Archivi tag: fisioterapia cavallo

Caso di gatto trattato con Fiori di Bach

Micio è un gattino di 2 anni molto agitato e dispettoso. Gli piace fare gli agguati ai suoi proprietari, Francesca e Alessio, graffiando le loro gambe, gli piace occupare il posto del letto di Alessio quando lui non c’è e quindi può stare vicino a Francesca e svegliarla aggressivamente. Quando gli viene dato un bocconcino delizioso lo afferra con velocità quasi prendendoti le dita, quando non ti conosce ed entri in casa sua, ti annusa e si strofina a te, ma stai molto attento a come ti muovi perchè potresti irritarlo e prenderti dei bei graffi. Francesca è stufa di avere continuamente ferite ovunque e di non poter gestire il suo bellissimo gattino come vorrebbe, quindi ha deciso di provare a trattarlo con i Fiori di Bach.

I Fiori che ho scelto per lui sono: Mimulus, Vine e Impatients.

Jumping horse

Caso di cavallo trattato con manipolazioni e agopuntura

Jumping horseA gennaio del 2011 mi e’ stato presentato il caso di Oranus KWPN di 14 anni in quanto il cavallo presentava una riduzione delle sue performance. Oranus e’ un cavallo da salto ostacoli che ha partecipato a gran premi.

Nell’agosto e nell’ottobre del 2010 ha subito due interventi di nevrectomia a causa di una zoppia derivante da una cisti ossea alla terza falange.  La zoppia era estremamente invalidante ma in seguito all’intervento e’ migliorata.

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Orazio, bassotto fenomenale

Orazio è un bassotto di 11 anni operato di ernia cervicale. Non riusciva a recuperare la motilità ed all’iinizio era emiplegico a sinistra.

E’ stato dapprima sottoposto ad un trattamento di chiropratica e a trattamenti di tecarterapia.

Ha fatto esercizio nell’under water treadmill, già dopo 5 giorni i risultati erano ben evidenti e dopo solo 13 giorni effettivi di fisioterapia Orazio è tornato a casa sulle sue zampe, salutando calorosamente 🙂

Dott.ssa Valentina Taccini

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Calcinosi cutanea cane

Calcinosi cutanea del cane trattato con Tecar®

Tecar® può essere utilizzata in numerosi campi, tra cui anche quello dermatologico. Un caso molto interessante che è stato proposto da una collega dermatologa è stata una calcinosi iatrogena da cortisone di un beagle di 1 anno. Il cortisone è stato ridotto, fino a dimezzarne la dose.

Il quadro che si è presentato alla prima visita era un’ampia area depilata, in parte spontaneamente, in parte rasata, con pelle dura di consistenza crostosa, disidratata e con granuli di calcio disseminati in tutta l’area. L’immagine è questa della foto, la consistenza, non percepibile dall’immagine, è descrivibile come una grattugia per formaggio.

Calcinosi cutanea cane

Al primo trattamento con Tecar® l’effetto era già percepibile, poichè la cute si scaldava ed ammorbidiva ed i granuli si sgretolavano tra le dita. Da non sottovalutare che il paziente gradiva la terapia.

Di seguito le immagini dopo il primo ed il quarto trattamento, si notano l’aumento di lucentezza e di levigatezza della pelle.

Calcinosi cutanea cane 3

Calcinosi cutanea cane 2

Dopo 3 settimane dall’inizio dei trattamenti e dopo solo 5 sedute, la calcinosi si è ridotta del 90%, la pelle è tornata morbida ed idratata, il pelo ha iniziato a crescere del colore naturale (nero), anzichè tardare la ricrescita di diversi mesi (fino ad 1 anno) ed assumere colore e consistenza alterati, come si prospettava.

Calcinosi cutanea cane 4

Risoluzione calcinosi con tecarterapia

Perchè Tecar® ha funzionato in questo caso?

– Perchè con la modalità resistiva e l’alta temperatura ha agito sui granuli di calcio, favorendone lo sgretolamento, grazie anche ad un’adeguata manualità contemporanea al trattamento. Inoltre ha agito anche sulla consistenza crostosa della cute, grazie all’apporto di sangue, che ne ha favorito l’ammorbidimento e l’idratazione.

– Perchè con la modalità capacitiva in atermia è stato stimolato il microcircolo e quindi l’apporto di nutrienti ed ossigeno, che hanno accelerato, tra gli altri effetti, anche la ricrescita del pelo.

Il quadro probabilmente si sarebbe risolto spontaneamente, anche senza l’uso di Tecar®, ma in tempi notevolmente più lunghi, infatti in letteratura, in queste situazioni si prospetta la scomparsa dei granuli e la ricrescita del pelo in 6-12 mesi, dopo la sospensione del cortisone. Inoltre il pelo in genere assume un colore sbiadito e setoloso.

Dopo 5 sedute di Tecar® ed in soli 18 gg il processo di risoluzione ha avuto un notevole input, inoltre dopo qualche mese il pelo è ricresciuto in modo normale. In questo caso clinico si può tranquillamente ammettere l’efficacia di Tecar®.

Dott.ssa Valentina Taccini – Fisioterapia Veterinaria Pisa

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Tecar cane cavallo

Casi clinici trattati con Tecar®

Tecar cane cavalloDi seguito riassumo le situazioni che ho affrontato ed i risultati ottenuti utilizzando Tecar® negli ultimi 4 mesi.


Displasia dell’anca

Lo scopo del trattamento con Tecar® era di alleviare il dolore nei casi trattati, in cui uno o entrambi gli arti manifestavano zoppia. Il trattamento con la modalità resistiva ha consentito di agire a livello articolare, aumentando il trofismo della cartilagine e riducendo il dolore dovuto all’instabilità articolare. La modalità capacitiva mi ha consentito di risolvere contratture dei muscoli adduttori e allo stesso tempo di migliorare il trofismo dei muscoli laterali e anteriori della coscia.

In alcuni casi il trattamento con Tecar® è stato eseguito da solo, in altri abbinato all’uso dell’underwater treadmill, in un caso è stato associato a sedute di agopuntura ed in uno particolarmente grave a trattamenti omeopatici. Oltre a me, anche i colleghi con cui ho collaborato hanno riconosciuto un netto miglioramento del quadro clinico in seguito all’abbinamento di Tecar® alle altre terapie.

Tenosinovite e parziale lacerazione del tendine bicipite brachiale

In un cane breton sho trattato con Tecar® il tendine bicipite in cui era stata diagnosticata parziale lacerazione che poteva evolvere in 2 modi: recupero o intervento chirurgico, al 50% . E’ stato osservato un periodo di circa 10 gg di riposo relativo, a causa dell’irruenza e vivacità del cane. Il trattamento con Tecar® è iniziato subito per risolvere il dolore e l’infiammazione ed è proseguito con il programma curativo e di mantenimento. La zoppia è scomparsa al decimo giorno di terapia. Ad un mese dalla lesione il tendine si è risarcito. Dal 20° giorno il cane è stato anche sottoposto a camminate in acqua in underwater treadmill e a 3 sedute di agopuntura.

Fistole anali

Sono state trattate delle fistole anali croniche di circa 15 cm di diametro, in cui non era più possibile riconoscere lo sfintere anale. Le fistole erano presenti da circa un anno e venivano curate con antibiotici e creme cicatrizzanti, come da protocollo tradizionale, senza risultati apprezzabili.

Dopo 10 trattamenti l’area delle fistole si è ridotta del 50% e si è iniziato a delineare la forma dello sfintere anale. I trattamenti sono stati interrotti dalla proprietaria a causa della riacutizzazione di gravi disturbi epatici ed intestinali del soggetto, probabili cause di tali fistole.

Contrattura muscolare

In un caso di gatto operato al femore con frattura multipla si è instaurata una contrattura muscolare del quadricipite in cui non era più possibile distinguere, per consistenza, l’osso dal muscolo. Il gatto teneva l’arto esteso e non riusciva ad appoggiare. Dopo la prima seduta il muscolo si è ammorbidito, dopo la seconda, il gatto riusciva ad appoggiare e quindi flettere l’arto. I trattamenti sono stati interrotti perché la causa della contrattura, che si stava comunque risolvendo, era la sporgenza nel muscolo di un moncone del femore non saldatosi. Quindi era inutile continuare le terapie se non veniva risolta la causa scatenante la contrattura.

Necrosi asettica della testa del femore

Un soggetto meticcio di pinscher di 8 mesi di età è stato sottoposto a trattamenti Tecar® e underwater treadmill per migliorare il quadro clinico e preparare l’arto atrofico e molto dolorante all’intervento.

Il soggetto alla prima visita mostrava notevole atrofia dell’arto interessato, dolore alla manipolazione, zoppia e riluttanza a saltare, rotazione esterna dell’arto durante l’appoggio. Alla quarta seduta di Tecar® e underwater treadmill il soggetto aveva una dolorabilità alla manipolazione quasi assente e aveva iniziato a saltare sopra al letto, che, a detta dei proprietari prima non avveniva. Alla decima seduta il soggetto presentava i diametri delle cosce uguali, rotazione dell’arto durante l’appoggio appena percepibile, assenza di dolore e maggiore vivacità.

Questi sono solo alcuni campi di applicazione della Tecar®, per comprendere quali situazioni possono essere di pertinenza, basta risalire al meccanismo d’azione di questo elettromedicale e agli effetti che provoca nell’organismo, cioè:

–         aumento del microcircolo

–         vasodilatazione

–         aumento di temperatura

il tutto meglio descritto nell’articolo Tecar®: Meccanismo di azione .

Dott.ssa Valentina Taccini – Fisioterapia Veterinaria Pisa

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Pastore tedesco con displasia dell'anca

Approccio fisioterapico alla displasia dell’anca del cane – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

Pastore tedesco con displasia dell'ancaLa displasia dell’anca è una patologia che si riscontra prevalentemente in alcune razze come: Pastore Tedesco, Bulldog inglese, Rottweiler, Boxer, Labrador, San Bernardo,


Bovaro del Bernese, Terranova, Dogue de Bordeaux, Golden Retrievier, ecc.

In genere i cani colpiti da displasia dell’anca vengono tolti dalla riproduzione per evitare la propagazione del difetto.

Perchè la displasia dell’anca del cane è così invalidante? La causa principale è l’artrosi che si viene a creare a livello dell’articolazione coxo-femorale a causa dell’incongruenza articolare tra la testa del femore e l’acetabolo che la accoglie. In pratica, il “gioco” articolare che si viene a creare causa uno sfregamento tra le 2 porzioni ossee che causa l’insorgenza dapprima di artrite che cronicizza successivamente nell’artrosi.

I segni clinici della displasia dell’anca del cane sono la corsa a coniglio, la posizione dei garretti “chiusi”, riduzione o scarso sviluppo delle masse muscolari dei posteriori, lassità legamentosa, contrattura dei muscoli adduttori, difficoltà a salire le scale, stanchezza precoce, dolore all’estensione posteriore dell’anca o laterale, difficoltà a sollevarsi.

La displasia dell’anca è causa di osteoartrite a carico di tale articolazione e quindi di dolore.

La displasia dell’anca del cane può essere affrontata chirurgicamente o con approccio conservativo, in entrambi i casi lo scopo è quello di ridurre la graduale degenerazione della cartilagine articolare e le alterazioni anatomiche che si vengono a creare nel tempo (assottigliamento della testa del femore, erosione dell’acetabolo, ecc.) e i sintomi clinici.

Il tipo di approccio da scegliere viene valutato in base all’età del soggetto, al suo uso, al tipo di carattere.

Nel caso i segni clinici siano lievi si consiglia di tentare dapprima con l’approccio conservativo, che può portare a risultati soddisfacenti nel tempo.
I soggetti giovani con lassità legamentosa e dolore articolare possono essere sottoposti a fisioterapia per incrementare la massa muscolare e allo stesso tempo favorire la fibrosi periarticolare per stabilizare l’articolazione.
Nei cani adulti l’obiettivo terapeutico è contrastare il dolore causato dall’artrosi.

L’approccio conservativo consiste di:

Fisioterapia: tra i vari ausili a disposizione, si rivela particolarmente utile la Tecarterapia, poichè contrasta il dolore, sia in fase acuta che cronica, infatti svolge attività antinfiammatoria e analgesica, consentendo in questo modo la riduzione o l’eliminazione della somministrazione di farmaci. La Tecar viene usata anche per sciogliere eventuali contratture che si vengono a formare, per stimolare i muscoli atrofici e per nutrire la cartilagine articolare, di conseguenza diminuiscono i segni di zoppia.

Altro ausilio molto importante è l’underwater treadmill o tapis roulant in acqua, che consente di potenziare la muscolatura del posteriore, riducendo in questo modo il “gioco articolare”, alleviando il peso dalle articolazioni e riducendo il progredire della degenerazione articolare.

L’abbinamento di queste due terapie consente, in moltissimi casi, di migliorare la qualità di vita del paziente e di ridurre la necessità dell’intervento chirurgico.

Notevoli risultati si ottengono anche con l’agopuntura e gli impianti in oro.

Infine, le applicazioni peri o intrarticolari di ossigeno-ozonoterapia aiutano a ridurre il dolore e l’infiammazione, senza effetti collaterali.

Il proprietario deve fare svolgere al proprio cane un’attività fisica controllata, le passeggiate devono essere al guinzaglio,  brevi in fase acuta, gradualmente più lunghe. L’attività fisica, seppur controllata, è necessaria per mantenere il movimento articolare, che a sua volta consente alla cartilagine di ricevere nutrimento, rinforzare i muscoli ed i legamenti e di conseguenza aumentare la stabilità dell’articolazione.

Dieta: talvolta la semplice riduzione del peso può essere sufficiente per controllare i segni clinici di grado leggero della displasia dell’anca del cane.

Farmaci: i farmaci più usati sono gli antinfiammatori non steroidei (FANS), per ridurre il dolore e quindi la zoppia. In genere vengono somministrati ciclicamente, anche a vita, talvolta si arriva all’uso di cortisonici.
Gli integratori alimentari, possono essere di aiuto nella gestione della displasia dell’anca del cane, i più usati sono: glucosamina, condrotin-solfato, acidi grassi essenziali.

L’approccio chirurgico può essere svolto in 3 procedure diverse:

Preventiva: nei pazienti giovani si procede con la sinfisiodesi pubica e triplice osteotomia pelvica. L’anca viene rimodellata e viene rispristinata la congruenza articolare tra testa del femore ed acetabolo, in modo da arrestare la progressione della degenerazione articolare.

Palliativa: i pazienti in cui non viene fatta diagnosi precoce di displasia dell’anca come nel caso precedente vengono sottoposti ad artroplastica del bordo acetabolare dorsale e denervazione della capsula articolare. Questo tipo di intervento riduce la sintomatologia clinica, quindi il dolore e la zoppia, senza garantire però l’avanzare dell’artrosi dell’articolazione.

Procedura di salvataggio: in caso di cani anziani o giovani in cui la morfologia dell’articolazione è stravolta e la deambulazione molto difficoltosa si procede a protesi totale d’anca e ostectomia della testa e del collo del femore.

La fisioterapia anche in seguito all’approccio chirurgico è fortemente consigliata per il recupero motorio nel più breve tempo possibile.

Dott.ssa Valentina Taccini

Toscana: Fisioterapia Veterinaria Pisa

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Tecar cane cavallo

Tecar®: alcuni casi clinici – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

Tecar cane cavalloTecar® ha numerose applicazioni grazie alla sua capacità di stimolare tutti gli effetti biologici che consentono l’autoguarigione del corpo.

In alcuni casi Tecar® è curativa della patologia in atto, in altri ha azione antinfiammatoria e antalgica (toglie il dolore)  evitando l’uso di farmaci antinfiammatori e antidolorifici, in alcune situazioni è utile nel mantenimento di uno stato di benessere e nella prevenzione di possibili problematiche.


Nei cani e cavalli sportivi Tecar® si rivela utile nel trattamento dei problemi più frequenti che si riscontrano anche in campo umano atletico, come: distorsioni, stiramenti e strappi muscolari, contratture muscolari, tenosinoviti, tendiniti, ecc.

Le situazioni acute vengono risolte in genere in tempi molto rapidi, si consigliano 3 trattamenti in giorni consecutivi per ridurre l’eventuale edema, dolore e infiammazione, una volta scomparso il quadro acuto si inizia a lavorare sul recupero funzionale usando Tecar® con le tecniche di kinesiterapia (movimenti della parte per rispristinare la normale mobilità e funzionalità). In genere sono sufficienti 4-10 sedute per avere un recupero ottimale.

Le situazioni croniche hanno tempi di risposta variabili in base al tempo di insorgenza della patologia, all’età del paziente, alla gravità del quadro patologico. Una patologia cronica e comune che risulta ottenere benefici dalle applicazioni con Tecar® è la displasia dell’anca, in cui il soggetto può presentare gruppi muscolari atrofici o contratti, artrosi a livello dell’articolazione dell’anca e talvolta anche risentimento a livello del ginocchio. In questi casi, così come nelle artrosi articolari e della colonna, che per definizione sono situazioni croniche e irreversibili, Tecar® non può risolvere il quadro, ma riduce i sintomi in modo evidente già dalle prime 3-4 sedute. Una volta risolto il quadro sintomatologico, si prosegue con trattamenti di mantenimento a periodicità variabile in base alla risposta del paziente, in modo da evitare l’uso di farmaci.

Tecar® favorisce il microcircolo, quindi può essere usata anche nei quadri edematosi (accumulo di liquidi), nel riassorbimento di ernie, nel post operatorio e post traumatico per ridurre il gonfiore ed il dolore, nelle fistole perianali, nelle piaghe da decubito o nei ritardi di ripazione delle ferite cutanee. Stimola inoltre la formazione di callo osseo dopo fratture ed ha il vantaggio che può essere applicata fin da subito ed in presenza di qualsiasi mezzo di osteosintesi, in quanto agisce esclusivamente sui tessuti biologici del corpo.

Per sapere se il vostro amico a quattro zampe ha una patologia che può essere trattata con Tecar®, potete chiedere maggiori informazioni tramite l’area contatti.

Dott.ssa Valentina Taccini

Fisioterapia Veterinaria Pisa

www.fisioterapiaveterinariapisa.it

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Logo Tecar

Tecar: Protocollo di trattamento – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

Logo TecarIl trattamento Tecar®, a differenza degli altri elettromedicali è operatore-dipendente. Il terapista deve:

1-   Definire l’obiettivo terapeutico

2-   Identificare la sua priorità (riduzione dell’edema, del dolore o agire sulla funzionalità della parte)

3-   Determinare il protocollo operativo


Nel definire il protocollo operativo, il terapista deve stabilire la sua priorità e cosa vuole ottenere alla fine del trattamento e nel breve-medio periodo.

Tecar® stimola gli elettroliti (Na, Ca, K, P, Mn, ecc), la parte più piccola del nostro organismo, sfrutta un segnale di radiofrequenza bassissimo ed il principio del condensatore. La piastra sta fissa sul paziente, il manipolo viene mosso dall’operatore, tutto ciò che vi sta in mezzo ed è tessuto biologico è influenzato da Tecar® (quindi non agisce sui mezzi di osteosintesi).

Il trattamento Tecar ® prevede 3 fasi:

1-   Parte manuale detta RESET BODY

2-   Tecnologia (applicazione)

3-   Parte finale

Reset Body

Nell’organismo sono presenti tensioni muscolari, rigidità osteo-articolari, cattiva circolazione periferica, intossicazione o impurità cutanea.  Questi sono ostacoli che diminuiscono l’efficacia del trattamento, per cui la loro rimozione ne accelera il risultato.

Il Reset Body prevede l’applicazione di Quintessenze in punti particolari del corpo, in base alle necessità e alla problematica del paziente.

Le Quintessenze usate con Tecar® sono 4:

1-   Rilassante

2-   Linfoarticolare

3-   Termoattivante

4-   Tonificante

Le prime 3 si applicano prima del trattamento, l’ultima dopo, per risvegliare e tonificare.

In genere la Rilassante si applica sui muscoli irrigiditi e sul plesso solare, la Linfoarticolare sulle articolazioni (spalla, gomito, polso e anca, ginocchio, caviglia, anche sui reni ), la Termoattivante nelle zone fredde (piedi, mani in caso dell’uomo e altre parti fredde).

Nel Reset Body posso aggiungere un breve massaggio di preparazione e di mobilitazione articolare (se necessari).

Trattamento vero e proprio

Il trattamento vero e proprio consiste nell’uso dei manipoli capacitivo/resistivo.

Col sistema Capacitivo le cariche agiscono sui tessuti superficiali, molli, idratatati.

Col sistema Resistivo le cariche si concentrano nel tessuto più resistente interposto tra manipolo e piastra ed agisce su tessuti profondi, duri, poco idratati.

Il risultato terapeutico dipende dall’operatore, dalla pressione esercitata, dalla dimensione, dal tempo, dalla tensione.

Il trattamento manuale è riconducibile al trattamento con Tecar®:

Il microcircolo può essere stimolato con lo sfioramento

La vasodilatazione con la frizione

L’aumento di temperatura con l’impastamento

Quindi con una mano l’operatore tiene il manipolo e con l’altra esegue la manualità corrispondente.

I trattamenti che possono essere svolti con Tecar® sono 3:

1- Antinfiammatorio antalgico localizzato – durata circa 20’

2- Curativo – durata circa 35-40’

3- Preventivo e di mantenimento – durata 50/60’

Parte finale

La parte finale consiste nella rimozione della crema conduttrice, nell’applicazione della Quintessenza Tonificante per restituire tono e vitalità e nell’eventuale manualità finale.

Dott.ssa Valentina Taccini – Fisioterapia Veterinaria Pisa

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Tecar hcr 701

Tecar: Meccanismo d’Azione – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

Tecar hcr 701Tecar ® provoca nell’organismo 3 reazioni:

1-   Microcircolo

2-   Vasodilatazione

3-   Aumento della temperatura

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Tecnica dei Trigger Point – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

La teoria dei trigger points risale al lontano 1954. La “trigger point technique” è una procedura chiropratica che letteralmente significa punti grilletto o di rilascio, è una terapia manipolativa che aiuta notevolmente nel trattamento delle lesioni muscolari. Lo scopo di questa manipolazione digitale è rompere i tessuti cicatriziali che si sono formati tra le fibre di un muscolo.

I “trigger points” (punti grilletto) sono un disturbo piuttosto frequente e colpiscono sia l’uomo che gli animali. Sono stati chiamati anche reumatismo muscolare, miofascite, stiramento muscolare.


La definizione più accreditata e più attuale, coniata da Travell e Simons, è dolore miofasciale: in tutti i casi, si manifesta un dolore profondo e circoscritto in corrispondenza di una contrattura muscolare localizzata, che peggiora alla compressione del muscolo con un dito. In alcuni casi è presente del tessuto cicatriziale in punti in cui non dovrebbe esserci. Il tessuto cicatriziale nel muscolo si forma in questo modo: quando un muscolo resta contratto, tende a gonfiarsi, e questo impedisce all’ossigeno di raggiungere i muscoli ed i tessuti connettivi. Questa condizione si chiama “ipossia”, e può anch’essa causare la formazione di tessuto cicatriziale, che può aderire alle fibre muscolari e impedire loro di scivolare avanti e indietro efficientemente. Il tessuto cicatriziale può aderire anche ai tessuti connettivi, limitando la flessibilità di un muscolo o di un’articolazione ed anche alle cellule nervose, provocando una serie di disturbi, come dolori di schiena cronici.

La cura del dolore miofasciale attraverso il blocco o la “disattivazione” dei “trigger points” è uno degli aspetti più frequenti nella pratica quotidiana dei Chiropratici. Con le dita, il Chiropratico esercita pressione sul punto dolente per almeno 30 secondi, per rompere il ciclo neurologico di contrazione del muscolo. Il paziente a volte deve sopportare un po’ di dolore, mentre il Chiropratico lo “manipola”, ma la percentuale dei successi, con questa tecnica, è molto alta. Anche la terapia fisica (massaggi ed esercizi di allungamento), farmaci analgesici non steroidei, lo “stretch and spray” (stiramento del muscolo e applicazione di spray refrigerante) e lo “stretch and inject” (stiramento e iniezione dei “trigger points” con anestetici locali) possono essere di aiuto. I trigger possono essere risolti anche con la Tecar: tramite l’elettrodo resistivo si raggiunge il picco termico sul trigger, si tratta poi la parte muscolare circostante col capacitivo termico. Qualunque sia la tecnica usata, il risultato migliore e più duraturo si ottiene quando si ha la rottura dei “trigger points”.

La terapia dei “trigger points” è una variante della manipolazione miofasciale, una procedura che contempla la rottura dei tessuti cicatriziali formatisi nei muscoli e nei tessuti connettivi. Al paziente vengono fatti svolgere una serie di movimenti mentre il terapista gli preme il pollice contro il muscolo. Il chiropratico distingue nettamente tra i vari tipi di muscoli (perfino i più piccoli) e i vari tipi di azioni eseguite dai muscoli.
La percentuale di successi, dopo le prime sei sedute, si aggira intorno all’85-90% e, a volte, è sufficiente un minor numero di trattamenti.
Dott.ssa Valentina Taccini – Fisioterapia Veterinaria Pisa