaUnderwater treadmill

L’undewater treadmill (UWT) o tapiroulan in acqua è un valido supporto alla terapia fisioterapica. Questo strumento consente al soggetto di camminare in modo fisiologico da solo o assistito dal fisioterapista veterinario facendo lavorare le articolazioni e la muscolatura senza il carico dovuto alla forza di gravità, con notevole riduzione del peso e dello sforzo a livello articolare. L’UWT viene usato in numerose situazioni, a scopo riabilitativo dopo interventi chirurgici di varia natura (in seguito a rottura del crociato, protesi d’anca, interventi alla colonna, ecc.), a scopo conservativo in situazioni croniche, per ridurre l’uso di farmaci, ad esempio nella displasia di anca e gomiti, nelle artrosi croniche. E’ uno strumento utile per ottenere riduzione del peso in animali che devono dimagrire ma non possono essere sottoposti a sforzi articolari, nei soggetti sportivi per la tonificazione muscolare e l’allenamento.

Il protocollo di fisioterapia viene sempre stabilito dal Medico Veterinario Fisioterapista in collaborazione col Medico Veterinario curante o chirurgo dell’animale.

Dott.ssa Valentina Taccini

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Sole con termometro

La terapia del Calore

Sole con termometro

Il Calore svolge un ruolo fondamentale nella riabilitazione dei problemi cronici perchè agisce sugli effetti circolatori, sul metabolismo cellulare e sui nervi. Le lesioni acute vengono trattate col freddo, ma spesso sfuggono al proprietario dell’animale ed evolvono in situazioni croniche.


In questo caso è importante individuare i sintomi, la causa del dolore e la disfunzione. I casi più frequenti in cui viene usata la terapia del Calore sono: le artriti, le tendiniti, le bursiti, le capsuliti adesive, situazioni che possono verificarsi anche tutte contemporaneamente. In questo tipo di lesioni, spesso i nervi vengono schiacciati, con conseguente dolore se viene interessato un nervo sensoriale, o riduzione della funzione in caso di coinvolgimento di un nervo motorio.

Il Calore può alleviare le restrizioni fasciali sul nervo e, di conseguenza, la sua compressione, migliorandone la capacità di conduzione. Il Calore aumenta il metabolismo cellulare, incrementa la vasodilatazione locale e quindi l’apporto di ossigeno e di nutrienti nell’area in cui viene applicato. Viene inoltre migliorata la capacità di scambio delle membrane cellulare, incrementando il metabolismo e l’uso di ossigeno.

Il Calore prepara i tessuti alla mobilizzazione, grazie ad un riflesso di sollievo dal dolore e all’ammorbidimento dei tessuti connettivi. Il Calore può neutralizzare i trigger point, punti di tensione muscolare, o favorire l’allungamento delle fibre muscolari contratte.

Le articolazioni artritiche beneficiano del Calore, perchè fluidifica il liquido sinoviale e agevola l’allungamento dei tessuti connettivi circostanti. Inoltre il calore dimuinuisce la sensazione dolorosa.

In caso di contratture connettivali o cicatrici che limitano il movimento di un’articolazione, l’applicazione del Calore prima dell’esercizio ne agevola la funzione motoria.

Il Calore per essere efficace deve essere almeno 5-6° C più alto della temperatura della superficie corporea dell’animale, che si aggira su 35-36° C, evitare temperature più alte di 9° C rispetto alla temperatura della pelle. Il tempo di applicazione deve essere di 20-30 minuti, 1-2 volte al giorno.

Il Calore può essere applicato con bottiglie di acqua calda, tappetini riscaldati, pacchetti autoriscaldanti istantanei, lampade a calore, asciugami caldi, piscina calda, secchi o vasche con acqua calda, ultrasuoni. Gli ultrasuoni agiscono 3-5 cm sotto la superficie della pelle, quindi è indicato per lesioni più profonde.

La terapia del Calore superficiale è molto più efficace se abbinata all’esercizio.

Cavallo con colica

Omeopatia e disordini digestivi nel cavallo

I rimedi omeopatici possono essere usati in varie situazioni di disturbi digestivi, vediamone alcuni. Cavallo con colica

In caso di segni di indigestione, irrequietezzai, diarrea e anche costipazione, il rimedio prediletto è Nux Vomica 30x. Negli stadi iniziali di colica del cavallo può essere somministrato ogni mezz’ora fino alla remissione dei sintomi. Il rimedio può essere dato 3-4 volte al giorno.

Se non si ottiene risposta dopo qualche dose, valutare un rimedio alternativo, ad esempio Colocynthis 30x, uno dei rimedi principali usati nelle coliche spastiche. Il cavallo in questo caso tende a rotolarsi e tiene il dorso arcuato, prova sollievo a camminare e rifiuta cibo e acqua. Può essere somministrato anche in caso di dolore addominale da diarrea. La somministrazione è ogni 15 minuti da ridurre ad 1 ora quando iniziano ad attenuarsi i sintomi.

Altro rimedio è Colchicum 30x, usato quando il cavallo tende a rimanere in stazione senza rotolarsi e l’intestino è ripieno di gas e si muove. L’addome in questo caso è disteso, soprattutto sul lato destro, in basso. Il cavallo può rifiutarsi di camminare e non gradisce il cibo.


Aconite 30x è il rimedio somministrato negli stadi iniziali di disturbo digestivo, dapprima ogni 15 minuti poi ogni ora.

In caso di diarrea, in cui l’animale mostra irrequietezza, ansia e beve piccoli sorsi d’acqua frequentemente, il rimedio è Arsenicum album 1m, in questi casi, in genere, i sintomi peggiorano tra la mezzanotte e l’una. Le orecchie e gli arti possono essere freddi, le feci di odore cadaverico, la pelle secca. La dose del rimedio è 4 volte al giorno per qualche giorno. Interrompere o ridurre il dosaggio quando la diarrea diminuisce.

China 30x è un rimedio usato in seguito a debolezza dovuta a perdita di liquidi, ad esempio dopo un’emorragia o episodi diarroici. Aiuta il cavallo con diarrea cronica. La posologia è 2-3 volte al giorno per qualche giorno.

Podophyllum 30x si somministra in casi di lunga durata, quando le feci sono gialle, marrone chiaro e ricche di acqua. Dose: 3 volte al giorno.

Mercurius corrosivus 30c viene usato quando le feci sono viscide o presentano mucose o sangue. Il cavallo in questi casi si sforza durante la defecazione.

Lycopodium 30c è indicato nei disturbi digestivi cronici. Il cavallo si sottrae alla palpazione nell’area del fegato e può avere appetito anomalo o scarso, può nascondere la testa in un angolo e sbadigliare molto. Nei casi cronici di problemi epatici si somministra il rimedio una volta al giorno per diverse settimane.

Si consiglia di consultare un Medico Vetreinario Omeopatico per la corretta diagnosi e terapia.

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Cavallo con colica

Elettrostimolazione negli animali – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

L’elettrostimolazione, in fisioterapia veterinaria ha 3 applicazioni principali: il trattamento del dolore, la stimolazione muscolare, la promozione della riparazione tissutale.

Raramente l’elettrostimolazione è usata come singola terapia, in genere è abbinata alle terapie manuali e all’esercizio.


Per stimolare i nervi sensoriali o motori, la frequenza deve essere bassa (<250 Hz) con un’appropriata durata delle pulsazioni e intensità sufficiente a stimolare i nervi. In commercio si trovano vari tipi di elettrostimolatori per la TENS, usata per alleviare il dolore e la NEMS per la stimolazione/rilassamento muscolare.

Per la stimolazione di muscoli o nervi vengono usati in genere 2 elettrodi, il cui posizionamento dipende dall’effetto che si vuole ottenere: sul ventre muscolare, sulle sue estremità, su punti di agopuntura, sopra le radici dei nervi spinali, direttamente sull’area dolorante. Gli elettrodi si applicano interponendo il gel tra questi e la pelle rasata del soggetto.

La TENS o elettroanalgesia, provoca sollievo dal dolore aumentando il flusso ematico in loco, bloccando le terminazioni nervose dolorifiche e provocando rilascio di sostanze oppiacee in seguito a stimolazioni a bassa frequenza. La TENS viene usata in queste situazioni: dolore acuto post intervento, stiramenti legamentosi, fratture, dolore da lavoro, dolori muscolo-scheletrici cronici, compreso dolore spinale e nevralgie. L’effetto più evidente si ha in situazioni di dolore moderato, superficiale e localizzato. La parte da trattare deve essere rasata per ottenere il contatto con gli elettrodi. Il trattamento iniziale deve durare una ventina di minuti per far abituare il soggetto, poi può essere aumentato ad un’ora. Gli elettrodi possono essere posizionati sull’area dolorante o sul nervo che innerva la parte o sulla sua radice, su trigger point o su punti di agopuntura.

La NEMS (neuromuscolar electrical stimulation) agisce sulle contrazioni muscolari e viene usata in queste situazioni: nell’atrofia muscolare, per ottenere allungamento muscolare, nella rieducazione funzionale, nel ricovero post-operatorio, per il riassorbimento di edemi, nella riabilitazione neurologica in seguito a danni al nervo. La pelle deve essere rasata. Gli elettrodi possono essere posizionati in due modi. Il primo consiste nel mettere un elettrodo sopra il punto motorio, facendo passare 1 Hz di corrente, dopo che è stato individuato il punto del muscolo che reagisce di più, vi si applica l’elettrodo, il secondo elettrodo dispersivo o indifferente, può essere posizionato in qualsiasi parte del corpo, abbastanza vicino al muscolo che viene trattato. Questo secondo elettrodo deve essere grande, in modo da disperdere sulla sua superficie l’intensità della corrente e da non provocare una risposta motoria o sensoriale. Altro metodo è posizionare 2 elettrodi di uguali dimensioni alle due estremità del muscolo. I trattamenti sono giornalieri e durano 3-5 settimane in base al caso.

L’elettrostimolazione non deve essere usata sull’addome di femmine gravide, in aree infette o ferite (chirurgicamente o accidentalmente), sugli occhi e sulle gonadi.

Dott.ssa Valentina Taccini

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Sintomi agopuntura con 5 elementi

I sintomi in Agopuntura

In agopuntura i sintomi possono ricondursi ad un difetto energetico o ad un eccesso energetico. In linea generale si tendono a riconoscere i Sintomi agopuntura con 5 elementisintomi da eccesso energetico perchè si manifestano con dolore, ipertermia e ipersensibilità della parte interessata, mentre le parti colpite da difetto energetico non provocano nè dolore nè ipertermia.

I sintomi da eccesso energetico sono Yang, in genere acuti e correlati a traumi fisici. Nella patologie croniche i sintomi da eccesso energetico sono secondari.

I sintomi da deficit energetico sono Yin, collegati di solito a patologie croniche ed ipofunzionalità.


I sintomi si manifestano in una sequenza governata dal clclo di Ko o di Sheng (vedi articolo precedente), quindi per individuare lo squilibrio energetico è necessario individuare il processo predisponente.

I sintomi dell’agopuntura vengono definiti in modo diverso dalla medicina tradizionale, vengono definiti sintomi “umidi”, “asciutti”, “secchi”, “da vento”, “da calore”, “freddi”, ecc.

In particolare:

  • Vento è collegato all’elemento Legno. I sintomi variano di intensità e posizione. Troppo vento danneggia Fegato e Vescica Biliare.
  • Freddo è collegato ad Acqua. I sintomi da freddo sono tremori, mucose e pelle inscurite, sudore freddo, ridotta temperatura corporea e circolazione sanguigna, assenza di sete. Troppo freddo danneggia Reni e Vescica Urinaria.
  • Calore si ricollega a Fuoco. I sintomi da calore sono sudore caldo, sete, innalzamento della temperatura, arrossamento della pelle. Troppo calore danneggia Cuore, Perineo, Intestino Tenue, Triplice Riscaldatore (equilibrio ormonale)
  • Umidità è collegata a Terra. I sintomi da umidità sono edemi, gonfiori, ristagno di liquidi, distacco di una parte del corpo dal suo intero (una crosta). Troppa umidità danneggia Milza e Stomaco.
  • Aridità si collega a Metallo. I sintomi da aridità sono secchezza, come pelle dura, forfora, mucose e vie respiratorie indebolite. Troppa aridità dannneggia Polmoni e Intestino Crasso.

I sintomi possono localizzarsi in base ai meridiani o ai microcosmi del corpo. Nel caso dei meridiani vi è corrispondenza tra localizzazione del sintomo e meridiano, tra organo e processo in disequilibrio. Secondo i microcosmi del corpo ogni malattia dell’organismo si riflette in diverse parti del corpo che rappresentano la zona lesa nel singolo microcosmo locale.

Dott.ssa Valentina Taccini