Archivi tag: fisioterapia veterinaria pisa

Caso di gatto trattato con Fiori di Bach

Micio è un gattino di 2 anni molto agitato e dispettoso. Gli piace fare gli agguati ai suoi proprietari, Francesca e Alessio, graffiando le loro gambe, gli piace occupare il posto del letto di Alessio quando lui non c’è e quindi può stare vicino a Francesca e svegliarla aggressivamente. Quando gli viene dato un bocconcino delizioso lo afferra con velocità quasi prendendoti le dita, quando non ti conosce ed entri in casa sua, ti annusa e si strofina a te, ma stai molto attento a come ti muovi perchè potresti irritarlo e prenderti dei bei graffi. Francesca è stufa di avere continuamente ferite ovunque e di non poter gestire il suo bellissimo gattino come vorrebbe, quindi ha deciso di provare a trattarlo con i Fiori di Bach.

I Fiori che ho scelto per lui sono: Mimulus, Vine e Impatients.

Willy: riabilitazione del legamento crociato del cane – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

Willy è un labrador di 6 anni operato al legamento crociato. Dopo 7 mesi dall’intervento manifesta ancora segni di zoppia al posteriore sinistro ed il veterinario chirurgo consiglia la fisioterapia per ottimizzare il recupero.
Willly è stato sottoposto finora a 7 sedute di fisioterapia, comprendenti:
– 7 sedute di idroterapia in underwater treadmill
– 7 sedute di Tecarterapia
– 5 infiltrazioni di ozonoterapia sulla schiena per la presenza di dolorabilità
– 2 trattamenti di chiropratica

In questo video, si nota un minor trascinamento dell’arto e maggior stabilità, inoltre il proprietario riferisce maggiore sicurezza sull’arto sinistro quando il cane alza la gamba destra per far pipì, quando atterra dai salti e minor ondeggiamento della schiena. Pe run recupero ottimale sono necessarie almeno altre 5-6 sedute.

 

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Dott.ssa Valentina Taccini

Fisioterapia Veterinaria Pisa

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Ernia del disco lombare del cane: riabilitazione con terapie alternative

Oliver è un bassotto che ha iniziato a manifestare i sintomi dell’ernia discale, con paralisi degli arti posteriori e perdita della sensibilità. La proprietaria si è trovata a dover scegliere tra effettuare l’intervento chirurgico e le terapie alternative e dopo 2 settimane dall’inizio dei sintomi, ha optato per la seconda possibilità.

Oliver è stato sottoposto a 2 sedute di chiropratica, agopuntura e ozonoterapia e ha iniziato a scodinzolare, a camminare trascinando sempre una zampina e ha recuperato la sensibilità. Dopo altre 2 sedute in cui Oliver è stato sottoposto anche a idroterapia, il ciclo si è concluso ed Oliver è tornato a camminare normalmente.

GUARDA IL VIDEO

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Dott.ssa Valentina Taccini

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Cenni di Omotossicologia

Gatto trattato con omotossicologiaTratto da Ordinatio Antiomotoxica et Materia Medica – ( Biologische Heilmittel Heel Gmbh Baden-Baden )

L’Omeopatia antiomotossica o Omotossicologia è basata sullo studio dei fattori tossici per l’uomo e identifica nelle “omotossine “ la causa cui ricondurre etiologicamente tutte le malattie. Qualunque organismo è continuamente attraversato da un’ enorme quantità di tossine esogene (batteri, virus, tossine alimentari, fattori di inquinamento ambientale, molecole farmacologiche di sintesi, ecc. ) ed endogene ( prodotti intermedi dei diversi metabolismi, cataboliti finali, ecc. )

Secondo l’insegnamento del padre dell’ Omotossicologia, il Prof. H.H. Reckeweg ( 1905-1985 ) “ tutti quei processi, quadri clinici e manifestazioni che noi chiamiamo malattie sono espressione della lotta dell’organismo contro tossine per renderle innocue e poi espellerle; ovvero sono l’espressione della lotta che l’organismo compie per compensare i danni provocati irreversibilmente dalle tossine”.  A seconda dell’entità dell’aggressione e dell’integrità del sistema difensivo autologo, l’organismo manifesta quadri ciclici differenti che H.H. Reckeweg classificò in 6 fasi, creando la Tavola delle Omotossicosi o Tavola delle 6 Fasi. Ogni fase rappresenta l’espressione delle diverse capacità reattive  ( infiammatorie ) dell’organismo, l’espressione di altrettanti tipi di equilibri di flusso raggiunti dall’organismo per conservare la propria omeostasi ristretta.

  • 2 sono le Fasi Umorali che rappresentano situazioni patologiche in cui la prognosi è favorevole, in quanto espressioni di una buona reattività. Si distinguono:
    • la Fase di escrezione: le tossine non arrivano neanche in contatto con le cellule epiteliali delle mucose, ma vengono inglobate ed espulse con le secrezioni fisiologiche;
    • la Fase di reazione (o di Infiammazione): grazie al processo dell’infiammazione, l’organismo neutralizza prima, ed espelle poi, le tossine entrate nel sistema di flusso.
  • 2 sono le Fasi della Sostanza Fondamentale che rappresentano situazioni patologiche in cui il carico omotossinico è localizzato, dapprima, a livello della matrice e poi a livello cellulare. Si distinguono:
    • la Fase di deposito: in questo stadio di malattia l’organismo, nell’intento di mantenere inalterato il suo equilibrio, accantona a livello connettivale quelle tossine che gli emuntori non sono riusciti ad espellere, e che la successiva, compensatoria, fase di reazione non è riuscita a neutralizzare;
    • la Fase di impregnazione: a partire da questa fase le tossine sono localizzabili non più a livello del mesenchima ma del parenchima; infatti esse vengono canalizzate a livello organico verso un “locus minoris resistentiae” espressione di una meiopragia costituzionale o iatrogenica. Inglobate a questo livello, in parenchimi nobili, iniziano a destrutturare la cellula attaccando per primi i suoi meccanismi enzimatici.
  • 2 sono le Fasi Cellulari che rappresentano situazioni patologiche in cui la prognosi non è più favorevole, in quanto espressioni della scarsa reattività tipica di una alterazione lesionale. Si distinguono:
    • la Fase di degenerazione: il perdurare dell’accumulo di tossine di impregnazione determina, dopo il parziale blocco enzimatico, il danno dell’organulo intracellulare, e la conseguente degenerazione dei tessuti;
    • la Fase di dedifferenziazione: la stimolazione infiammatoria cronica della cellula può determinare la sua sdifferenziazione in cellule anomale che, anche per il contemporaneo indebolimento-sovvertimento delle difese organiche, possono prendere il sopravvento sull’intero organismo.

Le fasi patologiche sono classificate secondo la loro rilevanza biologica, dove la prognosi diventa sempre più sfavorevole, quanto più a destra e/o più in basso è localizzata la singola manifestazione morbosa sulla tavola.

Obiettivo dell’omotossicologica è disintossicare l’organismo ed eventualmente riparare i danni causati dalle tossine attraverso i farmaci omotossicologici, cioè sostanze chimiche in diluizione omeopatica opportuna per poter innescare l’inversione dell’effetto che, intervenendo nelle reazioni enzimatiche (su cui agiscono da induttori), e sul sistema immunitario, possono attivare “sistemi difensivi” ancora in riserva. Queste sostanze indurrebbero, secondo gli omotossicologi, in quanto simili alla noxa causale, un meccanismo di difesa aggiuntivo contro le noxae già presenti (malattia).Immunologicamente, si ritiene che il meccanismo d’azione del rimedio omotossicologico sia interpretabile nel senso di un incremento della risposta cellulo-mediata. Nella rete complessa del sistema immunitario, il “ventaglio” anticorpale, si potrebbe così allargare allo scopo di attaccare e neutralizzare antigeni non solo identici, ma anche somiglianti all’originale. La sostanza terapeutica, in quanto diluita (cioè omeopatizzata) verrebbe immediatamente neutralizzata e tutto il nuovo apparato difensivo può rivolgersi contro la tossina causale.

Fondando la casa Heel nel 1936 , H.H.Reckeweg ai rimedi omeopatici classici, ha affiancato una serie di nuovi rimedi che rappresentano l’attualizzazione omeopatica dell’immunologia e della biochimica.                                                                     L’omotossicologia col suo ampio ventaglio farmacologico, offre una duplice possibilità di intervento terapeutico attraverso :

– RIMEDI SINGOLI ( INJEEL ) Sono rimedi unitari preparati miscelando diverse diluizioni del rimedio in questione. Nella fiala sono presenti in diluizioni di diverso grado.

– PREPARATI COMPOSTI ( COMPOSTI SEMPLICI – HOMACCORD – COMPOSTUM  ) Questi preparati per la loro unicità di struttura omeofarmacologica che li rende un qualcosa di diverso dalla semplice associazione, seppur sinergica di più componenti, vengono utilizzati a seconda dell’inquadramento della patologia nella tavola delle Omotossicosi, ed essi stessi possono essere inquadrati nella tavola, rappresentando una vera e propria unità terapeutica specifica per la patologia e per lo stadio della patologia.

Dott.ssa Francesca Carbone

cell. 340.9158850

E-mail: carbone.francesca@ymail.com

Ozonoterapia cavallo

Trattamento del dolore lombare dei cavalli da sella con ozonoterapia

A. VIGLIANI, E. BONIPERTI, E. SCUDO

Veterinary Surgeons

 

SINTESI – Il “mal di schiena” è comune nei cavalli, in particolare purosangue e cavalli da equitazione. Molte lesioni dei tessuti molli e delle ossa sono correlati al “mal di schiena”. La diagnosi si basa sull’esame clinico, eventualmente confermata dalla radiografia e dalla scintigrafia quando disponibile. Attualmente il trattamento più comune sono le iniezioni locali di steroidi o somministrazione sistemica di steroidi o Fans. E’ stato svolto uno studio con 30 cavalli da equitazione trattati con infiltrazioni locali di O2-O3 somministrati in due sessioni a dieci giorni di distanza. Nonostante il numero ristretto di casi trattati, i risultati positivi dimostrano che la terapia O2-O3 può essere considerato una valida alternativa ai protocolli di gestione dei farmaci usuali.

Introduzione
Il “mal di schiena ” è un problema comune nei cavalli di qualsiasi disciplina equestre, in particolare nei purosangue, che il più delle volte presentano problemi a livello della colonna vertebrale toraco-lombare ( Jeffcott 1980). I disturbi correlati al “mal di schiena” possono essere suddivisi in due gruppi: quelli che interessano i tessuti molli o associati a problemi vertebrali. I disturbi dei tessuti molli includono lesioni a muscoli e legamenti, contratture, la patologia del disco intervertebrale e le lesioni cutanee nella zona della sella. I disturbi vertebrali includono la spondilosi ossificante deformante, la kissing spine, l’artrosi dei processi comuni, archi neurali e corpi vertebrali.
In particolare, le lesioni ai processi spinosi sono visualizzati radiograficamente come un restringimento dello spazio intervertebrale, erosione dei margini craniale e caudale e aree di sclerosi alternata con radiolucenze simili a cisti.
La diagnosi è basata inizialmente su esame clinico con misurazione del dolore in sede di applicazione di pressione a livello paravertebrale e interspinoso, e dall’anamnesi: tentativi di evitare di essere cavalcato, perdita di propulsione, di potenza e disturbi dell’andatura. Strumentalmente , la diagnosi è confermata da rx latero-laterali e scintigrafia quando disponibile.
In caso di lesioni ai processi articolari, agli archi neurali o ai corpi vertebrali, la diagnosi deve essere confermata radiologicamente o con scintigrafia, a maggior ragione.

L’attuale trattamento per il ” mal di schiena ” è l’iniezione locale di steroidi o la somministrazione sistemica di steroidi o farmaci anti- infiammatori non steroidei, che possono avere gravi effetti collaterali e non riescono a garantire risultati a lungo termine.

Materiali e Metodi
Abbiamo intrapreso uno studio di due anni su 30 cavalli (24 purosangue, cinque cavalli da trotto, uno da concorso), in allenamento e di età compresa tra i tre e 12 anni.

I seguenti parametri sono stati scelti per la valutazione
del mal di schiena :
– Dolore toracico e/o contrattura muscolare
– Dolore tra i processi spinosi
– Dolore lombare e/o contrattura muscolare
– Variazione della curvatura della colonna vertebrale
– Groppa asimmetrica
– Dolore ai legamenti sacro-iliaci
– Disturbi di andatura
– Perdita di spinta/impulso,
– “Il cavallo si abbassa quando il cavaliere sale”.

Dopo l’esame clinico, in presenza di dolore interspinoso a livello toracico, è stata eseguita una radiografia per escludere la presenza di kissing spine, prima di procedere alle infiltrazioni
della miscela di O2 -O3 tra i processi spinosi. Se il dolore era limitato ai muscoli, sono state fatte direttamente infiltrazioni paravertebrali, mentre in caso di sospetto o diagnosi di artrosi a livello delle faccette articolari lombari, l’infiltrazione è stata condotta ad un livello più profondo paravertebrale periarticolare .
E’ stato usato un apparecchio OZOLINE modello E 80 dotato di fotometro digitale per la visualizzazione in tempo reale di concentrazione di O2 -O3 erogata. Alcuni cavalli sono stati sottoposti a lieve sedazione (10 mg di detomidina) prima del trattamento per renderli più gestibili, anche se nella maggior parte era sufficiente un mezzo di contenzione come il torcinaso.
Sono state svolte 2 sessioni di trattamento in dieci giorni seguito dal follow-up clinico per dieci giorni successivi. Il trattamento paravertebrale consisteva in una somministrazione di 15 ml miscela di gas di O2 -O3 in concentrazione di 30 mg/ml con un ago da 20 G lunghezza 40 mm, iniettato bilateralmente nel muscolo a circa 4cm dalla apofisi spinosa, in tutta l’area del dolore

Nella patologia del processo interspinoso abbiamo somministrato 15 ml di O2 -O3 ad una concentrazione di 30 mg/ml con un ago G 20, lungo 90 millimetri iniettato tra i processi spinosi. Nessun farmaci antinfiammatorio è sono usato nel periodo di trattamento.

Risultati
Dei 30 cavalli esaminati, 25 hanno presentato dolore toracico e contratture, ma dopo il primo trattamento 11 animali avevano una remissione dei sintomi, mentre solo 7 cavalli avevano ancora dolore dopo la seconda infiltrazione.
Il dolore toracico interspinoso era meno comune (8 cavalli) e dopo una sessione di trattamento, 2 animali avevano remissione dei sintomi.
Quasi tutti i cavalli (27) avevano dolore e contrattura nella regione lombare. Dopo la prima infiltrazione solo 6 avevano ancora dolore e dopo la seconda sessione soltanto 2 cavalli si sono dimostrati refrattari al trattamento.
4 cavalli su 30 hanno mostrato anche un cambiamento di curvatura della colonna lombare e sono stati trattati con infiltrazione paravertebrale profonda a livello delle faccette articolari. Tutti e 4 gli animali avevano una remissione del dolore dopo il primo trattamento anche se la curvatura della colonna vertebrale è rimasta invariata.

Un cavallo con una groppa simmetrica non è riuscito a beneficiare di un trattamento mentre su 6 animali che mostravano dolore ai legamenti sacro-iliaci, in 3 si sono risolti alla prima  infiltrazione, ma in 2 sono rimasti anche alla seconda. Degli 11 cavalli che presentavano disturbi dell’andatura,
solo non è riuscito a migliorare dopo due infiltrazioni. Tutti i cavalli esaminati hanno avuto una perdita di propulsione, ma soltanto 10 dei 25 animali (24 purosangue e un cavallo da concorso) si abbassa quando i loro cavalieri montavano in sella.
Tutti i 30 cavalli esaminati hanno ricevuto iniezione paravertebrale di O2-O3, 6  hanno avuto anche l’infiltrazione interspinosa e 5 solo infiltrazioni periarticolari.

Conclusione
Anche se il nostro gruppo è ristretto, il trattamento O2-O3 a livello interspinoso e paravertebrale i è dimostrato ben tollerato nei disturbi di schiena dei cavalli da sella.
Questi risultati incoraggianti mostrano che la terapia O2-O3 può essere considerata una valida alternativa al protocollo corrente di uso del farmaco.

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References

1 Brina L, Villani PC, L’ecografia nel trattamento dell’ernia discale lombare con infiltrazioni in paravertebrale di ozono, Rivista Italiana di Ossigeno-Ozonoterapia 2: 147-152, 2003.

2 Dammrich K, Randelhoff A,Weber B: Morphological contribution to biomechanics of the equine thoracolumbar spine, and to pathogenesis of the “kissing spines” syndrome, Pferdehilkunde 9: 267-273, 276-281, 1993.

3 Erichsen C, Eksell P et Al: Relationship between scintigraphic and radiographic evaluations of spinous processes in the thoracolumbar spine in riding horses without clinical signs of back problems. Equine Vet J 36: 458-465, 2004.

4 Haussler KK, Stover SM,Willits NH: Pathologic changes in the lumbosacral vertebrae and pelvis in thoroughbred racehorses, Am. J. vet. Res 60: 143-153, 1999.

5 Hendrickson D: The thoracolumbar spine. In: Adams’ Lameness in Horses, 5th edn., Ed:T. Stashak, Lippincott Williams  & Wilkins, Baltimore 2002: 1053-1057.

6 Jeffcott LB: Pelvic lameness in the horse. Eq. Pract 4: 21, 1982.

7 Jeffcott LB: Disorders of the thoracolumbar spine of the horse a survey of 443 cases. Equine vet. J 12: 197-210, 1980.

8 Moretti B, Lanzisera R et Al: Il trattamento con O2-O3 paravertebrale nelle lombalgie meccaniche. Rivista Italiana di Ossigeno-Ozonoterapia 2: 139-146, 2003.

9 Re L: Al Jaziri first UAE Pilot study on the therapeutic potential of oxygen-ozone mixtures. Rivista Italiana di Ossigeno-Ozonoterapia 2: 129-134, 2003.

10 Townsend HG, Leach DH et Al: Relationship between spinal biomechanics and pathological changes in the equine thoracolumbar spine. Equine vet. J 18, 107-112, 1986.

11 Walmsley JP, Pettersson H et Al: Impingement of the dorsal spinous processes in two hundred and fifteen horses: case selection, surgical technique and results. Equine vet. J., 34: 23-28 2002.

 

Dr.ssa Alessandra Vigliani

Via F.lli Zoia 48

20153 Milan, Italy

+39 335 6849353

alessandra.vigliani@libero.it

Riabilitazione dell’ernia discale lombare del cane – Aurelia

Aurelia è un bassotto di 6 anni che è stata operata di ernia lombare, ma dopo 2 settimane dall’intervento non era ancora in grado di camminare quindi è stata inviata a fare fisioterapia presso l’ambulatorio Fisioterapia Veterinaria Pisa. La riabilitazione di questo cane si svolge abbinando la fisioterapia alle medicine complementari, infatti, Aurelia è stata sottoposta ad agopuntura, chiropratica, idroterapia, esercizi propriocettivi e in 2 sedute i risultati sono stati sorprendenti. In questo video la documentazione del miglioramento ottenuto in 2 sedute in 3 giorni. Aurelia continua la fisioterapia per recuperare l’equilibrio e la coordinazione.

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Dott.ssa Valentina Taccini

Fisioterapia Veterinaria Pisa

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Epilessia del cane – Trattamento con agopuntura

L’agopuntura cinese funziona su più fronti, in quanto è una medicina complementare a tutti gli effetti per cui può potenzialmente curare qualsiasi patologia che è trattata con la medicina tradizionale.

Vi riporto il risultato ottenuto nel trattamento dell’epilessia di 2 cani.

Greta e Fabio sono 2 bulldog francesi rispettivamente di 8 e 2 anni, entrambi soffrono di crisi epilettiche dall’età di un anno. La cadenza degli attacchi è sempre stata di 2-3 volte al mese nonostante la terapia con un antiepilettico (gardenale). Da oltre 4 mesi vengono sottoposti ad agopuntura ed è stato eliminato l’uso del farmaco. La cadenza delle sedute è di una volta a settimana.

Dall’inizio dei trattamenti con agopuntura le crisi epilettiche non si sono più manifestate nella femmina, mentre nel maschio se ne sono manifestate 3 in 4 mesi.

 

Dott.ssa Valentina Taccini

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Riabilitazione legamento crociato cane

Riabilitazione per il legamento crociato del cane – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

Riabilitazione legamento crociato cane

Tra le situazioni ortopediche, il cane può presentare la lesione del legamento crociato, che può divenire una situazione invalidante che riduce la capacità di movimento del soggetto.

Il crociato può subire rotture totali, parziali, stiramenti o semplici infiammazioni. L’articolazione del ginocchio è formata dal femore, dalla tibia, dalla rotula, da una serie di cuscinetti ammortizzatori (i menischi) e da legamenti, i cui principali sono il crociato craniale e il caudale.

Quest’ultimi 2 legamenti stabilizzano il ginocchio e la rottura parziale o totale di uno di questi due, da il classico “segno del cassetto”, test diagnostico largamente usato nella clinica diagnostica, in cui la tibia si muove sul femore spostandosi in avanti  o indietro a seconda del legamento interessato (craniale o caudale). Altri segni di lesione sono la zoppia, il tenere l’arto di lato al corpo quando il cane sta seduto. Nel caso il cane non venga trattato adeguatamente con cure veterinarie in seguito a lesione del crociato, può insorgere un’artrosi cronica invalidante. Ulteriori indagini diagnostiche sono le radiografie, la risonanza magnetica o l’artroscopia.

La cause di traumi ai legamenti si riconducono a sforzi eccessivi, corse, movimenti bruschi, svolte improvvise; sono cause predisponenti la razza, il sovrappeso o l’eccessivo allenamento che portano ad affaticamento e predisposizione al trauma.
Quindi controllando la dieta e quindi la forma fisica del vostro cane e facendo riscaldamento, stretching e preparazione atletica graduale, certe lesioni possono essere prevenute.

Le lesioni del legamento crociato del cane possono essere trattate chirurgicamente o con terapie conservative quali antinfiammatori (FANS) o terapie fisiatriche (laser, Tecarterapia, idroterapia, magnetoterapia). In genere se la rottura è totale si consiglia l’intervento chirurgico. In entrambi i casi il riposo è d’obbligo per periodi di tempo variabili da uno a due mesi a seconda del tipo di lesione e di approccio.

La chirurgia può seguire diverse procedure:

– l’intervento cosidetto “extracapsulare” viene svolto in genere in cani di piccola e media taglia, prevede la sostituzione del legamento danneggiato con un filo chirurgico che va a svolgere la funzione del legamento. E’ più economico rispetto ai 2 approcci successivi, ma con possibili recidive. La fisioterapia è necessaria.

– la TPLO (osteotomia del livellamento del piatto tibiale) prevede un rimodellamento dell’articolazione del ginocchio in cui il piatto tibiale viene ruotato e quindi viene modificata l’angolazione, si fissa quindi una placca che mantiene l’osso in posizione. Il ginocchio in questo modo funziona senza un legamento crociato e l’osso guarisce nella nuova posizione. In genere con questo tipo di intervento non si hanno recidive nè bisogno di interventi successivi. La sintomatologia può migliorare quasi da subito ed il cane spesso appoggia subito la zampa a terra, tuttavia è necessario un periodo di riposo ed è consigliabile un ciclo di fisioterapia.

– la TTA (avanzamento della tuberosità tibiale). Anche in questo caso si modifica l’articolazione del ginocchio, infatti la tibia viene tagliata e riposizionata. La scelta tra questi 2 tipi di intervento è a discrezione del chirurgo.

In qualsiasi caso, è necessario un periodo di riposo e si raccomanda la fisioterapia, sia per sfiammare nella fase iniziale, sia per il dolore (Tecarterapia, ozonoterapia, agopuntura) sia per il rinforzo muscolare in un secondo momento (idroterapia.)

La Tecarterapia riduce i segni del post intervento quali l’edema e il dolore e, a differenza della magnetoterapia e degli ultrasuoni, può essere usata anche in presenza di placche metalliche. La Tecar velocizza la guarigione poichè contrasta il dolore e l’infiammazione, riduce l’edema e ripara i tessuti.

La miscela di ossigeno-ozono iniettata intorno all’articolazione operata riduce l’infiammazione.

L’agopuntura, grazie al rilascio di endorfine riduce il dolore e velocizza la guarigione, senza alcuna controindicazione.

Dopo un certo periodo che varia in base al tipo di interveno subito, il cane può essere sottoposto ad idroterapia, mediante il tapis roulant in acqua, esercizio che gli consente di utilizzare il muscolo senza gravare eccessivamente sull’articolazione grazie al peso che viene ridotto dall’acqua.

La fisioterapia del crociato del cane prevede anche l’uso di piccoli ostacoli a passo che consentono la flessione del ginocchio graduale, esercizi propriocettivi tramite le apposite tavolette, manipolazioni articolari quali la chiropratica per restituire alle articolazioni la motilità adeguata.

Affrontare la riabilitazione del crociato del cane con più mezzi, quali le terapie fisicali, manuali e complementari accelera il recupero motorio e previene ricadute.

Dott.ssa Valentina Taccini

Tel 338.7294553

Toscana: Fisioterapia Veterinaria Pisa

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Cane obeso

Obesita’ del cane e gatto – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

Cane obesoUn animale è ritenuto obeso quando ha più di 15% del peso in eccesso, l’obesità è una situazione molto frequente e sempre più affrontata nella routine dal medico veterinario. Gli studi attuali mostrano che l’obesità riduce del 15% la durata di vita degli animali, percentuale quasi doppia rispetto al danno causato dal fumo di sigarette nell’uomo!

Oggi si stima che circa il 40% dei cani e gatti sono in sovrappeso, soprattutto animali che vivono in appartamento.

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Agopuntura cane

Un bel caso di cane con tetraparesi trattato con la medicina cinese

Titty, una cagnolina meticcia di 4 anni è una dei tanti ospiti di cui si occupano i volontari del canile La Fenice di Ponticelli, a Napoli. A settembre 2009 ha avuto una tetraparesi con totale ariflessia centrale e periferica. Nonostante le numerose indagini, inclusa una TAC con contrasto,  l’episodio è rimasto senza diagnosi e il recupero, per quanto parziale, è stato spontaneo. I volontari l’hanno quindi sottoposta a fisioterapia da parte di personale specializzato e la piccola ha ripreso a deambulare.  Nonostante tutti gli apprezzabili sforzi  era rimasta una cagnolina atassica, che cadeva facilmente sui posteriori e tremava ininterrottamente. Inoltre era sottopeso nonostante fosse vorace e ben alimentata, a causa di un’epatopatia cronica. Per tale ragione era in terapia con Denamarin. Questa situazione è rimasta invariata fino al momento in cui a febbraio di quest’anno ho iniziato a frequentare il canile.

Agopuntura cane

Per quanto sia preferibile un approccio integrato, qualunque sia la patologia da affrontare, laddove una diagnostica “occidentale” è assente, la Medicina Tradizionale Cinese, secondo le sue regole diagnostiche, permette comunque di avere un quadro completo e quindi un trattamento ad hoc.

In questo caso la patologia di Titty è perfettamente inquadrabile in una sindrome di vuoto di Yin del Fegato. I suoi polsi di sinistra erano filiformi e decisamente più deboli nelle posizioni corrispondenti a Rene Yin e Fegato. Inoltre la sua lingua era rosso scura e sottile, il suo corpo interamente caldo e il naso sempre asciutto. Quando lo Yin è debole non riesce a radicare lo Yang il quale “fugge” verso l’alto scatenando il Vento Interno. Per la MTC  la maggior parte delle patologie neurologiche sono inquadrabili come Vento Interno. Inoltre Titti, per quanto adorabile con le persone, è una cagnolina che, con i suoi quaranta centimetri scarsi di statura, capeggia tutti i suoi compagni di canile, grandi e piccoli. Questo carattere è tipico dell’elemento Legno, pertinenza del Fegato.

In parecchi studi è stato dimostrato che in soggetti uno squilibrio energetico dell’elemento Legno è spesso accompagnato da un rialzo delle transaminasi e degli altri parametri epatici. Inoltre, ben conosciuta dai praticanti di MTC è la sindrome del “Legno che invade la Terra”, ovverossia un Fegato in squilibrio sovracontrolla la Milza che non è più in grado di garantire un assorbimento adeguato dei nutrienti e da qui la perdita di peso e di tono muscolare.

Titty è uno di quei pazienti che tutti vorrebbero avere. Da buon elemento Legno in equilibrio è molto cooperativa nel farsi fare l’agopuntura ed inoltre è un soggetto molto reattivo. Già dopo la prima seduta era molto più stabile sui posteriori ed alla seconda mi salutava sollevandosi sulle due zampe. Alla quarta seduta sono spariti anche i tremori.

Attualmente Titty riceve sedute di mantenimento per tenere in equilibrio il suo Fegato, ha riacquistato peso e non ha più alcun deficit neurologico. I suoi polsi sono equilibrati nelle tre posizioni, la sua lingua rosa, e solo aspetta di trovare una casa e tanto affetto!

Dott.ssa Giuliana Glassi

Campania – Tel. 3275536982