Archivi tag: fisioterapia veterinaria toscana

Artrosi anca cane

Gestione dell’artrosi del cane – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

Artrosi anca caneL’artrosi, detta anche osteo-artrosi, è una malattia degenerativa e irreversibile che colpisce le articolazioni. E’ una patologia piuttosto dolorosa, che colpisce soprattutto soggetti anziani, atleti, con difetti articolari, come la displasia dell’anca o del gomito, o tendinei, come nella rottura del crociato. In pratica l’artrosi determina la formazione di tessuto connettivo e nuovo osso attorno alla zona interessata, con alterazioni della cartilagine, come assottigliamento, fissurazione, formazione di osteofiti marginali e zone di osteosclerosi subcondrale nelle aree di carico. La membrana sinoviale diventa iperemica e ipertrofica, la capsula è edematosa e fibrosclerotica.

I sintomi dell’artosi variano in base alla sede colpita, in generale si osserva rigidità di movimento, dolore e risentimento nelle zone muscolari circostanti. Possono essere colpite tutte le articolazioni, quando è interessata la colonna, la formazione di nuovo tessuto osseo può portare anche alla fusione di vertebre adiacenti tramite osteofiti (ponti ossei), il soggetto presenterà in questo caso rigidità di schiena, difficoltà a flettersi, il cane avrà dolore a salire e scendere le scale, a saltare sul divano, a salire in macchina, si sdraierà a terra con piccoli passi degli anteriori, mentre il cavallo manifesterà difficoltà nelle flessioni laterali, nel salto, dolore quando il cavaliere sale in sella o alla palpazione dei muscoli laterali alla colonna.

Quando l’artrosi colpisce gli arti si manifestano vari gradi di rigidità, zoppia e debolezza muscolare a seconda della/e articolazione/i interessata/e. Tipica è l’artrosi dell’anca in cani con displasia, il quadro che si presenta è caratterizzato da: atrofia del gruppo muscolare della coscia, contrattura dei muscoli mediali della coscia, postura con garretti chiusi, tendenza a scendere col posteriore, corsa a coniglio, necessità di frequente riposo.

Approccio fisioterapico dell’artrosi

In questa patologia, l’obiettivo del trattamento fisioterapico è il miglioramento della mobilità e della elasticità articolare (aumentare il range di movimento) e la riduzione del dolore. Per ottenere questi obeittivi possono essere usati approcci manuali e strumentali.

La mobilizzazione, poichè la capsula articolare si presenta ispessita, grinzosa e dolorante, deve essere il più veloce possibile e rimanere sotto la soglia del dolore, per evitare che si contragga il muscolo circostante. I muscoli contratti devono essere allungati con lo stretching, che deve essere preceduto da un massaggio riscaldante o meglio ancora da un trattamento con ultrasuoni o con tecarterapia in modalità capacitiva termica o resisitiva termica, se la contrattura è imponente. Deve essere riscaldato sia il muscolo sia le sue inserzioni. Altri mezzi che possono essere usati sono l’applicazione di borse dell’acqua calda, la TENS per ridurre il dolore (effetto di breve durata), la magnetoterapia. Questi ausili sono consigliati anche prima di una prestazione atletica, mentre alla fine di questa occorre applicare acqua fredda e massaggio decontratturante. Le forme di artrosi cronica, soprattutto a livello delle articolazioni, traggono notevoli benefici dalla terapia in underwatertreadmill, perchè consente di far eseguire all’animale movimento controllato, senza eccessivo carico a livello articolare. Questo esercizio consente allo stesso tempo il movimento dell’articolazione, necessario per il recupero della mobilità e il rinforzo muscolare, che contribuisce a ridurre il “gioco articolare”, e di conseguenza la causa dell’artosi, come nel caso della displasia d’anca.

Si rivelano utili, oltre agli esercizi di mobilizzazione passiva, anche quelli attivi, non solo in acqua, ma anche con cavalletti, slaloom, scale, ecc. a seconda della zona colpita.

Nel caso di artrite degenerativa in fase acuta, con edema  e dolore, devono essere applicati impacchi di ghiaccio (non oltre 10 minuti), di flogestina o argilla, tecarterapia in modalità atermica, laserterapia, magnetoterapia, linfodrenaggio.  Possono essere associati FANS. Il movimento deve essere sospeso per 2-3 giorni nei casi acuti, solo verso il 4° giorno si possono iniziare le mobilizzazioni passive. Dal 7° al 14° giorno si procede con training isometrico, stretching, ultrasuoni, laser, tecarterapia, underwater treadmill e nei giorni successivi si prosegue con i trattamenti usati nelle situazioni croniche. L’ossigeno-ozonoterapia applicata con infiltrazioni periarticolari o intrarticolare ha lo scopo di sfiammare l’articolazione e apportando maggiore ossigeno, di nutrire la parte patologica.

L’artrosi, essendo una patologia degenerativa, è irreversibile per cui i trattamenti devono essere costanti nel tempo per poter mantenere il proprio animale in buona salute.

Toscana: Fisioterapia Veterinaria Pisa

www.fisioterapiaveterinariapisa.it

 

Google+

 

Pastore tedesco con displasia dell'anca

Approccio fisioterapico alla displasia dell’anca del cane – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

Pastore tedesco con displasia dell'ancaLa displasia dell’anca è una patologia che si riscontra prevalentemente in alcune razze come: Pastore Tedesco, Bulldog inglese, Rottweiler, Boxer, Labrador, San Bernardo,


Bovaro del Bernese, Terranova, Dogue de Bordeaux, Golden Retrievier, ecc.

In genere i cani colpiti da displasia dell’anca vengono tolti dalla riproduzione per evitare la propagazione del difetto.

Perchè la displasia dell’anca del cane è così invalidante? La causa principale è l’artrosi che si viene a creare a livello dell’articolazione coxo-femorale a causa dell’incongruenza articolare tra la testa del femore e l’acetabolo che la accoglie. In pratica, il “gioco” articolare che si viene a creare causa uno sfregamento tra le 2 porzioni ossee che causa l’insorgenza dapprima di artrite che cronicizza successivamente nell’artrosi.

I segni clinici della displasia dell’anca del cane sono la corsa a coniglio, la posizione dei garretti “chiusi”, riduzione o scarso sviluppo delle masse muscolari dei posteriori, lassità legamentosa, contrattura dei muscoli adduttori, difficoltà a salire le scale, stanchezza precoce, dolore all’estensione posteriore dell’anca o laterale, difficoltà a sollevarsi.

La displasia dell’anca è causa di osteoartrite a carico di tale articolazione e quindi di dolore.

La displasia dell’anca del cane può essere affrontata chirurgicamente o con approccio conservativo, in entrambi i casi lo scopo è quello di ridurre la graduale degenerazione della cartilagine articolare e le alterazioni anatomiche che si vengono a creare nel tempo (assottigliamento della testa del femore, erosione dell’acetabolo, ecc.) e i sintomi clinici.

Il tipo di approccio da scegliere viene valutato in base all’età del soggetto, al suo uso, al tipo di carattere.

Nel caso i segni clinici siano lievi si consiglia di tentare dapprima con l’approccio conservativo, che può portare a risultati soddisfacenti nel tempo.
I soggetti giovani con lassità legamentosa e dolore articolare possono essere sottoposti a fisioterapia per incrementare la massa muscolare e allo stesso tempo favorire la fibrosi periarticolare per stabilizare l’articolazione.
Nei cani adulti l’obiettivo terapeutico è contrastare il dolore causato dall’artrosi.

L’approccio conservativo consiste di:

Fisioterapia: tra i vari ausili a disposizione, si rivela particolarmente utile la Tecarterapia, poichè contrasta il dolore, sia in fase acuta che cronica, infatti svolge attività antinfiammatoria e analgesica, consentendo in questo modo la riduzione o l’eliminazione della somministrazione di farmaci. La Tecar viene usata anche per sciogliere eventuali contratture che si vengono a formare, per stimolare i muscoli atrofici e per nutrire la cartilagine articolare, di conseguenza diminuiscono i segni di zoppia.

Altro ausilio molto importante è l’underwater treadmill o tapis roulant in acqua, che consente di potenziare la muscolatura del posteriore, riducendo in questo modo il “gioco articolare”, alleviando il peso dalle articolazioni e riducendo il progredire della degenerazione articolare.

L’abbinamento di queste due terapie consente, in moltissimi casi, di migliorare la qualità di vita del paziente e di ridurre la necessità dell’intervento chirurgico.

Notevoli risultati si ottengono anche con l’agopuntura e gli impianti in oro.

Infine, le applicazioni peri o intrarticolari di ossigeno-ozonoterapia aiutano a ridurre il dolore e l’infiammazione, senza effetti collaterali.

Il proprietario deve fare svolgere al proprio cane un’attività fisica controllata, le passeggiate devono essere al guinzaglio,  brevi in fase acuta, gradualmente più lunghe. L’attività fisica, seppur controllata, è necessaria per mantenere il movimento articolare, che a sua volta consente alla cartilagine di ricevere nutrimento, rinforzare i muscoli ed i legamenti e di conseguenza aumentare la stabilità dell’articolazione.

Dieta: talvolta la semplice riduzione del peso può essere sufficiente per controllare i segni clinici di grado leggero della displasia dell’anca del cane.

Farmaci: i farmaci più usati sono gli antinfiammatori non steroidei (FANS), per ridurre il dolore e quindi la zoppia. In genere vengono somministrati ciclicamente, anche a vita, talvolta si arriva all’uso di cortisonici.
Gli integratori alimentari, possono essere di aiuto nella gestione della displasia dell’anca del cane, i più usati sono: glucosamina, condrotin-solfato, acidi grassi essenziali.

L’approccio chirurgico può essere svolto in 3 procedure diverse:

Preventiva: nei pazienti giovani si procede con la sinfisiodesi pubica e triplice osteotomia pelvica. L’anca viene rimodellata e viene rispristinata la congruenza articolare tra testa del femore ed acetabolo, in modo da arrestare la progressione della degenerazione articolare.

Palliativa: i pazienti in cui non viene fatta diagnosi precoce di displasia dell’anca come nel caso precedente vengono sottoposti ad artroplastica del bordo acetabolare dorsale e denervazione della capsula articolare. Questo tipo di intervento riduce la sintomatologia clinica, quindi il dolore e la zoppia, senza garantire però l’avanzare dell’artrosi dell’articolazione.

Procedura di salvataggio: in caso di cani anziani o giovani in cui la morfologia dell’articolazione è stravolta e la deambulazione molto difficoltosa si procede a protesi totale d’anca e ostectomia della testa e del collo del femore.

La fisioterapia anche in seguito all’approccio chirurgico è fortemente consigliata per il recupero motorio nel più breve tempo possibile.

Dott.ssa Valentina Taccini

Toscana: Fisioterapia Veterinaria Pisa

http://www.fisioterapiaveterinariapisa.it/

Google+

Cavallo che nuota

Idroterapia del cane e cavallo – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

Cavallo che nuotaL’idroterapia o terapia in acqua ha molti vantaggi, ormai da tempo dimostrati nel campo fisioterapico umano. L’uso dell’acqua consente l’inizio della terapia poco dopo  dall’intervento chirurgico, permette all’animale di fare movimento senza caricare le articolazioni, di alleggerire il peso e


consentire il movimento anche di arti doloranti. L’idroterapia è una terapia molto efficace sia nel cavallo sia nei piccoli animali e le applicazioni più comuni sono il nuoto in piscina ed il camminare in acqua, in speciali vasche con tapiroulan immerso in acqua, l’under water treadmill (UWT). Il nuoto è molto faticoso, in generale per percorrere una data distanza, il dispendio energetico tra la corsa ed il nuoto è di 4 volte maggiore nel nuoto.

La temperatura dell’acqua in riabilitazione viene mantenuta tra i 28 ed i 34° C, temperature inferiori fanno sentire freddo all’animale, con conseguente irrigidimento muscolare ed esercizio svolto in modo scorretto, temperature più elevate creano affaticamento eccessivo, surriscaldamento corporeo e fatica inutile.

L’uso dell’acqua in fisioterapia apporta questi vantaggi: riduzione del dolore, aumento della motilità articolare, miglioramento funzionale, della forza e dell’equilibrio. E’ molto efficace nelle osteoartiti, in cui allevia il dolore ed aumenta il range di movimento.

Nel post operatorio, l’idroterapia viene usata per recuperare il movimento di un arto senza caricare il peso, ad esempio il nuoto è molto efficace dopo intervento al crociato, in cui si può iniziare dopo 3 settimane dall’intervento, per migliorare la flessione del ginocchio, ancora più efficace è l’UWT, che consente una flessione del ginocchio maggiore rispetto al movimento del nuoto.

Nell’UWT, in linea generale l’acqua viene mantenuta al di sopra della articolazione che viene trattata. E’ stato dimostrato che Tapis roulant in acqua caneesiste una notevole differenza tra cani operati al crociato sottoposti a terapia in UWT e non, in particolare i primi ottengono una motilità articolare elevata ed uno sviluppo muscolare considerevole, necessario a dare stabilità all’articolazione, mentre quelli non sottoposti a trattamento in UWT manifestano progressiva atrofia muscolare e scarso range di movimento del ginocchio.

L’idroterapia è efficace in numerose altre situazioni, come: displasia del gomito, displasia dell’anca, recupero post-intervento alla colonna vertebrale, prevenzione e trattamento della lussazione rotulea, atrofia muscolare, lassità tendinea, Wobbler, deficit motori e propriocettivi, artrosi, ridotta motilità articolare, miglioramento motorio funzionale dei soggetti anziani, ecc.

L’idroterapia viene integrata con altre tecniche fisioterapiche per il trattamento del caso clinico, come le terapie manuali, gli ultrasuoni, la tecarterapia, l’elettrostimolazione, secondo le necessità.

In linea generale i benifici dell’idroterapia in veterinaria sono:

– riduzione del carico articolare su arti doloranti o in via di guarigione

– supporto a muscoli, tendini e legamenti con possibilità di movimento senza stress da carico

– continuare l’esercizio fisico quando non è possibile farlo nelle condizioni normali su “terra”

– il rafforzamento muscolare, grazie alla resistenza dell’acqua

– prevenzione dell’atrofia muscolare

– aumento della massa e della forza muscolare

– miglioramento del benessere generale dell’animale e del grado di allenamento

– riduzione della rigidità muscolare

– aumento del tono in parti ipotoniche

– graduale e veloce recupero funzionale per tornare alla normale funzionalità

– miglioramento delle situazioni edematose grazie alla pressione dell’acqua

– stimolazione del rilassamento

– riduzione del dolore in articolazioni doloranti

– miglioramento della circolazione sanguigna e promozione dei processi di guarigione.

Dott.ssa Valentina Taccini

Toscana: Fisioterapia Veterinaria Pisa

www.fisioterapiaveterinariapisa.it

Google+

 

Chiropratica veterinaria per il cavallo – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

La chiropratica è una disciplina medica alternativa complementare alla veterinaria tradizionale che tratta i disturbi funzionali, le sindromi del dolore e gli effetti conseguenti ai disordini del sistema neuro-muscolo-scheletrico.

La chiropratica fu fondata nel 1895 e da allora si è diffusa in tutto il mondo, dapprima in campo medico umano, successivamente in ambito veterinario. Il chiropratico veterinario è un veterinario specializzato in questa disciplina, che tratta problemi del cavallo come il calo della prestazione sportiva per disfunzioni muscolo-scheletriche, le zoppie non diagnosticate con i metodi tradizionali, dolori e rigidità di schiena, collo o spalla, intolleranza al lavoro, scarso o irregolare sviluppo delle masse muscolari.

Il chiropratico, dopo aver esaminato il cavallo ed aver individuato le zone da trattare, esercita l’aggiustamento, detto “thrust”. Il thrust è una “spinta” rapida e di piccola ampiezza, applicata con le mani su un preciso osso, che segue una specifica linea di direzione correlata all’orientamento delle superfici articolari interessate. Lo scopo di questa manualità è di ripristinare la normale funzionalità della parte e, quindi, di risolvere i problemi ad essa associati. In genere il cavallo, dapprima incuriosito dalla nuova manualità che gli viene applicata, in pochi minuti si rilassa e apprezza la terapia, mostrando chiari segni di rilassamento, per questo motivo non sono necessari né sedativi né particolari mezzi di contenzione.

Il trattamento chiropratico prevede almeno 2-3 sedute per risolvere il problema, con controlli a distanza nel tempo, variabile secondo la situazione. Alcuni dei numerosi vantaggi di questa terapia sono l’eliminazione o riduzione dell’uso di farmaci antidolorifici e antinfiammatori, la risoluzione della causa del problema e non soltanto del sintomo, la rapidità di risposta e, soprattutto, il recupero delle potenzialità atletiche del cavallo sportivo e del suo rendimento ottimale in gara.

Per maggiori informazioni visitare il sito dell’Associazione Veterinaria Chiropratica Internazionale:

www.I-V-C-A.com o  telefonare al n. 338.7294553 Dott.ssa Valentina Taccini (Toscana)

 

Google+