Omeopatia e Fitoterapia Veterinaria

Omeopatia animale

L’omeopatia, dal greco “omòios” (simile) e “pathòs” (sofferenza), è un metodo di cura che utilizza medicinali a dosi estremamente diluite o infinitesimali basandosi sull’applicazione del principio di similitudine.

I principi dell’omeopatia risalgono alla fine del 1700, a Samuel Hahnemann. Hahnemann si dedicò allo sviluppo di una medicina meno aggressiva rispetto ai salassi ed ai veleni usati a quel tempo. Il principio di similitudine era conosciuto fin dai tempi di Ippocrate, Hahnemann aggiunse a questo il concetto della visione globale dell’organismo ammalato ed il concetto della dinamizzazione. Questa è il procedimento che prevede scuotimenti di intensità e durata predeterminati, che avviene nella preparazione di tutti i rimedi omeopatici, durante il processo di diluizione. La dinamizzazione è fondamentale per l’efficacia del farmaco, poiché induce nuovi legami fisici, chimici e/o elettromagnetici capaci di assicurare al prodotto la persistenza di un effetto terapeutico anche a diluizioni infinitesimali.

Come medico, Hahnemann ebbe vita difficile per i successivi 15 anni, riuscì tuttavia a compiere vari esperimenti chimici e pubblicarne i risultati in vari articoli che ebbero una certa diffusione.

Secondo la filosofia omeopatica, ogni individuo possiede un’Energia, una Forza Vitale o risposta di autoguarigione. Quando l’organismo è sano significa che è in uno stato di equilibrio, quando si ammala, questo equilibrio è turbato. La malattia è quindi un cambiamento di stato, un’alterazione dell’equilibrio dell’organismo nella sua interezza, che si manifesta nella disfunzione dei suoi processi vitali. L’omeopatia stimola i processi ed i meccanismi di difesa dell’organismo per prevenire o curare le malattie.

Il Decreto Legislativo 24 aprile 2006, n. 219 definisce il ”Medicinale omeopatico: ogni medicinale ottenuto a partire da sostanze denominate materiali di partenza per preparazioni omeopatiche o ceppi omeopatici, secondo un processo di produzione omeopatico descritto dalla farmacopea europea o, in assenza di tale descrizione, dalle farmacopee utilizzate ufficialmente negli Stati membri della Comunità Europea; un medicinale omeopatico può contenere più sostanze”.

Il trattamento omeopatico si basa sulla somministrazione di dosi estremamente diluite di sostanze che in soggetti sani, in dosi ponderali o tossiche, produrrebbero sintomi simili di malattia. Questo concetto è il principio che il simile cura il simile. Questo principio presuppone che tutti i medicinali utilizzati in omeopatia siano prima studiati raccogliendo gli elementi che emergono nel corso della loro sperimentazione sull’individuo sano (patogenesi del rimedio o sperimentazione patogenetica), dalle eventuali conoscenze tossicologiche e dal loro impiego terapeutico. Secondo il principio di similitudine, ogni sostanza biologicamente attiva (farmaco o rimedio) produce sintomi caratteristici in organismi sani che possono essere perturbati da tale sostanza; ogni organismo malato esprime una serie di sintomi caratteristici che sono tipici dell’alterazione patologica di quel particolare soggetto; la guarigione di un organismo malato, caratterizzata dalla progressiva scomparsa di tutti i sintomi, può essere ottenuta mediante somministrazione mirata del farmaco che produce un quadro sintomatologico simile negli organismi sani.

Gli altri principi dell’omeopatia sono:

  • Il Principio del rimedio unico
  • Il Principio della dose minima
  • La Legge della direzione della terapia (Legge di Hering)
  • Il Principio della soppressione (inibizione patologica)
  • La Teoria delle malattie croniche
  • Il Principio del monismo (vitalismo).

Fitoterapia animale

Fitoterapia deriva dalla parola greca phytòn che significa pianta. La fitoterapia è la cura delle patologie con principi attivi estratti dalle piante. I rimedi fitoterapici vengono considerati come farmaci, con la differenza che hanno un’origine naturale e non chimica. Nei fitoterapici le sostanze naturali con attività terapeutica sono ben presenti, almeno nell’ordine dei milligrammi e questi rimedi, a differenza dell’omeopatia, non vengono diluiti nè dinamizzati.

Tra le piante officinali più note troviamo il Ginkgo Biloba, le Echinacee, il Ginseng, la Boswellia, la Garcinia e la Bardana.

La fitoterapia usata dal naturopata, utilizza i fitoterapici non come farmaci, ma come preparati naturali atti ad armonizzare funzioni e apparati del corpo e ad enfatizzare le innate potenzialità di autoguarigione, in chiave autenticamente olistica.

La fitoterapia naturopatica differisce da quella  medica perché è poco interessata agli specifici principi attivi estratti dalle erbe, mentre invece valorizza la pianta intera ed il concetto di fitocomplesso. I rimedi naturali sono sottoforma di tinture, estratti liquidi e secchi, succhi, tisane, gocce, pastiglie, capsule o polveri. Le tinture e gli estratti liquidi si ottengono dalla pianta essiccata, le polveri dalla triturazione della stessa pianta essiccata. Le tisane hanno effetto modesto per la scarsa quantità di fitocomplesso. I succhi si ottengono dalla pianta fresca frammentata e pressata meccanicamente, così come la tintura madre ed il macerato glicerinato, a cui vengono aggiunti alcol etilico o glicerina nella macerazione della pianta fresca.

I rimedi naturali fitoterapici possono avere effetti collaterali, controindicazioni (anche se contenuti) ed interagire con altri farmaci, per cui vanno usati con una certa cautela e dietro prescrizione del terapeuta.

Le erbe medicinali vengono usate anche negli animali ed esistono già numerose prove scientifiche della loro efficacia. Negli animali sani vengono impiegate quelle che hanno un effetto nutraceutico; negli ammalati si utilizzano piante e dosaggi ad azione specifica sul tipo di patologia presente.

Tra i numerosi vantaggi che presentano i fitoterapici, abbiamo:

  • le scarse controindicazioni
  • la bassa tossicità
  • l’assenza di induzione di fenomeni di resistenza batterica
  • la possibilità di conoscere la concentrazione in alcuni loro principi attivi e quindi di poterli dosare adeguatamente.

Hanno come svantaggio un gusto ed un odore poco graditi ai carnivori ed una efficacia spesso inferiore a quella dei farmaci moderni.

In base alle attuali conoscenze, il loro principale impiego è come nutraceutici e come curativi o adiuvanti la cura di alcune malattie.

Si assisterà, in futuro, ad un ampliamento della gamma dei loro impieghi.