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Tecnica dei Trigger Point – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

La teoria dei trigger points risale al lontano 1954. La “trigger point technique” è una procedura chiropratica che letteralmente significa punti grilletto o di rilascio, è una terapia manipolativa che aiuta notevolmente nel trattamento delle lesioni muscolari. Lo scopo di questa manipolazione digitale è rompere i tessuti cicatriziali che si sono formati tra le fibre di un muscolo.

I “trigger points” (punti grilletto) sono un disturbo piuttosto frequente e colpiscono sia l’uomo che gli animali. Sono stati chiamati anche reumatismo muscolare, miofascite, stiramento muscolare.


La definizione più accreditata e più attuale, coniata da Travell e Simons, è dolore miofasciale: in tutti i casi, si manifesta un dolore profondo e circoscritto in corrispondenza di una contrattura muscolare localizzata, che peggiora alla compressione del muscolo con un dito. In alcuni casi è presente del tessuto cicatriziale in punti in cui non dovrebbe esserci. Il tessuto cicatriziale nel muscolo si forma in questo modo: quando un muscolo resta contratto, tende a gonfiarsi, e questo impedisce all’ossigeno di raggiungere i muscoli ed i tessuti connettivi. Questa condizione si chiama “ipossia”, e può anch’essa causare la formazione di tessuto cicatriziale, che può aderire alle fibre muscolari e impedire loro di scivolare avanti e indietro efficientemente. Il tessuto cicatriziale può aderire anche ai tessuti connettivi, limitando la flessibilità di un muscolo o di un’articolazione ed anche alle cellule nervose, provocando una serie di disturbi, come dolori di schiena cronici.

La cura del dolore miofasciale attraverso il blocco o la “disattivazione” dei “trigger points” è uno degli aspetti più frequenti nella pratica quotidiana dei Chiropratici. Con le dita, il Chiropratico esercita pressione sul punto dolente per almeno 30 secondi, per rompere il ciclo neurologico di contrazione del muscolo. Il paziente a volte deve sopportare un po’ di dolore, mentre il Chiropratico lo “manipola”, ma la percentuale dei successi, con questa tecnica, è molto alta. Anche la terapia fisica (massaggi ed esercizi di allungamento), farmaci analgesici non steroidei, lo “stretch and spray” (stiramento del muscolo e applicazione di spray refrigerante) e lo “stretch and inject” (stiramento e iniezione dei “trigger points” con anestetici locali) possono essere di aiuto. I trigger possono essere risolti anche con la Tecar: tramite l’elettrodo resistivo si raggiunge il picco termico sul trigger, si tratta poi la parte muscolare circostante col capacitivo termico. Qualunque sia la tecnica usata, il risultato migliore e più duraturo si ottiene quando si ha la rottura dei “trigger points”.

La terapia dei “trigger points” è una variante della manipolazione miofasciale, una procedura che contempla la rottura dei tessuti cicatriziali formatisi nei muscoli e nei tessuti connettivi. Al paziente vengono fatti svolgere una serie di movimenti mentre il terapista gli preme il pollice contro il muscolo. Il chiropratico distingue nettamente tra i vari tipi di muscoli (perfino i più piccoli) e i vari tipi di azioni eseguite dai muscoli.
La percentuale di successi, dopo le prime sei sedute, si aggira intorno all’85-90% e, a volte, è sufficiente un minor numero di trattamenti.
Dott.ssa Valentina Taccini – Fisioterapia Veterinaria Pisa