Archivi categoria: Fisioterapia Veterinaria

La Fisioterapia si rivolge ai soggetti affetti da patologie ortopediche e neurologiche che necessitano di trattamenti riabilitativi per accelerare i processi di guarigione ed il ritorno alla normale attività. Inoltre si rivolge a tutti i soggetti atleti a scopo preventivo e per migliorarne la prestazione sportiva.

Ernia del disco lombare del cane: riabilitazione con terapie alternative

Oliver è un bassotto che ha iniziato a manifestare i sintomi dell’ernia discale, con paralisi degli arti posteriori e perdita della sensibilità. La proprietaria si è trovata a dover scegliere tra effettuare l’intervento chirurgico e le terapie alternative e dopo 2 settimane dall’inizio dei sintomi, ha optato per la seconda possibilità.

Oliver è stato sottoposto a 2 sedute di chiropratica, agopuntura e ozonoterapia e ha iniziato a scodinzolare, a camminare trascinando sempre una zampina e ha recuperato la sensibilità. Dopo altre 2 sedute in cui Oliver è stato sottoposto anche a idroterapia, il ciclo si è concluso ed Oliver è tornato a camminare normalmente.

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Dott.ssa Valentina Taccini

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Riabilitazione legamento crociato cane

Riabilitazione per il legamento crociato del cane – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

Riabilitazione legamento crociato cane

Tra le situazioni ortopediche, il cane può presentare la lesione del legamento crociato, che può divenire una situazione invalidante che riduce la capacità di movimento del soggetto.

Il crociato può subire rotture totali, parziali, stiramenti o semplici infiammazioni. L’articolazione del ginocchio è formata dal femore, dalla tibia, dalla rotula, da una serie di cuscinetti ammortizzatori (i menischi) e da legamenti, i cui principali sono il crociato craniale e il caudale.

Quest’ultimi 2 legamenti stabilizzano il ginocchio e la rottura parziale o totale di uno di questi due, da il classico “segno del cassetto”, test diagnostico largamente usato nella clinica diagnostica, in cui la tibia si muove sul femore spostandosi in avanti  o indietro a seconda del legamento interessato (craniale o caudale). Altri segni di lesione sono la zoppia, il tenere l’arto di lato al corpo quando il cane sta seduto. Nel caso il cane non venga trattato adeguatamente con cure veterinarie in seguito a lesione del crociato, può insorgere un’artrosi cronica invalidante. Ulteriori indagini diagnostiche sono le radiografie, la risonanza magnetica o l’artroscopia.

La cause di traumi ai legamenti si riconducono a sforzi eccessivi, corse, movimenti bruschi, svolte improvvise; sono cause predisponenti la razza, il sovrappeso o l’eccessivo allenamento che portano ad affaticamento e predisposizione al trauma.
Quindi controllando la dieta e quindi la forma fisica del vostro cane e facendo riscaldamento, stretching e preparazione atletica graduale, certe lesioni possono essere prevenute.

Le lesioni del legamento crociato del cane possono essere trattate chirurgicamente o con terapie conservative quali antinfiammatori (FANS) o terapie fisiatriche (laser, Tecarterapia, idroterapia, magnetoterapia). In genere se la rottura è totale si consiglia l’intervento chirurgico. In entrambi i casi il riposo è d’obbligo per periodi di tempo variabili da uno a due mesi a seconda del tipo di lesione e di approccio.

La chirurgia può seguire diverse procedure:

– l’intervento cosidetto “extracapsulare” viene svolto in genere in cani di piccola e media taglia, prevede la sostituzione del legamento danneggiato con un filo chirurgico che va a svolgere la funzione del legamento. E’ più economico rispetto ai 2 approcci successivi, ma con possibili recidive. La fisioterapia è necessaria.

– la TPLO (osteotomia del livellamento del piatto tibiale) prevede un rimodellamento dell’articolazione del ginocchio in cui il piatto tibiale viene ruotato e quindi viene modificata l’angolazione, si fissa quindi una placca che mantiene l’osso in posizione. Il ginocchio in questo modo funziona senza un legamento crociato e l’osso guarisce nella nuova posizione. In genere con questo tipo di intervento non si hanno recidive nè bisogno di interventi successivi. La sintomatologia può migliorare quasi da subito ed il cane spesso appoggia subito la zampa a terra, tuttavia è necessario un periodo di riposo ed è consigliabile un ciclo di fisioterapia.

– la TTA (avanzamento della tuberosità tibiale). Anche in questo caso si modifica l’articolazione del ginocchio, infatti la tibia viene tagliata e riposizionata. La scelta tra questi 2 tipi di intervento è a discrezione del chirurgo.

In qualsiasi caso, è necessario un periodo di riposo e si raccomanda la fisioterapia, sia per sfiammare nella fase iniziale, sia per il dolore (Tecarterapia, ozonoterapia, agopuntura) sia per il rinforzo muscolare in un secondo momento (idroterapia.)

La Tecarterapia riduce i segni del post intervento quali l’edema e il dolore e, a differenza della magnetoterapia e degli ultrasuoni, può essere usata anche in presenza di placche metalliche. La Tecar velocizza la guarigione poichè contrasta il dolore e l’infiammazione, riduce l’edema e ripara i tessuti.

La miscela di ossigeno-ozono iniettata intorno all’articolazione operata riduce l’infiammazione.

L’agopuntura, grazie al rilascio di endorfine riduce il dolore e velocizza la guarigione, senza alcuna controindicazione.

Dopo un certo periodo che varia in base al tipo di interveno subito, il cane può essere sottoposto ad idroterapia, mediante il tapis roulant in acqua, esercizio che gli consente di utilizzare il muscolo senza gravare eccessivamente sull’articolazione grazie al peso che viene ridotto dall’acqua.

La fisioterapia del crociato del cane prevede anche l’uso di piccoli ostacoli a passo che consentono la flessione del ginocchio graduale, esercizi propriocettivi tramite le apposite tavolette, manipolazioni articolari quali la chiropratica per restituire alle articolazioni la motilità adeguata.

Affrontare la riabilitazione del crociato del cane con più mezzi, quali le terapie fisicali, manuali e complementari accelera il recupero motorio e previene ricadute.

Dott.ssa Valentina Taccini

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Cane obeso

Obesita’ del cane e gatto – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

Cane obesoUn animale è ritenuto obeso quando ha più di 15% del peso in eccesso, l’obesità è una situazione molto frequente e sempre più affrontata nella routine dal medico veterinario. Gli studi attuali mostrano che l’obesità riduce del 15% la durata di vita degli animali, percentuale quasi doppia rispetto al danno causato dal fumo di sigarette nell’uomo!

Oggi si stima che circa il 40% dei cani e gatti sono in sovrappeso, soprattutto animali che vivono in appartamento.

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Artrosi anca cane

Gestione dell’artrosi del cane – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

Artrosi anca caneL’artrosi, detta anche osteo-artrosi, è una malattia degenerativa e irreversibile che colpisce le articolazioni. E’ una patologia piuttosto dolorosa, che colpisce soprattutto soggetti anziani, atleti, con difetti articolari, come la displasia dell’anca o del gomito, o tendinei, come nella rottura del crociato. In pratica l’artrosi determina la formazione di tessuto connettivo e nuovo osso attorno alla zona interessata, con alterazioni della cartilagine, come assottigliamento, fissurazione, formazione di osteofiti marginali e zone di osteosclerosi subcondrale nelle aree di carico. La membrana sinoviale diventa iperemica e ipertrofica, la capsula è edematosa e fibrosclerotica.

I sintomi dell’artosi variano in base alla sede colpita, in generale si osserva rigidità di movimento, dolore e risentimento nelle zone muscolari circostanti. Possono essere colpite tutte le articolazioni, quando è interessata la colonna, la formazione di nuovo tessuto osseo può portare anche alla fusione di vertebre adiacenti tramite osteofiti (ponti ossei), il soggetto presenterà in questo caso rigidità di schiena, difficoltà a flettersi, il cane avrà dolore a salire e scendere le scale, a saltare sul divano, a salire in macchina, si sdraierà a terra con piccoli passi degli anteriori, mentre il cavallo manifesterà difficoltà nelle flessioni laterali, nel salto, dolore quando il cavaliere sale in sella o alla palpazione dei muscoli laterali alla colonna.

Quando l’artrosi colpisce gli arti si manifestano vari gradi di rigidità, zoppia e debolezza muscolare a seconda della/e articolazione/i interessata/e. Tipica è l’artrosi dell’anca in cani con displasia, il quadro che si presenta è caratterizzato da: atrofia del gruppo muscolare della coscia, contrattura dei muscoli mediali della coscia, postura con garretti chiusi, tendenza a scendere col posteriore, corsa a coniglio, necessità di frequente riposo.

Approccio fisioterapico dell’artrosi

In questa patologia, l’obiettivo del trattamento fisioterapico è il miglioramento della mobilità e della elasticità articolare (aumentare il range di movimento) e la riduzione del dolore. Per ottenere questi obeittivi possono essere usati approcci manuali e strumentali.

La mobilizzazione, poichè la capsula articolare si presenta ispessita, grinzosa e dolorante, deve essere il più veloce possibile e rimanere sotto la soglia del dolore, per evitare che si contragga il muscolo circostante. I muscoli contratti devono essere allungati con lo stretching, che deve essere preceduto da un massaggio riscaldante o meglio ancora da un trattamento con ultrasuoni o con tecarterapia in modalità capacitiva termica o resisitiva termica, se la contrattura è imponente. Deve essere riscaldato sia il muscolo sia le sue inserzioni. Altri mezzi che possono essere usati sono l’applicazione di borse dell’acqua calda, la TENS per ridurre il dolore (effetto di breve durata), la magnetoterapia. Questi ausili sono consigliati anche prima di una prestazione atletica, mentre alla fine di questa occorre applicare acqua fredda e massaggio decontratturante. Le forme di artrosi cronica, soprattutto a livello delle articolazioni, traggono notevoli benefici dalla terapia in underwatertreadmill, perchè consente di far eseguire all’animale movimento controllato, senza eccessivo carico a livello articolare. Questo esercizio consente allo stesso tempo il movimento dell’articolazione, necessario per il recupero della mobilità e il rinforzo muscolare, che contribuisce a ridurre il “gioco articolare”, e di conseguenza la causa dell’artosi, come nel caso della displasia d’anca.

Si rivelano utili, oltre agli esercizi di mobilizzazione passiva, anche quelli attivi, non solo in acqua, ma anche con cavalletti, slaloom, scale, ecc. a seconda della zona colpita.

Nel caso di artrite degenerativa in fase acuta, con edema  e dolore, devono essere applicati impacchi di ghiaccio (non oltre 10 minuti), di flogestina o argilla, tecarterapia in modalità atermica, laserterapia, magnetoterapia, linfodrenaggio.  Possono essere associati FANS. Il movimento deve essere sospeso per 2-3 giorni nei casi acuti, solo verso il 4° giorno si possono iniziare le mobilizzazioni passive. Dal 7° al 14° giorno si procede con training isometrico, stretching, ultrasuoni, laser, tecarterapia, underwater treadmill e nei giorni successivi si prosegue con i trattamenti usati nelle situazioni croniche. L’ossigeno-ozonoterapia applicata con infiltrazioni periarticolari o intrarticolare ha lo scopo di sfiammare l’articolazione e apportando maggiore ossigeno, di nutrire la parte patologica.

L’artrosi, essendo una patologia degenerativa, è irreversibile per cui i trattamenti devono essere costanti nel tempo per poter mantenere il proprio animale in buona salute.

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Pastore tedesco con displasia dell'anca

Approccio fisioterapico alla displasia dell’anca del cane – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

Pastore tedesco con displasia dell'ancaLa displasia dell’anca è una patologia che si riscontra prevalentemente in alcune razze come: Pastore Tedesco, Bulldog inglese, Rottweiler, Boxer, Labrador, San Bernardo,


Bovaro del Bernese, Terranova, Dogue de Bordeaux, Golden Retrievier, ecc.

In genere i cani colpiti da displasia dell’anca vengono tolti dalla riproduzione per evitare la propagazione del difetto.

Perchè la displasia dell’anca del cane è così invalidante? La causa principale è l’artrosi che si viene a creare a livello dell’articolazione coxo-femorale a causa dell’incongruenza articolare tra la testa del femore e l’acetabolo che la accoglie. In pratica, il “gioco” articolare che si viene a creare causa uno sfregamento tra le 2 porzioni ossee che causa l’insorgenza dapprima di artrite che cronicizza successivamente nell’artrosi.

I segni clinici della displasia dell’anca del cane sono la corsa a coniglio, la posizione dei garretti “chiusi”, riduzione o scarso sviluppo delle masse muscolari dei posteriori, lassità legamentosa, contrattura dei muscoli adduttori, difficoltà a salire le scale, stanchezza precoce, dolore all’estensione posteriore dell’anca o laterale, difficoltà a sollevarsi.

La displasia dell’anca è causa di osteoartrite a carico di tale articolazione e quindi di dolore.

La displasia dell’anca del cane può essere affrontata chirurgicamente o con approccio conservativo, in entrambi i casi lo scopo è quello di ridurre la graduale degenerazione della cartilagine articolare e le alterazioni anatomiche che si vengono a creare nel tempo (assottigliamento della testa del femore, erosione dell’acetabolo, ecc.) e i sintomi clinici.

Il tipo di approccio da scegliere viene valutato in base all’età del soggetto, al suo uso, al tipo di carattere.

Nel caso i segni clinici siano lievi si consiglia di tentare dapprima con l’approccio conservativo, che può portare a risultati soddisfacenti nel tempo.
I soggetti giovani con lassità legamentosa e dolore articolare possono essere sottoposti a fisioterapia per incrementare la massa muscolare e allo stesso tempo favorire la fibrosi periarticolare per stabilizare l’articolazione.
Nei cani adulti l’obiettivo terapeutico è contrastare il dolore causato dall’artrosi.

L’approccio conservativo consiste di:

Fisioterapia: tra i vari ausili a disposizione, si rivela particolarmente utile la Tecarterapia, poichè contrasta il dolore, sia in fase acuta che cronica, infatti svolge attività antinfiammatoria e analgesica, consentendo in questo modo la riduzione o l’eliminazione della somministrazione di farmaci. La Tecar viene usata anche per sciogliere eventuali contratture che si vengono a formare, per stimolare i muscoli atrofici e per nutrire la cartilagine articolare, di conseguenza diminuiscono i segni di zoppia.

Altro ausilio molto importante è l’underwater treadmill o tapis roulant in acqua, che consente di potenziare la muscolatura del posteriore, riducendo in questo modo il “gioco articolare”, alleviando il peso dalle articolazioni e riducendo il progredire della degenerazione articolare.

L’abbinamento di queste due terapie consente, in moltissimi casi, di migliorare la qualità di vita del paziente e di ridurre la necessità dell’intervento chirurgico.

Notevoli risultati si ottengono anche con l’agopuntura e gli impianti in oro.

Infine, le applicazioni peri o intrarticolari di ossigeno-ozonoterapia aiutano a ridurre il dolore e l’infiammazione, senza effetti collaterali.

Il proprietario deve fare svolgere al proprio cane un’attività fisica controllata, le passeggiate devono essere al guinzaglio,  brevi in fase acuta, gradualmente più lunghe. L’attività fisica, seppur controllata, è necessaria per mantenere il movimento articolare, che a sua volta consente alla cartilagine di ricevere nutrimento, rinforzare i muscoli ed i legamenti e di conseguenza aumentare la stabilità dell’articolazione.

Dieta: talvolta la semplice riduzione del peso può essere sufficiente per controllare i segni clinici di grado leggero della displasia dell’anca del cane.

Farmaci: i farmaci più usati sono gli antinfiammatori non steroidei (FANS), per ridurre il dolore e quindi la zoppia. In genere vengono somministrati ciclicamente, anche a vita, talvolta si arriva all’uso di cortisonici.
Gli integratori alimentari, possono essere di aiuto nella gestione della displasia dell’anca del cane, i più usati sono: glucosamina, condrotin-solfato, acidi grassi essenziali.

L’approccio chirurgico può essere svolto in 3 procedure diverse:

Preventiva: nei pazienti giovani si procede con la sinfisiodesi pubica e triplice osteotomia pelvica. L’anca viene rimodellata e viene rispristinata la congruenza articolare tra testa del femore ed acetabolo, in modo da arrestare la progressione della degenerazione articolare.

Palliativa: i pazienti in cui non viene fatta diagnosi precoce di displasia dell’anca come nel caso precedente vengono sottoposti ad artroplastica del bordo acetabolare dorsale e denervazione della capsula articolare. Questo tipo di intervento riduce la sintomatologia clinica, quindi il dolore e la zoppia, senza garantire però l’avanzare dell’artrosi dell’articolazione.

Procedura di salvataggio: in caso di cani anziani o giovani in cui la morfologia dell’articolazione è stravolta e la deambulazione molto difficoltosa si procede a protesi totale d’anca e ostectomia della testa e del collo del femore.

La fisioterapia anche in seguito all’approccio chirurgico è fortemente consigliata per il recupero motorio nel più breve tempo possibile.

Dott.ssa Valentina Taccini

Toscana: Fisioterapia Veterinaria Pisa

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Termoterapia 2 – Il Caldo

La terapia con il calore ha numerose applicazioni, ma deve essere usata solo in lesioni in cui è terminata la fase acuta dell’infiammazione (dove non vi è più calore, gonfiore, rossore).

Gli effetti desiderati che si ottengono con l’applicazione del calore sono:

• Effetto emodinamico. Il calore aumenta il flusso ematico, favorendo un maggiore apporto di nutrienti e di ossigeno e facilitando l’eliminazione di scorie dai tessuti.

• Effetto metabolico. L’aumento di ossigeno e di nutrienti nella parte, ne accelera le reazioni metaboliche ed il metabolismo.

• Effetto analgesico e miorilassante. Sembra che il calore allevi il dolore abbassando la soglia dolorifica dei recettori periferici.

• Aumento delle proprietà viscoelastiche dei tessuti. Il calore aumenta l’elasticità tessutale, soprattutto a livello di capsule articolari, tendini, muscoli e in tutte quelle strutture ricche di fibre collagene.

Gli effetti indesiderati che derivano dall’uso del caldo, sono:

• Incremento delle manifestazioni dell’infiammazione acuta. L’applicazione del caldo aumenta il gonfiore, il calore, il rossore ed il dolore, per cui non va usato in questi casi.

• Aumento della velocità di conduzione nervosa.

• Ustione.

Indicazioni

L’applicazione del caldo è molto efficace sugli edemi da stasi venosa e linfatica.

Il trattamento con il caldo è anche indicato per favorire e velocizzare la guarigione dei tessuti in caso di contusioni, distorsioni, borsiti, strappi e stiramenti muscolari, tendinei e legamentosi. L’applicazione deve essere fatta almeno dopo 3 giorni dal trauma o comunque quando è terminata la fase infiammatoria acuta.

L’applicazione del calore favorisce l’eliminazione dell’acido lattico accumulato nel muscolo, alleviando gli spasmi causati dall’affaticamento muscolare.

Il caldo, applicato prima dell’esercizio fisico, favorisce il riscaldamento muscolare. Prima della seduta di Kinesiterapia passiva, di massaggio o di stretching, l’applicazione del caldo incrementa l’afflusso di sangue ed ossigeno alle cellule della parte trattata e aumenta l’elasticità dei tessuti; inoltre genera solitamente una sensazione di rilassamento nel paziente.

Controindicazioni

L’applicazione del caldo è controindicata:

– In tutte le lesioni in fase acuta, perché può aumentare il dolore ed il gonfiore;

– Nelle infezioni, perché velocizza il metabolismo e la crescita batterica;

– In presenza di emorragie, ferite aperte, ematomi non organizzati, per il rischio di aumentare la perdita di sangue;

L’età del paziente è un fattore da considerare prima dell’uso terapeutico del caldo: i meccanismi di termoregolazione sono meno efficienti negli animali molto giovani; mentre nei pazienti anziani la sensibilità al dolore evocato dal calore eccessivo può essere diminuita.

Metodi di applicazione

Il calore può essere applicato tramite varie strumentazioni elettromedicali che consentono di raggiungere profondità differenti, come gli apparecchi ad ultrasuoni, la tecar, la diatermia, ecc.

Ii metodi per l’applicazione superficiale del calore, sono:

• Docciatura o immersione in acqua calda.

• Bendaggi caldi.

Per entrambi questi metodi valgono le considerazioni fatte riguardo al freddo trattato nell’articolo Termoterapia 1 – Il Freddo.

• Impacchi caldi: con una borsa dell’acqua calda o con hot packs (identici ai cold packs) che possono essere preparati previo riscaldamento in un bollitore o in un forno a microonde. Esistono anche hot packs istantanei e monouso.

• Fonte d’aria calda: è un metodo poco efficace perché non consente di ottenere temperature terapeutiche ad una profondità sufficiente.

• Coperte termiche e sacchetti termofori. Sono disponibili in commercio dispositivi riscaldati tramite resistenze ed alimentati ad energia elettrica: si tratta di sacchetti contenenti sabbia, acqua, gel di silicio. Sono utili perchè si adattano bene alla superficie da trattare e, distribuendo meglio il calore su di essa, consentono di raggiungere profondità maggiori. L’utilizzo del termoforo elettrico consente di mantenere una temperatura costante per un tempo prolungato.

Precauzioni d’impiego

La temperatura del mezzo applicato non deve superare i 45° C, perchè può provocare dolore o ustionare l’animale.

Protocolli di applicazione

I fattori da considerare per stabilire la durata del trattamento sono gli stessi trattati nella terapia del freddo.

Con l’uso del calore non ci sono controindicazioni per le applicazioni prolungate, come si ha per la crioterapia

In generale il tempo di applicazione deve essere di almeno 15-20 minuti o maggiore, se si desidera elevare la temperatura nelle strutture più profonde come tendini, muscoli e legamenti.


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Termoterapia 1 – Il Freddo

L’uso dell’energia termica è una tecnica di semplice applicazione in fisioterapia, che consente di ottenere molteplici benefici grazie agli effetti fisiologici del caldo e del freddo.

IL FREDDO

La terapia col freddo è l’unica che sfrutta la sottrazione, anzichè la cessione di energia all’organismo, infatti, il calore (inteso come energia termica) si sposta dall’organismo del paziente al mezzo utilizzato per veicolare il freddo, inducendo


un abbassamento di temperatura nella zona trattata. Nella terapia con il caldo e con l’uso delle varie strumentazioni, si ottiene invece l’effetto contrario.

Gli effetti che si ottengono col freddo sono:

• Effetto emodinamico. Il freddo causa vasocostrizione locale, fatto sfruttato per diminuire l’edema post-operatorio e post-traumatico.

• Effetto metabolico. La diminuzione della temperatura rallenta l’attività delle cellule rimaste illese in seguito al trauma, consentendo la conservazione della loro integrità nel periodo successivo al danno tissutale. Inoltre, la diminuzione del metabolismo riduce la liberazione e l’attività dei mediatori dell’infiammazione.

•Effetto analgesico e miorilassante. Il freddo ha effetto analgesico, poichè riduce la velocità di conduzione dello stimolo dolorifico a livello dei nervi periferici. Grazie alla diminuzione della sensazione di dolore, si riduce anche lo spasmo muscolare che si verifica in seguito al trauma.

Gli effetti indesiderati che si crerano col freddo sono:

• Vasodilatazione per vasoparalisi. In caso di applicazione del freddo eccessivamente prolungata, si ottiene un riflesso di termoregolazione da parte dell’organismo, con aumento di apporto ematico nella parte trattata e dilatazione dei vasi sanguigni. Il risultato indesiderato che si verifica è l’aumento dei segni dell’infiammazione: rossore, dolore, gonfiore, calore.

• Riduzione delle proprietà elastiche dei tessuti.

• Perdita di sensibilità e temporanea paresi a carico di nervi periferici superficiali.

• Degradazione proteica. Questo si verifica quando la temperatura locale scende sotto i 15°C, con conseguente danno ai tessuti.

• Congelamento superficiale. L’abbassamento della temperatura induce la formazione di cristalli all’interno delle cellule, portandole a morte.

Indicazioni di applicazione del freddo

La terapia del freddo è indicata nelle infiammazioni acute derivanti da un qualsiasi trauma, come: lacerazioni e contusioni dei tessuti molli, distorsioni, stiramenti muscolari, tendinei e legamentosi, fratture, mialgie, spasmi muscolari.

I maggiori benefici si ottengono nelle 48-72 ore dal trauma o fino a che sono ancora presenti i segni dell’infiammazione acuta: rossore, calore, gonfiore, dolore. Il freddo è utile anche in seguito ad un’operazione chirurgica, specialmente negli interventi, senza mettere a diretto contatto la ferita chirurgica col veicolo del freddo.

L’applicazione del freddo è utile anche nei processi cronici con elevata tendenza alla riacutizzazione, come artriti, malattie articolari degenerative (artrosi) e tendiniti, specialmente se applicato dopo l’esercizio o dopo la seduta fisioterapica.

Il freddo può essere alternato all’applicazione del caldo in casi in cui la normale circolazione venosa è compromessa, come durante la fase subacuta o cronica di alcune condizioni traumatiche ed infiammatorie. Applicazioni alternate di caldo e di freddo, producendo rispettivamente vasodilatazione e vasocostrizione determinano incremento del flusso sanguigno nella zona trattata (come nelle contratture muscolari croniche).

Controindicazioni alla terapia del freddo

L’applicazione del freddo è controindicata nel trattamento di parti traumatizzate che presentano lesioni ischemiche o vasculiti o di zone con alterazione della percezione sensoriale per danni al sistema nervoso periferico. Il veicolo del freddo non deve essere messo a diretto contatto con ferite aperte, piaghe e ferite chirurgiche perché la guarigione di quest’ultime può essere rallentata dall’ipotermia locale.

Metodi di applicazione

Il freddo può essere applicato tramite:

• Docciatura o immersione in acqua fredda. Occorre acqua corrente ed un recipiente. Il cane ed il gatto però non tollerano facilmente l’immersione della parte nell’acqua. Va evitata in caso di ferite di qualsiasi natura, anche chirurgiche.

• Impacchi freddi (borsa del ghiaccio, cold packs).  Il ghiaccio triturato, contenuto in una borsa da ghiaccio o in un semplice panno, può essere messo a contatto con la parte da trattare. Sono disponibili in commercio svariati tipi di cold packs (sacchetti ripieni di gel), che si adattano alla parte da trattare, anche se irregolare o con sporgenze ossee e mantengono la bassa temperatura per periodi abbastanza lunghi. Esistono anche sacchetti istantanei monouso per la produzione del freddo, in genere usati nel  primo soccorso, in assenza di mezzi alternativi.

• Spray refrigerante. Molto usato nell’uomo, meno efficace negli animali per la presenza del pelo.

• Bendaggi freddi. Tecnica usata nel trattamento delle affezioni degli arti per ridurre l’edema infiammatorio. Viene associato l’effetto sinergico del freddo e l’azione compressiva del bendaggio.

Precauzioni d’impiego

Iil mezzo vettore di freddo deve essere applicato a contatto con la cute mediante l’interposizione di un panno o di una garza per evitare il congelamento superficiale della parte trattata. Si deve inoltre evitare il contatto con ferite chirurgiche, piaghe, ferite aperte.

Protocolli di applicazione

Il trattamento non deve essere protratto per un tempo elevato, per non interferire troppo con la vascolarizzazione locale del tessuto. Per stabilire la durata del trattamento si devono prendere in considerazione vari fattori.

– I fattori fisici influiscono sullo scambio termico tra il mezzo utilizzato ed il tessuto trattato, poichè qualsiasi tessuto, compreso quello dell’organismo, ha una propria costante di conducibilità termica che influisce sulla capacità di accumulare o cedere il calore.

– I fattori legati al paziente sono la sua capacità di tollerare il freddo, la tipologia di animale (il grasso fa da isolante).

– I fattori legati alla patologia dipendono dalla gravità della lesione, dallo stadio di guarigione del tessuto, dall’area interessata, dal risultato che si vuole ottenere.

La frequenza dei trattamenti varia a seconda della situazione in corso. In seguito ad un trauma o ad un intervento chirurgico si può trattare la parte lesa per 6-10 minuti ogni due ore, per poi aumentare la distanza tra le applicazioni fino a 4 e poi a 6 ore nei due giorni successivi. In casi di infiammazione cronica in fase di riacutizzazione si può sottoporre l’animale a sedute di 30 minuti, durante le quali vengono effettuati tre cicli di applicazione del freddo della durata di 7 minuti circa, intervallati da qualche minuto di sospensione. Qualora si utilizzi la tecnica del freddo alternata a quella del caldo, il trattamento potrà durare 20-30 minuti con cicli di 6 minuti di freddo, 6 minuti di caldo e 6 di sopensione.

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Cavallo che nuota

Idroterapia del cane e cavallo – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

Cavallo che nuotaL’idroterapia o terapia in acqua ha molti vantaggi, ormai da tempo dimostrati nel campo fisioterapico umano. L’uso dell’acqua consente l’inizio della terapia poco dopo  dall’intervento chirurgico, permette all’animale di fare movimento senza caricare le articolazioni, di alleggerire il peso e


consentire il movimento anche di arti doloranti. L’idroterapia è una terapia molto efficace sia nel cavallo sia nei piccoli animali e le applicazioni più comuni sono il nuoto in piscina ed il camminare in acqua, in speciali vasche con tapiroulan immerso in acqua, l’under water treadmill (UWT). Il nuoto è molto faticoso, in generale per percorrere una data distanza, il dispendio energetico tra la corsa ed il nuoto è di 4 volte maggiore nel nuoto.

La temperatura dell’acqua in riabilitazione viene mantenuta tra i 28 ed i 34° C, temperature inferiori fanno sentire freddo all’animale, con conseguente irrigidimento muscolare ed esercizio svolto in modo scorretto, temperature più elevate creano affaticamento eccessivo, surriscaldamento corporeo e fatica inutile.

L’uso dell’acqua in fisioterapia apporta questi vantaggi: riduzione del dolore, aumento della motilità articolare, miglioramento funzionale, della forza e dell’equilibrio. E’ molto efficace nelle osteoartiti, in cui allevia il dolore ed aumenta il range di movimento.

Nel post operatorio, l’idroterapia viene usata per recuperare il movimento di un arto senza caricare il peso, ad esempio il nuoto è molto efficace dopo intervento al crociato, in cui si può iniziare dopo 3 settimane dall’intervento, per migliorare la flessione del ginocchio, ancora più efficace è l’UWT, che consente una flessione del ginocchio maggiore rispetto al movimento del nuoto.

Nell’UWT, in linea generale l’acqua viene mantenuta al di sopra della articolazione che viene trattata. E’ stato dimostrato che Tapis roulant in acqua caneesiste una notevole differenza tra cani operati al crociato sottoposti a terapia in UWT e non, in particolare i primi ottengono una motilità articolare elevata ed uno sviluppo muscolare considerevole, necessario a dare stabilità all’articolazione, mentre quelli non sottoposti a trattamento in UWT manifestano progressiva atrofia muscolare e scarso range di movimento del ginocchio.

L’idroterapia è efficace in numerose altre situazioni, come: displasia del gomito, displasia dell’anca, recupero post-intervento alla colonna vertebrale, prevenzione e trattamento della lussazione rotulea, atrofia muscolare, lassità tendinea, Wobbler, deficit motori e propriocettivi, artrosi, ridotta motilità articolare, miglioramento motorio funzionale dei soggetti anziani, ecc.

L’idroterapia viene integrata con altre tecniche fisioterapiche per il trattamento del caso clinico, come le terapie manuali, gli ultrasuoni, la tecarterapia, l’elettrostimolazione, secondo le necessità.

In linea generale i benifici dell’idroterapia in veterinaria sono:

– riduzione del carico articolare su arti doloranti o in via di guarigione

– supporto a muscoli, tendini e legamenti con possibilità di movimento senza stress da carico

– continuare l’esercizio fisico quando non è possibile farlo nelle condizioni normali su “terra”

– il rafforzamento muscolare, grazie alla resistenza dell’acqua

– prevenzione dell’atrofia muscolare

– aumento della massa e della forza muscolare

– miglioramento del benessere generale dell’animale e del grado di allenamento

– riduzione della rigidità muscolare

– aumento del tono in parti ipotoniche

– graduale e veloce recupero funzionale per tornare alla normale funzionalità

– miglioramento delle situazioni edematose grazie alla pressione dell’acqua

– stimolazione del rilassamento

– riduzione del dolore in articolazioni doloranti

– miglioramento della circolazione sanguigna e promozione dei processi di guarigione.

Dott.ssa Valentina Taccini

Toscana: Fisioterapia Veterinaria Pisa

www.fisioterapiaveterinariapisa.it

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Tecarterapia Cane

Tecniche fisioterapiche – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

Tecarterapia CaneLa Fisioterapia si rivolge ai soggetti affetti da patologie ortopediche e neurologiche che necessitano di trattamenti riabilitativi per accelerare i processi di guarigione ed il ritorno alla normale attività. Inoltre si rivolge a tutti i soggetti atleti a scopo preventivo e per migliorarne la prestazione sportiva.

Terapie manuali


  • mobilizzazione articolare a scopo riabilitativo funzionale
  • stretching
  • massaggio (decontratturante o tonificante)
  • ginnastica funzionale (attiva, assistita, passiva)
  • chiropratica: correzione degli squilibri della colonna, del bacino e degli arti per mezzo di manipolazioni manuali specifiche.

Tutte queste manualità sono fondamentali per il recupero dei pazienti sia neurologici che ortopedici.

Magnetoterapia

Accelera i processi riparativi, ha effetto antinfiammatorio, analgesico e biostimolante sui tessuti. Viene usata nei problemi infiammatori acuti e cronici, nel trattamento delle lesioni tendinee e muscolari, nelle patologie ossee, nella fase post operatoria.

Ultrasuoni

L’applicazione degli ultrasuoni determina un micromassaggio ed un effetto termico sui tessuti superficiali e profondi. Accelera il processo di guarigione negli eventi traumatici e allevia le problematiche croniche.

Le principali applicazioni riguardano le patologie dei tendini, dei muscoli e delle articolazioni.Cane con stampelle

Elettrostimolazione

Indicata per la gestione dei pazienti ortopedici e neurologici, per il trattamento del dolore nei processi acuti e cronici, per il potenziamento muscolare in casi di atrofia,

per la stimolazione neuromuscolare, per risolvere contratture muscolari.

Nuoto

Il nuoto viene indicato nella riabilitazione motoria nei pazienti ortopedici o neurologici, ma anche per l’allenamento sportivo ed il fitness.

Il nuoto è un esercizio che scioglie e allo stesso tempo sviluppa la muscolatura, evitando il carico a livello articolare.

Le articolazioni risultano più estensibili ed elastiche, la capacità polmonare aumenta, il circolo sanguigno migliora, viene stimolata l’attività intestinale e l’animale trae dal nuoto anche un beneficio psicologico per l’effetto miorilassante che determina.

Cane beagle in acquaUnderwater treadmill

L’undewater treadmill (UWT) o tapiroulan in acqua è un valido supporto alla terapia fisioterapica. Questo strumento consente al soggetto di camminare in modo fisiologico da solo o assistito dal fisioterapista veterinario facendo lavorare le articolazioni e la muscolatura senza il carico dovuto alla forza di gravità, con notevole riduzione del peso e dello sforzo a livello articolare. L’UWT viene usato in numerose situazioni, a scopo riabilitativo dopo interventi chirurgici di varia natura (in seguito a rottura del crociato, protesi d’anca, interventi alla colonna, ecc.), a scopo conservativo in situazioni croniche, per ridurre l’uso di farmaci, ad esempio nella displasia di anca e gomiti, nelle artrosi croniche. E’ uno strumento utile per ottenere riduzione del peso in animali che devono dimagrire ma non possono essere sottoposti a sforzi articolari, nei soggetti sportivi per la tonificazione muscolare e l’allenamento.

Il protocollo di fisioterapia viene sempre stabilito dal Medico Veterinario Fisioterapista in collaborazione col Medico Veterinario curante o chirurgo dell’animale.

Dott.ssa Valentina Taccini

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Sole con termometro

La terapia del Calore

Sole con termometro

Il Calore svolge un ruolo fondamentale nella riabilitazione dei problemi cronici perchè agisce sugli effetti circolatori, sul metabolismo cellulare e sui nervi. Le lesioni acute vengono trattate col freddo, ma spesso sfuggono al proprietario dell’animale ed evolvono in situazioni croniche.


In questo caso è importante individuare i sintomi, la causa del dolore e la disfunzione. I casi più frequenti in cui viene usata la terapia del Calore sono: le artriti, le tendiniti, le bursiti, le capsuliti adesive, situazioni che possono verificarsi anche tutte contemporaneamente. In questo tipo di lesioni, spesso i nervi vengono schiacciati, con conseguente dolore se viene interessato un nervo sensoriale, o riduzione della funzione in caso di coinvolgimento di un nervo motorio.

Il Calore può alleviare le restrizioni fasciali sul nervo e, di conseguenza, la sua compressione, migliorandone la capacità di conduzione. Il Calore aumenta il metabolismo cellulare, incrementa la vasodilatazione locale e quindi l’apporto di ossigeno e di nutrienti nell’area in cui viene applicato. Viene inoltre migliorata la capacità di scambio delle membrane cellulare, incrementando il metabolismo e l’uso di ossigeno.

Il Calore prepara i tessuti alla mobilizzazione, grazie ad un riflesso di sollievo dal dolore e all’ammorbidimento dei tessuti connettivi. Il Calore può neutralizzare i trigger point, punti di tensione muscolare, o favorire l’allungamento delle fibre muscolari contratte.

Le articolazioni artritiche beneficiano del Calore, perchè fluidifica il liquido sinoviale e agevola l’allungamento dei tessuti connettivi circostanti. Inoltre il calore dimuinuisce la sensazione dolorosa.

In caso di contratture connettivali o cicatrici che limitano il movimento di un’articolazione, l’applicazione del Calore prima dell’esercizio ne agevola la funzione motoria.

Il Calore per essere efficace deve essere almeno 5-6° C più alto della temperatura della superficie corporea dell’animale, che si aggira su 35-36° C, evitare temperature più alte di 9° C rispetto alla temperatura della pelle. Il tempo di applicazione deve essere di 20-30 minuti, 1-2 volte al giorno.

Il Calore può essere applicato con bottiglie di acqua calda, tappetini riscaldati, pacchetti autoriscaldanti istantanei, lampade a calore, asciugami caldi, piscina calda, secchi o vasche con acqua calda, ultrasuoni. Gli ultrasuoni agiscono 3-5 cm sotto la superficie della pelle, quindi è indicato per lesioni più profonde.

La terapia del Calore superficiale è molto più efficace se abbinata all’esercizio.