Archivi autore: Valentina Taccini

Caso di gatto trattato con Fiori di Bach

Micio è un gattino di 2 anni molto agitato e dispettoso. Gli piace fare gli agguati ai suoi proprietari, Francesca e Alessio, graffiando le loro gambe, gli piace occupare il posto del letto di Alessio quando lui non c’è e quindi può stare vicino a Francesca e svegliarla aggressivamente. Quando gli viene dato un bocconcino delizioso lo afferra con velocità quasi prendendoti le dita, quando non ti conosce ed entri in casa sua, ti annusa e si strofina a te, ma stai molto attento a come ti muovi perchè potresti irritarlo e prenderti dei bei graffi. Francesca è stufa di avere continuamente ferite ovunque e di non poter gestire il suo bellissimo gattino come vorrebbe, quindi ha deciso di provare a trattarlo con i Fiori di Bach.

I Fiori che ho scelto per lui sono: Mimulus, Vine e Impatients.

Willy: riabilitazione del legamento crociato del cane – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

Willy è un labrador di 6 anni operato al legamento crociato. Dopo 7 mesi dall’intervento manifesta ancora segni di zoppia al posteriore sinistro ed il veterinario chirurgo consiglia la fisioterapia per ottimizzare il recupero.
Willly è stato sottoposto finora a 7 sedute di fisioterapia, comprendenti:
– 7 sedute di idroterapia in underwater treadmill
– 7 sedute di Tecarterapia
– 5 infiltrazioni di ozonoterapia sulla schiena per la presenza di dolorabilità
– 2 trattamenti di chiropratica

In questo video, si nota un minor trascinamento dell’arto e maggior stabilità, inoltre il proprietario riferisce maggiore sicurezza sull’arto sinistro quando il cane alza la gamba destra per far pipì, quando atterra dai salti e minor ondeggiamento della schiena. Pe run recupero ottimale sono necessarie almeno altre 5-6 sedute.

 

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Dott.ssa Valentina Taccini

Fisioterapia Veterinaria Pisa

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Il trattamento delle ernie discali del cane con ozonoterapia e agopuntura

L’ozonoterapia agisce a livello delle ernie discali con più meccanismi d’azione:

– a livello dell’infiammazione che si viene a creare in seguito all’ernia discale, ne contrasta gli effetti dovuti sia alla componente cellulo-mediata che bioumorale

– migliora l’ossigenazione locale. In prossimità della zona con ernia, si crea un’ischemia dovuta alla compressione, a cui consegue un’alterazione della componente biochimica responsabile dell’infiammazione e dei sintomi che ne derivano, come il dolore. Questa situazione è definita sindrome del conflitto disco-radicolare.

– l’ozono, entrando in contatto col disco erniato, determina la denaturazione della parte acquosa, il disco si riduce di volume e di conseguenza diminuisce o scompare la compressione. Per questo motivo l’ozonoterapia è più efficace nelle ernie recenti ed acquose e poco efficace in quelle calcificate (dove agisce solo con i 2 meccanismi precedenti).

Il trattamento con ossigeno-ozonoterapia per le ernie discali nel cane prevede l’infiltrazione di ozono in regione paravertebrale, per via intramuscolare, ogni 72 h. Secondo la mia esperienza, sono necessarie da 4 a 10 sedute per avere la scomparsa dei sintomi. Per raccogliere dati oggettivi, oltre che clinici, dovremmo fare un’indagine con risonanza magnetica o tomografia computerizzata prima e dopo il trattamento per valutare l’evoluzione della situazione. Questo nel cane non è semplice, poiché tali esami prevedono l’anestesia totale del cane ed hanno costi molto elevati (400-1000 €).

L’agopuntura agisce sia a livello analgesico che antinfiammatorio. Le 2 terapie abbinate consentono di ridurre il numero dei trattamenti piuttosto che applicate singolarmente.

Al momento ho raccolto circa 40 casi in 3 anni trattati e risolti con questo metodo, senza recidive a distanza di mesi e, i casi più vecchi, di anni.

Vedi alcuni Video:

Frankie  Tiffany  Peggy  Tea  Oliver  Tao

 

Quando si può tentare la terapia conservativa dell’ernia discale nel cane?

Molti proprietari mi contattano perché in campo umano si cerca di evitare l’intervento chirurgico di ernia discale, se non in casi estremi, quindi la trasposizione sul proprio animale è abbastanza normale. La premessa che faccio a ciascun proprietario è che per correttezza nella procedura dovremmo avere una diagnosi certa con risonanza o TAC. Il problema è che molte persone non possono sostenere i costi elevati di tali indagini o vogliono evitare l’anestesia al cane. In molti casi la sintomatologia è tuttavia indicativa di un’ernia al 90%: dolore su una zona della colonna, possibile rigidità del collo se l’ernia è cervicale, difficoltà ad assumere la posizione per fare i bisogni, difficoltà a fare i bisogni, deficit propriocettivi e difficoltà di deambulazione, perdita della sensibilità. La diagnosi differenziale viene fatta con i trombi endomidollari (non operabili), i tumori che comprimono sulla colonna, le ernie ad alta velocità e scarso materiale.

In ogni caso il trattamento con ozonoterapia e agopuntura non ha controindicazioni, per cui tentare l’approccio alternativo non preclude un eventuale intervento chirurgico se la situazione non si dovesse risolvere, anzi l’ozono migliora in ogni caso il quadro biochimico e l’ossigenazione locale e riduce l’infiammazione, migliorando anche l’esito dell’eventuale intervento.

Le situazioni in cui NON ritengo opportuno tentare con l’approccio conservativo/alternativo, ma riferisco subito il caso al chirurgo, è quando il cane perde la sensibilità conscia (dolore profondo, che è diverso dai riflessi flessori!!!) Quando scompare la sensibilità conscia, strizzando con forza un polpastrello, può darsi che il cane ritiri la zampa (riflesso), se il cane non guaisce o ringhia e nemmeno si volta verso la fonte del dolore, probabilmente la sensibilità è scomparsa. Il tempo utile per intervenire in tale situazione è molto breve, più ore passano tra la scomparsa della sensibilità al momento dell’intervento, più si riduce la possibilità che il cane torni a camminare (se non con andatura spinale, vedi in questo articolo). Dopo le 48 h è pressoché inutile operare.

Durante il periodo della terapia con ozono e agopuntura (circa 3-4 settimane) il cane deve stare più immobile possibile, l’ideale sarebbe il confinamento in una gabbietta.

Per approfondimenti vedi la tesi che ho sostenuto al corso di Perfezionamento in Ossigeno-Ozonterapia dell’Università di Siena:

TRATTAMENTO DELLE ERNIE DISCALI DEL CANE CON OSSIGENO-OZONOTERAPIA E AGOPUNTURA: EVIDENZE CLINICHE

Dott.ssa Valentina Taccini

Fisioterapia Veterinaria Pisa

 

 

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Ernia del disco lombare del cane: riabilitazione con terapie alternative

Oliver è un bassotto che ha iniziato a manifestare i sintomi dell’ernia discale, con paralisi degli arti posteriori e perdita della sensibilità. La proprietaria si è trovata a dover scegliere tra effettuare l’intervento chirurgico e le terapie alternative e dopo 2 settimane dall’inizio dei sintomi, ha optato per la seconda possibilità.

Oliver è stato sottoposto a 2 sedute di chiropratica, agopuntura e ozonoterapia e ha iniziato a scodinzolare, a camminare trascinando sempre una zampina e ha recuperato la sensibilità. Dopo altre 2 sedute in cui Oliver è stato sottoposto anche a idroterapia, il ciclo si è concluso ed Oliver è tornato a camminare normalmente.

GUARDA IL VIDEO

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Dott.ssa Valentina Taccini

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Problema respiratorio di un cane trattato con agopuntura

Zero, è un meticcio di Yorkshire di 12 anni circa. La persona che vive con lui lo ha trovato nove anni fa. Da allora è sempre stato bene, fino all’anno scorso, quando ha iniziato a presentare infezioni polmonari ricorrenti, caratterizzate da tosse produttiva, rialzo termico e dei neutrofili (22.000 bianchi totali, con un 91% di questi ultimi) e, di conseguenza, da letargia e anoressia. Tali infezioni si presentavano con cadenza regolare ogni 20-30 giorni ed ogni volta venivano controllate con terapia antibiotica e cortisonica. Le indagini svolte sono state numerose. La broncoscopia con aspirato ha avuto esito negativo per il citologico. L’ecocardiografia non ha evidenziato alcuna irregolarità a livello cardiaco ma presenza di ipertensione polmonare. Le radiografie più recenti aree di enfisema localizzate e fibrosi diffusa. La TAC indicava un processo infiammatorio aspecifico.

Dall’anamnesi ambientale risulta che Zero vive con un altro piccolo meticcio, della sua stessa taglia, con cui litiga con veemenza. A volte le ricadute a livello polmonare erano chiaramente conseguenti ad uno di questi litigi. Zero è un cane metallo, in ambulatorio è come se non ci fosse. Obbediente, si lascia mettere gli aghi con lo sguardo fisso davanti a sè. L’atteggiamento territoriale con l’unico elemento che condivide gli spazi privilegiati accanto alla padrona, mostrano la presenza anche dell’elemento Legno.

Dall’anamnesi individuale si rileva soprattutto la presenza di feci non formate, e, ultimamente, maleodoranti e con muco giallastro.

All’esame ciò che colpisce di più è il pelo secco e gli occhi irritati con scolo acquoso. Per questi ultimi Zero riceve molto spesso una terapia a base di collirio antibiotico-cortisonico, con solo temporanei miglioramenti.

Il respiro è rapido e difficoltoso, con murmure vescicolare molto aspro e rinforzato e si odono spesso colpi di tosse.

I polsi sono eccessivi, rapidi, tesi e scivolosi, in particolar modo in pieno quelli di Polmone e di Fegato. La lingua è sottile con la parte anteriore rossa e secca e induito spesso sul resto della superficie.

Alla diagnosi risulta un fattore patogeno esterno rimasto intrappolato all’interno,(probabilmente anche a causa delle terapie antibiotiche) come dimostrano i polsi da eccesso, il quale, trasformatosi in calore (che attraverso la relazione interno esterno è stato trasmesso all’intestino dando le feci maleodoranti con muco giallastro), ha causato un vuoto dello Yin del Polmone (lingua sottile rossa e secca sulla punta) e una condensazione dei liquidi in Flegma (induito spesso). La formazione del Flegma è favorita dal vuoto del Qi della Milza che si manifesta con le frequenti feci non formate, i borborigmi ecc.

Il fattore più importante però è un Metallo debole che non è in grado, secondo il ciclo Ko, di controllare il Legno per cui a seguito di un litigio si ha una risalita di Yang dal Fegato verso l’alto, secondo la sindrome del Legno che insulta il Metallo. L’ipertensione pomonare è un altro segno che riconduce alla risalita dello Yang del Fegato, come molti tipi di ipertensione.

Dopo la prima seduta quasi interamente in dispersione, alla seconda seduta i polsi già non erano più eccessivi e si notava un polso filiforme a sinistra, in vuoto nella posizione del Fegato, dimostrando così che la risalita dello Yang era favorita da un sottostante vuoto dello Yin. A destra il polso era scivoloso e in vuoto nella posizione della Milza e del Polmone. La seconda seduta e quelle a venire sono quindi state centrate maggiormente sulla tonificazione e dalla quarta la proprietaria ha riferito di non averlo quasi più sentito tossire. Gli esami di controllo non hanno più rilevato rialzi dei bianchi tranne uno temporaneo e moderato (14000) con lieve ipertermia, e tosse temporanea, sempre a seguito di un litigio. Le sedute sono state quindi diradate fino a che, un mese fa, la terapia è stata integrata con la formula erbale Qi Ju Di Huang Wan, in quanto, nonostante le infezioni respiratorie e la dispnea di Zero possano considerarsi sotto controllo, il pelo rimane secco e gli occhi lacrimosi. Le erbe contenute in questa formula tonificano lo Yin del Rene e del Fegato. Infatti è composta della Pillola di Rehmannia dei Sei Ingredienti, che è il tonico Yin di base, unita al Crisantemo e alle bacche di Goji, che nutrono gli occhi tonificando lo Yin del Fegato.

Dott.ssa Giuliana Galassi

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Omotossicologia nel gatto

Gatto con problemi digestivi trattato con omotossicologia

Omotossicologia nel gattoIn questo caso convivono nel gatto due malattie fortemente debilitanti: pancreatite e sospetto di un IBD. Il gatto sta male da troppo tempo; c’è una grave alterazione della funzionalità pancreatica con disturbi digestivi e alterazione dei villi intestinali nella funzione di assorbimento dei principi nutritivi, ciò porta all’emissionedi feci diarroiche, episodi di vomito, disidratazione e quindi deperimento organico.

Facendo riferimento alla Tavola Omotossicologica, ho elaborato gli elementi identificativi della patologia, che nel caso del gatto Perry, sono rappresentati dall’apparato gastroenterico col segno diarrea compreso nell’ultima fase della tabella rappresentata dall’Entoderma (in basso a sinistra) e dal segno malassorbimento (in basso a destra) nella classificazione tra la fase di impregnazione e degenerazione delle fasi cellulari.

Quindi ho formulato una prima terapia con funzione drenante, disintossicante e di sostegno per l’apparato gastroenterico malfunzionante del gatto.

–          Tormentilla Heel cpr ( rimedio per la diarrea e chelante delle tossine intestinali )

Composizione : Argentum nitricum D8, Arsenicum album D8, Colchicum D6, Mercurius sublimatus corrocivus D8, Podophyllum D6, Veratrum album D4, Tormentilla D2.

–          Galium- Heel Fiale (come attivatore del drenaggio connettivale)

Composizione : Galium aparine D3, Galium album D3, Sedum acre D3, Sempervivum tectorum D4, Clematis recta D4, Thuja D3, Caltha palustris D3, Ononis spinosa D4, Juniperus communis D4, Betula alba D2, Saponaria officinalis D4, Echinacea D5, Calcium Fluoratum D8, Phosporus D8, Aurum metallicum D10, Argentum metallicum D8, apis mellifica D12, Acidum nitricum D6, Pyrogenium D6 Urtica urens D3.

–          Leptandra Compositum Fiale (per i disturbi infiammatori e di stasi epatobiliare- pancreatica)

Composizione : leptandra D2, Quassia amara D3, Podophyllum D3, Arsenicum album D4, carbo vegetabilis D10 , Niccolum metallicum D10, Phosphorus D6.

–          Momordica Compositum Fiale (come regolatore della funzionalità pancreatica)

Composizione : Momordica balsamica D6, Jodum D, Podophyllum D6, Mercurius solubilis Hannemanni D8, Ceanothus americanus D6, Carbo vegetabilis D10, Lycopodium D6, Lachesis D10, Mandragora D8, Argentum nitricum D12, Veratrum album D4.

–          La Palmitoliletanolamide PEA-M (integratore alimentare usato come protettore e riequilibratore del microambiente intestinale e modulatore biologico del mastocita enterico).

Dopo qualche tempo il proprietario riferisce che la terapia procede senza difficoltà, il gatto reagisce bene all’assunzione dei rimedi, le sue feci sono tornate solide e di normale aspetto anche come colore e con emissione quotidiana, ed il vomito è comparso solo una volta. Alla visita di controllo Perry, presenta un buono stato di salute il pelo è più lucido, morbido e uniforme, la muscolatura è più tonica ma tende ancora a non incrementare molto il peso corporeo. In conclusione dopo circa 3 mesi di terapia omotossicologica il gatto ha mostrato grandi segni di miglioramento del suo stato di salute, con migliore assorbimento intestinale e miglior funzionamento di tutto L’apparato gastroenterico.

 Tavola omotossicologica

Dott.ssa Francesca Carbone

PER  APPUNTAMENTO – cell. 340.9158850

E-mail: carbone.francesca@ymail.com

Cenni di Omotossicologia

Gatto trattato con omotossicologiaTratto da Ordinatio Antiomotoxica et Materia Medica – ( Biologische Heilmittel Heel Gmbh Baden-Baden )

L’Omeopatia antiomotossica o Omotossicologia è basata sullo studio dei fattori tossici per l’uomo e identifica nelle “omotossine “ la causa cui ricondurre etiologicamente tutte le malattie. Qualunque organismo è continuamente attraversato da un’ enorme quantità di tossine esogene (batteri, virus, tossine alimentari, fattori di inquinamento ambientale, molecole farmacologiche di sintesi, ecc. ) ed endogene ( prodotti intermedi dei diversi metabolismi, cataboliti finali, ecc. )

Secondo l’insegnamento del padre dell’ Omotossicologia, il Prof. H.H. Reckeweg ( 1905-1985 ) “ tutti quei processi, quadri clinici e manifestazioni che noi chiamiamo malattie sono espressione della lotta dell’organismo contro tossine per renderle innocue e poi espellerle; ovvero sono l’espressione della lotta che l’organismo compie per compensare i danni provocati irreversibilmente dalle tossine”.  A seconda dell’entità dell’aggressione e dell’integrità del sistema difensivo autologo, l’organismo manifesta quadri ciclici differenti che H.H. Reckeweg classificò in 6 fasi, creando la Tavola delle Omotossicosi o Tavola delle 6 Fasi. Ogni fase rappresenta l’espressione delle diverse capacità reattive  ( infiammatorie ) dell’organismo, l’espressione di altrettanti tipi di equilibri di flusso raggiunti dall’organismo per conservare la propria omeostasi ristretta.

  • 2 sono le Fasi Umorali che rappresentano situazioni patologiche in cui la prognosi è favorevole, in quanto espressioni di una buona reattività. Si distinguono:
    • la Fase di escrezione: le tossine non arrivano neanche in contatto con le cellule epiteliali delle mucose, ma vengono inglobate ed espulse con le secrezioni fisiologiche;
    • la Fase di reazione (o di Infiammazione): grazie al processo dell’infiammazione, l’organismo neutralizza prima, ed espelle poi, le tossine entrate nel sistema di flusso.
  • 2 sono le Fasi della Sostanza Fondamentale che rappresentano situazioni patologiche in cui il carico omotossinico è localizzato, dapprima, a livello della matrice e poi a livello cellulare. Si distinguono:
    • la Fase di deposito: in questo stadio di malattia l’organismo, nell’intento di mantenere inalterato il suo equilibrio, accantona a livello connettivale quelle tossine che gli emuntori non sono riusciti ad espellere, e che la successiva, compensatoria, fase di reazione non è riuscita a neutralizzare;
    • la Fase di impregnazione: a partire da questa fase le tossine sono localizzabili non più a livello del mesenchima ma del parenchima; infatti esse vengono canalizzate a livello organico verso un “locus minoris resistentiae” espressione di una meiopragia costituzionale o iatrogenica. Inglobate a questo livello, in parenchimi nobili, iniziano a destrutturare la cellula attaccando per primi i suoi meccanismi enzimatici.
  • 2 sono le Fasi Cellulari che rappresentano situazioni patologiche in cui la prognosi non è più favorevole, in quanto espressioni della scarsa reattività tipica di una alterazione lesionale. Si distinguono:
    • la Fase di degenerazione: il perdurare dell’accumulo di tossine di impregnazione determina, dopo il parziale blocco enzimatico, il danno dell’organulo intracellulare, e la conseguente degenerazione dei tessuti;
    • la Fase di dedifferenziazione: la stimolazione infiammatoria cronica della cellula può determinare la sua sdifferenziazione in cellule anomale che, anche per il contemporaneo indebolimento-sovvertimento delle difese organiche, possono prendere il sopravvento sull’intero organismo.

Le fasi patologiche sono classificate secondo la loro rilevanza biologica, dove la prognosi diventa sempre più sfavorevole, quanto più a destra e/o più in basso è localizzata la singola manifestazione morbosa sulla tavola.

Obiettivo dell’omotossicologica è disintossicare l’organismo ed eventualmente riparare i danni causati dalle tossine attraverso i farmaci omotossicologici, cioè sostanze chimiche in diluizione omeopatica opportuna per poter innescare l’inversione dell’effetto che, intervenendo nelle reazioni enzimatiche (su cui agiscono da induttori), e sul sistema immunitario, possono attivare “sistemi difensivi” ancora in riserva. Queste sostanze indurrebbero, secondo gli omotossicologi, in quanto simili alla noxa causale, un meccanismo di difesa aggiuntivo contro le noxae già presenti (malattia).Immunologicamente, si ritiene che il meccanismo d’azione del rimedio omotossicologico sia interpretabile nel senso di un incremento della risposta cellulo-mediata. Nella rete complessa del sistema immunitario, il “ventaglio” anticorpale, si potrebbe così allargare allo scopo di attaccare e neutralizzare antigeni non solo identici, ma anche somiglianti all’originale. La sostanza terapeutica, in quanto diluita (cioè omeopatizzata) verrebbe immediatamente neutralizzata e tutto il nuovo apparato difensivo può rivolgersi contro la tossina causale.

Fondando la casa Heel nel 1936 , H.H.Reckeweg ai rimedi omeopatici classici, ha affiancato una serie di nuovi rimedi che rappresentano l’attualizzazione omeopatica dell’immunologia e della biochimica.                                                                     L’omotossicologia col suo ampio ventaglio farmacologico, offre una duplice possibilità di intervento terapeutico attraverso :

– RIMEDI SINGOLI ( INJEEL ) Sono rimedi unitari preparati miscelando diverse diluizioni del rimedio in questione. Nella fiala sono presenti in diluizioni di diverso grado.

– PREPARATI COMPOSTI ( COMPOSTI SEMPLICI – HOMACCORD – COMPOSTUM  ) Questi preparati per la loro unicità di struttura omeofarmacologica che li rende un qualcosa di diverso dalla semplice associazione, seppur sinergica di più componenti, vengono utilizzati a seconda dell’inquadramento della patologia nella tavola delle Omotossicosi, ed essi stessi possono essere inquadrati nella tavola, rappresentando una vera e propria unità terapeutica specifica per la patologia e per lo stadio della patologia.

Dott.ssa Francesca Carbone

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