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Orazio, bassotto fenomenale

Orazio è un bassotto di 11 anni operato di ernia cervicale. Non riusciva a recuperare la motilità ed all’iinizio era emiplegico a sinistra.

E’ stato dapprima sottoposto ad un trattamento di chiropratica e a trattamenti di tecarterapia.

Ha fatto esercizio nell’under water treadmill, già dopo 5 giorni i risultati erano ben evidenti e dopo solo 13 giorni effettivi di fisioterapia Orazio è tornato a casa sulle sue zampe, salutando calorosamente 🙂

Dott.ssa Valentina Taccini

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Calcinosi cutanea cane

Calcinosi cutanea del cane trattato con Tecar®

Tecar® può essere utilizzata in numerosi campi, tra cui anche quello dermatologico. Un caso molto interessante che è stato proposto da una collega dermatologa è stata una calcinosi iatrogena da cortisone di un beagle di 1 anno. Il cortisone è stato ridotto, fino a dimezzarne la dose.

Il quadro che si è presentato alla prima visita era un’ampia area depilata, in parte spontaneamente, in parte rasata, con pelle dura di consistenza crostosa, disidratata e con granuli di calcio disseminati in tutta l’area. L’immagine è questa della foto, la consistenza, non percepibile dall’immagine, è descrivibile come una grattugia per formaggio.

Calcinosi cutanea cane

Al primo trattamento con Tecar® l’effetto era già percepibile, poichè la cute si scaldava ed ammorbidiva ed i granuli si sgretolavano tra le dita. Da non sottovalutare che il paziente gradiva la terapia.

Di seguito le immagini dopo il primo ed il quarto trattamento, si notano l’aumento di lucentezza e di levigatezza della pelle.

Calcinosi cutanea cane 3

Calcinosi cutanea cane 2

Dopo 3 settimane dall’inizio dei trattamenti e dopo solo 5 sedute, la calcinosi si è ridotta del 90%, la pelle è tornata morbida ed idratata, il pelo ha iniziato a crescere del colore naturale (nero), anzichè tardare la ricrescita di diversi mesi (fino ad 1 anno) ed assumere colore e consistenza alterati, come si prospettava.

Calcinosi cutanea cane 4

Risoluzione calcinosi con tecarterapia

Perchè Tecar® ha funzionato in questo caso?

– Perchè con la modalità resistiva e l’alta temperatura ha agito sui granuli di calcio, favorendone lo sgretolamento, grazie anche ad un’adeguata manualità contemporanea al trattamento. Inoltre ha agito anche sulla consistenza crostosa della cute, grazie all’apporto di sangue, che ne ha favorito l’ammorbidimento e l’idratazione.

– Perchè con la modalità capacitiva in atermia è stato stimolato il microcircolo e quindi l’apporto di nutrienti ed ossigeno, che hanno accelerato, tra gli altri effetti, anche la ricrescita del pelo.

Il quadro probabilmente si sarebbe risolto spontaneamente, anche senza l’uso di Tecar®, ma in tempi notevolmente più lunghi, infatti in letteratura, in queste situazioni si prospetta la scomparsa dei granuli e la ricrescita del pelo in 6-12 mesi, dopo la sospensione del cortisone. Inoltre il pelo in genere assume un colore sbiadito e setoloso.

Dopo 5 sedute di Tecar® ed in soli 18 gg il processo di risoluzione ha avuto un notevole input, inoltre dopo qualche mese il pelo è ricresciuto in modo normale. In questo caso clinico si può tranquillamente ammettere l’efficacia di Tecar®.

Dott.ssa Valentina Taccini – Fisioterapia Veterinaria Pisa

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Tecar cane cavallo

Casi clinici trattati con Tecar®

Tecar cane cavalloDi seguito riassumo le situazioni che ho affrontato ed i risultati ottenuti utilizzando Tecar® negli ultimi 4 mesi.


Displasia dell’anca

Lo scopo del trattamento con Tecar® era di alleviare il dolore nei casi trattati, in cui uno o entrambi gli arti manifestavano zoppia. Il trattamento con la modalità resistiva ha consentito di agire a livello articolare, aumentando il trofismo della cartilagine e riducendo il dolore dovuto all’instabilità articolare. La modalità capacitiva mi ha consentito di risolvere contratture dei muscoli adduttori e allo stesso tempo di migliorare il trofismo dei muscoli laterali e anteriori della coscia.

In alcuni casi il trattamento con Tecar® è stato eseguito da solo, in altri abbinato all’uso dell’underwater treadmill, in un caso è stato associato a sedute di agopuntura ed in uno particolarmente grave a trattamenti omeopatici. Oltre a me, anche i colleghi con cui ho collaborato hanno riconosciuto un netto miglioramento del quadro clinico in seguito all’abbinamento di Tecar® alle altre terapie.

Tenosinovite e parziale lacerazione del tendine bicipite brachiale

In un cane breton sho trattato con Tecar® il tendine bicipite in cui era stata diagnosticata parziale lacerazione che poteva evolvere in 2 modi: recupero o intervento chirurgico, al 50% . E’ stato osservato un periodo di circa 10 gg di riposo relativo, a causa dell’irruenza e vivacità del cane. Il trattamento con Tecar® è iniziato subito per risolvere il dolore e l’infiammazione ed è proseguito con il programma curativo e di mantenimento. La zoppia è scomparsa al decimo giorno di terapia. Ad un mese dalla lesione il tendine si è risarcito. Dal 20° giorno il cane è stato anche sottoposto a camminate in acqua in underwater treadmill e a 3 sedute di agopuntura.

Fistole anali

Sono state trattate delle fistole anali croniche di circa 15 cm di diametro, in cui non era più possibile riconoscere lo sfintere anale. Le fistole erano presenti da circa un anno e venivano curate con antibiotici e creme cicatrizzanti, come da protocollo tradizionale, senza risultati apprezzabili.

Dopo 10 trattamenti l’area delle fistole si è ridotta del 50% e si è iniziato a delineare la forma dello sfintere anale. I trattamenti sono stati interrotti dalla proprietaria a causa della riacutizzazione di gravi disturbi epatici ed intestinali del soggetto, probabili cause di tali fistole.

Contrattura muscolare

In un caso di gatto operato al femore con frattura multipla si è instaurata una contrattura muscolare del quadricipite in cui non era più possibile distinguere, per consistenza, l’osso dal muscolo. Il gatto teneva l’arto esteso e non riusciva ad appoggiare. Dopo la prima seduta il muscolo si è ammorbidito, dopo la seconda, il gatto riusciva ad appoggiare e quindi flettere l’arto. I trattamenti sono stati interrotti perché la causa della contrattura, che si stava comunque risolvendo, era la sporgenza nel muscolo di un moncone del femore non saldatosi. Quindi era inutile continuare le terapie se non veniva risolta la causa scatenante la contrattura.

Necrosi asettica della testa del femore

Un soggetto meticcio di pinscher di 8 mesi di età è stato sottoposto a trattamenti Tecar® e underwater treadmill per migliorare il quadro clinico e preparare l’arto atrofico e molto dolorante all’intervento.

Il soggetto alla prima visita mostrava notevole atrofia dell’arto interessato, dolore alla manipolazione, zoppia e riluttanza a saltare, rotazione esterna dell’arto durante l’appoggio. Alla quarta seduta di Tecar® e underwater treadmill il soggetto aveva una dolorabilità alla manipolazione quasi assente e aveva iniziato a saltare sopra al letto, che, a detta dei proprietari prima non avveniva. Alla decima seduta il soggetto presentava i diametri delle cosce uguali, rotazione dell’arto durante l’appoggio appena percepibile, assenza di dolore e maggiore vivacità.

Questi sono solo alcuni campi di applicazione della Tecar®, per comprendere quali situazioni possono essere di pertinenza, basta risalire al meccanismo d’azione di questo elettromedicale e agli effetti che provoca nell’organismo, cioè:

–         aumento del microcircolo

–         vasodilatazione

–         aumento di temperatura

il tutto meglio descritto nell’articolo Tecar®: Meccanismo di azione .

Dott.ssa Valentina Taccini – Fisioterapia Veterinaria Pisa

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Tecar cane cavallo

Tecar®: alcuni casi clinici – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

Tecar cane cavalloTecar® ha numerose applicazioni grazie alla sua capacità di stimolare tutti gli effetti biologici che consentono l’autoguarigione del corpo.

In alcuni casi Tecar® è curativa della patologia in atto, in altri ha azione antinfiammatoria e antalgica (toglie il dolore)  evitando l’uso di farmaci antinfiammatori e antidolorifici, in alcune situazioni è utile nel mantenimento di uno stato di benessere e nella prevenzione di possibili problematiche.


Nei cani e cavalli sportivi Tecar® si rivela utile nel trattamento dei problemi più frequenti che si riscontrano anche in campo umano atletico, come: distorsioni, stiramenti e strappi muscolari, contratture muscolari, tenosinoviti, tendiniti, ecc.

Le situazioni acute vengono risolte in genere in tempi molto rapidi, si consigliano 3 trattamenti in giorni consecutivi per ridurre l’eventuale edema, dolore e infiammazione, una volta scomparso il quadro acuto si inizia a lavorare sul recupero funzionale usando Tecar® con le tecniche di kinesiterapia (movimenti della parte per rispristinare la normale mobilità e funzionalità). In genere sono sufficienti 4-10 sedute per avere un recupero ottimale.

Le situazioni croniche hanno tempi di risposta variabili in base al tempo di insorgenza della patologia, all’età del paziente, alla gravità del quadro patologico. Una patologia cronica e comune che risulta ottenere benefici dalle applicazioni con Tecar® è la displasia dell’anca, in cui il soggetto può presentare gruppi muscolari atrofici o contratti, artrosi a livello dell’articolazione dell’anca e talvolta anche risentimento a livello del ginocchio. In questi casi, così come nelle artrosi articolari e della colonna, che per definizione sono situazioni croniche e irreversibili, Tecar® non può risolvere il quadro, ma riduce i sintomi in modo evidente già dalle prime 3-4 sedute. Una volta risolto il quadro sintomatologico, si prosegue con trattamenti di mantenimento a periodicità variabile in base alla risposta del paziente, in modo da evitare l’uso di farmaci.

Tecar® favorisce il microcircolo, quindi può essere usata anche nei quadri edematosi (accumulo di liquidi), nel riassorbimento di ernie, nel post operatorio e post traumatico per ridurre il gonfiore ed il dolore, nelle fistole perianali, nelle piaghe da decubito o nei ritardi di ripazione delle ferite cutanee. Stimola inoltre la formazione di callo osseo dopo fratture ed ha il vantaggio che può essere applicata fin da subito ed in presenza di qualsiasi mezzo di osteosintesi, in quanto agisce esclusivamente sui tessuti biologici del corpo.

Per sapere se il vostro amico a quattro zampe ha una patologia che può essere trattata con Tecar®, potete chiedere maggiori informazioni tramite l’area contatti.

Dott.ssa Valentina Taccini

Fisioterapia Veterinaria Pisa

www.fisioterapiaveterinariapisa.it

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Logo Tecar

Tecar: Protocollo di trattamento – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

Logo TecarIl trattamento Tecar®, a differenza degli altri elettromedicali è operatore-dipendente. Il terapista deve:

1-   Definire l’obiettivo terapeutico

2-   Identificare la sua priorità (riduzione dell’edema, del dolore o agire sulla funzionalità della parte)

3-   Determinare il protocollo operativo


Nel definire il protocollo operativo, il terapista deve stabilire la sua priorità e cosa vuole ottenere alla fine del trattamento e nel breve-medio periodo.

Tecar® stimola gli elettroliti (Na, Ca, K, P, Mn, ecc), la parte più piccola del nostro organismo, sfrutta un segnale di radiofrequenza bassissimo ed il principio del condensatore. La piastra sta fissa sul paziente, il manipolo viene mosso dall’operatore, tutto ciò che vi sta in mezzo ed è tessuto biologico è influenzato da Tecar® (quindi non agisce sui mezzi di osteosintesi).

Il trattamento Tecar ® prevede 3 fasi:

1-   Parte manuale detta RESET BODY

2-   Tecnologia (applicazione)

3-   Parte finale

Reset Body

Nell’organismo sono presenti tensioni muscolari, rigidità osteo-articolari, cattiva circolazione periferica, intossicazione o impurità cutanea.  Questi sono ostacoli che diminuiscono l’efficacia del trattamento, per cui la loro rimozione ne accelera il risultato.

Il Reset Body prevede l’applicazione di Quintessenze in punti particolari del corpo, in base alle necessità e alla problematica del paziente.

Le Quintessenze usate con Tecar® sono 4:

1-   Rilassante

2-   Linfoarticolare

3-   Termoattivante

4-   Tonificante

Le prime 3 si applicano prima del trattamento, l’ultima dopo, per risvegliare e tonificare.

In genere la Rilassante si applica sui muscoli irrigiditi e sul plesso solare, la Linfoarticolare sulle articolazioni (spalla, gomito, polso e anca, ginocchio, caviglia, anche sui reni ), la Termoattivante nelle zone fredde (piedi, mani in caso dell’uomo e altre parti fredde).

Nel Reset Body posso aggiungere un breve massaggio di preparazione e di mobilitazione articolare (se necessari).

Trattamento vero e proprio

Il trattamento vero e proprio consiste nell’uso dei manipoli capacitivo/resistivo.

Col sistema Capacitivo le cariche agiscono sui tessuti superficiali, molli, idratatati.

Col sistema Resistivo le cariche si concentrano nel tessuto più resistente interposto tra manipolo e piastra ed agisce su tessuti profondi, duri, poco idratati.

Il risultato terapeutico dipende dall’operatore, dalla pressione esercitata, dalla dimensione, dal tempo, dalla tensione.

Il trattamento manuale è riconducibile al trattamento con Tecar®:

Il microcircolo può essere stimolato con lo sfioramento

La vasodilatazione con la frizione

L’aumento di temperatura con l’impastamento

Quindi con una mano l’operatore tiene il manipolo e con l’altra esegue la manualità corrispondente.

I trattamenti che possono essere svolti con Tecar® sono 3:

1- Antinfiammatorio antalgico localizzato – durata circa 20’

2- Curativo – durata circa 35-40’

3- Preventivo e di mantenimento – durata 50/60’

Parte finale

La parte finale consiste nella rimozione della crema conduttrice, nell’applicazione della Quintessenza Tonificante per restituire tono e vitalità e nell’eventuale manualità finale.

Dott.ssa Valentina Taccini – Fisioterapia Veterinaria Pisa

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Tecar hcr 701

Tecar: Meccanismo d’Azione – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

Tecar hcr 701Tecar ® provoca nell’organismo 3 reazioni:

1-   Microcircolo

2-   Vasodilatazione

3-   Aumento della temperatura

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Tecnica dei Trigger Point – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

La teoria dei trigger points risale al lontano 1954. La “trigger point technique” è una procedura chiropratica che letteralmente significa punti grilletto o di rilascio, è una terapia manipolativa che aiuta notevolmente nel trattamento delle lesioni muscolari. Lo scopo di questa manipolazione digitale è rompere i tessuti cicatriziali che si sono formati tra le fibre di un muscolo.

I “trigger points” (punti grilletto) sono un disturbo piuttosto frequente e colpiscono sia l’uomo che gli animali. Sono stati chiamati anche reumatismo muscolare, miofascite, stiramento muscolare.


La definizione più accreditata e più attuale, coniata da Travell e Simons, è dolore miofasciale: in tutti i casi, si manifesta un dolore profondo e circoscritto in corrispondenza di una contrattura muscolare localizzata, che peggiora alla compressione del muscolo con un dito. In alcuni casi è presente del tessuto cicatriziale in punti in cui non dovrebbe esserci. Il tessuto cicatriziale nel muscolo si forma in questo modo: quando un muscolo resta contratto, tende a gonfiarsi, e questo impedisce all’ossigeno di raggiungere i muscoli ed i tessuti connettivi. Questa condizione si chiama “ipossia”, e può anch’essa causare la formazione di tessuto cicatriziale, che può aderire alle fibre muscolari e impedire loro di scivolare avanti e indietro efficientemente. Il tessuto cicatriziale può aderire anche ai tessuti connettivi, limitando la flessibilità di un muscolo o di un’articolazione ed anche alle cellule nervose, provocando una serie di disturbi, come dolori di schiena cronici.

La cura del dolore miofasciale attraverso il blocco o la “disattivazione” dei “trigger points” è uno degli aspetti più frequenti nella pratica quotidiana dei Chiropratici. Con le dita, il Chiropratico esercita pressione sul punto dolente per almeno 30 secondi, per rompere il ciclo neurologico di contrazione del muscolo. Il paziente a volte deve sopportare un po’ di dolore, mentre il Chiropratico lo “manipola”, ma la percentuale dei successi, con questa tecnica, è molto alta. Anche la terapia fisica (massaggi ed esercizi di allungamento), farmaci analgesici non steroidei, lo “stretch and spray” (stiramento del muscolo e applicazione di spray refrigerante) e lo “stretch and inject” (stiramento e iniezione dei “trigger points” con anestetici locali) possono essere di aiuto. I trigger possono essere risolti anche con la Tecar: tramite l’elettrodo resistivo si raggiunge il picco termico sul trigger, si tratta poi la parte muscolare circostante col capacitivo termico. Qualunque sia la tecnica usata, il risultato migliore e più duraturo si ottiene quando si ha la rottura dei “trigger points”.

La terapia dei “trigger points” è una variante della manipolazione miofasciale, una procedura che contempla la rottura dei tessuti cicatriziali formatisi nei muscoli e nei tessuti connettivi. Al paziente vengono fatti svolgere una serie di movimenti mentre il terapista gli preme il pollice contro il muscolo. Il chiropratico distingue nettamente tra i vari tipi di muscoli (perfino i più piccoli) e i vari tipi di azioni eseguite dai muscoli.
La percentuale di successi, dopo le prime sei sedute, si aggira intorno all’85-90% e, a volte, è sufficiente un minor numero di trattamenti.
Dott.ssa Valentina Taccini – Fisioterapia Veterinaria Pisa

Termoterapia 2 – Il Caldo

La terapia con il calore ha numerose applicazioni, ma deve essere usata solo in lesioni in cui è terminata la fase acuta dell’infiammazione (dove non vi è più calore, gonfiore, rossore).

Gli effetti desiderati che si ottengono con l’applicazione del calore sono:

• Effetto emodinamico. Il calore aumenta il flusso ematico, favorendo un maggiore apporto di nutrienti e di ossigeno e facilitando l’eliminazione di scorie dai tessuti.

• Effetto metabolico. L’aumento di ossigeno e di nutrienti nella parte, ne accelera le reazioni metaboliche ed il metabolismo.

• Effetto analgesico e miorilassante. Sembra che il calore allevi il dolore abbassando la soglia dolorifica dei recettori periferici.

• Aumento delle proprietà viscoelastiche dei tessuti. Il calore aumenta l’elasticità tessutale, soprattutto a livello di capsule articolari, tendini, muscoli e in tutte quelle strutture ricche di fibre collagene.

Gli effetti indesiderati che derivano dall’uso del caldo, sono:

• Incremento delle manifestazioni dell’infiammazione acuta. L’applicazione del caldo aumenta il gonfiore, il calore, il rossore ed il dolore, per cui non va usato in questi casi.

• Aumento della velocità di conduzione nervosa.

• Ustione.

Indicazioni

L’applicazione del caldo è molto efficace sugli edemi da stasi venosa e linfatica.

Il trattamento con il caldo è anche indicato per favorire e velocizzare la guarigione dei tessuti in caso di contusioni, distorsioni, borsiti, strappi e stiramenti muscolari, tendinei e legamentosi. L’applicazione deve essere fatta almeno dopo 3 giorni dal trauma o comunque quando è terminata la fase infiammatoria acuta.

L’applicazione del calore favorisce l’eliminazione dell’acido lattico accumulato nel muscolo, alleviando gli spasmi causati dall’affaticamento muscolare.

Il caldo, applicato prima dell’esercizio fisico, favorisce il riscaldamento muscolare. Prima della seduta di Kinesiterapia passiva, di massaggio o di stretching, l’applicazione del caldo incrementa l’afflusso di sangue ed ossigeno alle cellule della parte trattata e aumenta l’elasticità dei tessuti; inoltre genera solitamente una sensazione di rilassamento nel paziente.

Controindicazioni

L’applicazione del caldo è controindicata:

– In tutte le lesioni in fase acuta, perché può aumentare il dolore ed il gonfiore;

– Nelle infezioni, perché velocizza il metabolismo e la crescita batterica;

– In presenza di emorragie, ferite aperte, ematomi non organizzati, per il rischio di aumentare la perdita di sangue;

L’età del paziente è un fattore da considerare prima dell’uso terapeutico del caldo: i meccanismi di termoregolazione sono meno efficienti negli animali molto giovani; mentre nei pazienti anziani la sensibilità al dolore evocato dal calore eccessivo può essere diminuita.

Metodi di applicazione

Il calore può essere applicato tramite varie strumentazioni elettromedicali che consentono di raggiungere profondità differenti, come gli apparecchi ad ultrasuoni, la tecar, la diatermia, ecc.

Ii metodi per l’applicazione superficiale del calore, sono:

• Docciatura o immersione in acqua calda.

• Bendaggi caldi.

Per entrambi questi metodi valgono le considerazioni fatte riguardo al freddo trattato nell’articolo Termoterapia 1 – Il Freddo.

• Impacchi caldi: con una borsa dell’acqua calda o con hot packs (identici ai cold packs) che possono essere preparati previo riscaldamento in un bollitore o in un forno a microonde. Esistono anche hot packs istantanei e monouso.

• Fonte d’aria calda: è un metodo poco efficace perché non consente di ottenere temperature terapeutiche ad una profondità sufficiente.

• Coperte termiche e sacchetti termofori. Sono disponibili in commercio dispositivi riscaldati tramite resistenze ed alimentati ad energia elettrica: si tratta di sacchetti contenenti sabbia, acqua, gel di silicio. Sono utili perchè si adattano bene alla superficie da trattare e, distribuendo meglio il calore su di essa, consentono di raggiungere profondità maggiori. L’utilizzo del termoforo elettrico consente di mantenere una temperatura costante per un tempo prolungato.

Precauzioni d’impiego

La temperatura del mezzo applicato non deve superare i 45° C, perchè può provocare dolore o ustionare l’animale.

Protocolli di applicazione

I fattori da considerare per stabilire la durata del trattamento sono gli stessi trattati nella terapia del freddo.

Con l’uso del calore non ci sono controindicazioni per le applicazioni prolungate, come si ha per la crioterapia

In generale il tempo di applicazione deve essere di almeno 15-20 minuti o maggiore, se si desidera elevare la temperatura nelle strutture più profonde come tendini, muscoli e legamenti.


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Termoterapia 1 – Il Freddo

L’uso dell’energia termica è una tecnica di semplice applicazione in fisioterapia, che consente di ottenere molteplici benefici grazie agli effetti fisiologici del caldo e del freddo.

IL FREDDO

La terapia col freddo è l’unica che sfrutta la sottrazione, anzichè la cessione di energia all’organismo, infatti, il calore (inteso come energia termica) si sposta dall’organismo del paziente al mezzo utilizzato per veicolare il freddo, inducendo


un abbassamento di temperatura nella zona trattata. Nella terapia con il caldo e con l’uso delle varie strumentazioni, si ottiene invece l’effetto contrario.

Gli effetti che si ottengono col freddo sono:

• Effetto emodinamico. Il freddo causa vasocostrizione locale, fatto sfruttato per diminuire l’edema post-operatorio e post-traumatico.

• Effetto metabolico. La diminuzione della temperatura rallenta l’attività delle cellule rimaste illese in seguito al trauma, consentendo la conservazione della loro integrità nel periodo successivo al danno tissutale. Inoltre, la diminuzione del metabolismo riduce la liberazione e l’attività dei mediatori dell’infiammazione.

•Effetto analgesico e miorilassante. Il freddo ha effetto analgesico, poichè riduce la velocità di conduzione dello stimolo dolorifico a livello dei nervi periferici. Grazie alla diminuzione della sensazione di dolore, si riduce anche lo spasmo muscolare che si verifica in seguito al trauma.

Gli effetti indesiderati che si crerano col freddo sono:

• Vasodilatazione per vasoparalisi. In caso di applicazione del freddo eccessivamente prolungata, si ottiene un riflesso di termoregolazione da parte dell’organismo, con aumento di apporto ematico nella parte trattata e dilatazione dei vasi sanguigni. Il risultato indesiderato che si verifica è l’aumento dei segni dell’infiammazione: rossore, dolore, gonfiore, calore.

• Riduzione delle proprietà elastiche dei tessuti.

• Perdita di sensibilità e temporanea paresi a carico di nervi periferici superficiali.

• Degradazione proteica. Questo si verifica quando la temperatura locale scende sotto i 15°C, con conseguente danno ai tessuti.

• Congelamento superficiale. L’abbassamento della temperatura induce la formazione di cristalli all’interno delle cellule, portandole a morte.

Indicazioni di applicazione del freddo

La terapia del freddo è indicata nelle infiammazioni acute derivanti da un qualsiasi trauma, come: lacerazioni e contusioni dei tessuti molli, distorsioni, stiramenti muscolari, tendinei e legamentosi, fratture, mialgie, spasmi muscolari.

I maggiori benefici si ottengono nelle 48-72 ore dal trauma o fino a che sono ancora presenti i segni dell’infiammazione acuta: rossore, calore, gonfiore, dolore. Il freddo è utile anche in seguito ad un’operazione chirurgica, specialmente negli interventi, senza mettere a diretto contatto la ferita chirurgica col veicolo del freddo.

L’applicazione del freddo è utile anche nei processi cronici con elevata tendenza alla riacutizzazione, come artriti, malattie articolari degenerative (artrosi) e tendiniti, specialmente se applicato dopo l’esercizio o dopo la seduta fisioterapica.

Il freddo può essere alternato all’applicazione del caldo in casi in cui la normale circolazione venosa è compromessa, come durante la fase subacuta o cronica di alcune condizioni traumatiche ed infiammatorie. Applicazioni alternate di caldo e di freddo, producendo rispettivamente vasodilatazione e vasocostrizione determinano incremento del flusso sanguigno nella zona trattata (come nelle contratture muscolari croniche).

Controindicazioni alla terapia del freddo

L’applicazione del freddo è controindicata nel trattamento di parti traumatizzate che presentano lesioni ischemiche o vasculiti o di zone con alterazione della percezione sensoriale per danni al sistema nervoso periferico. Il veicolo del freddo non deve essere messo a diretto contatto con ferite aperte, piaghe e ferite chirurgiche perché la guarigione di quest’ultime può essere rallentata dall’ipotermia locale.

Metodi di applicazione

Il freddo può essere applicato tramite:

• Docciatura o immersione in acqua fredda. Occorre acqua corrente ed un recipiente. Il cane ed il gatto però non tollerano facilmente l’immersione della parte nell’acqua. Va evitata in caso di ferite di qualsiasi natura, anche chirurgiche.

• Impacchi freddi (borsa del ghiaccio, cold packs).  Il ghiaccio triturato, contenuto in una borsa da ghiaccio o in un semplice panno, può essere messo a contatto con la parte da trattare. Sono disponibili in commercio svariati tipi di cold packs (sacchetti ripieni di gel), che si adattano alla parte da trattare, anche se irregolare o con sporgenze ossee e mantengono la bassa temperatura per periodi abbastanza lunghi. Esistono anche sacchetti istantanei monouso per la produzione del freddo, in genere usati nel  primo soccorso, in assenza di mezzi alternativi.

• Spray refrigerante. Molto usato nell’uomo, meno efficace negli animali per la presenza del pelo.

• Bendaggi freddi. Tecnica usata nel trattamento delle affezioni degli arti per ridurre l’edema infiammatorio. Viene associato l’effetto sinergico del freddo e l’azione compressiva del bendaggio.

Precauzioni d’impiego

Iil mezzo vettore di freddo deve essere applicato a contatto con la cute mediante l’interposizione di un panno o di una garza per evitare il congelamento superficiale della parte trattata. Si deve inoltre evitare il contatto con ferite chirurgiche, piaghe, ferite aperte.

Protocolli di applicazione

Il trattamento non deve essere protratto per un tempo elevato, per non interferire troppo con la vascolarizzazione locale del tessuto. Per stabilire la durata del trattamento si devono prendere in considerazione vari fattori.

– I fattori fisici influiscono sullo scambio termico tra il mezzo utilizzato ed il tessuto trattato, poichè qualsiasi tessuto, compreso quello dell’organismo, ha una propria costante di conducibilità termica che influisce sulla capacità di accumulare o cedere il calore.

– I fattori legati al paziente sono la sua capacità di tollerare il freddo, la tipologia di animale (il grasso fa da isolante).

– I fattori legati alla patologia dipendono dalla gravità della lesione, dallo stadio di guarigione del tessuto, dall’area interessata, dal risultato che si vuole ottenere.

La frequenza dei trattamenti varia a seconda della situazione in corso. In seguito ad un trauma o ad un intervento chirurgico si può trattare la parte lesa per 6-10 minuti ogni due ore, per poi aumentare la distanza tra le applicazioni fino a 4 e poi a 6 ore nei due giorni successivi. In casi di infiammazione cronica in fase di riacutizzazione si può sottoporre l’animale a sedute di 30 minuti, durante le quali vengono effettuati tre cicli di applicazione del freddo della durata di 7 minuti circa, intervallati da qualche minuto di sospensione. Qualora si utilizzi la tecnica del freddo alternata a quella del caldo, il trattamento potrà durare 20-30 minuti con cicli di 6 minuti di freddo, 6 minuti di caldo e 6 di sopensione.

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Correzione sublussazione di omero nel cane

Quando può servire il chiropratico nei piccoli animali – Fisioterapia Veterinaria Pisa®

Correzione sublussazione di omero nel caneUno dei motivi più frequenti per cui un animale viene condotto da un chiropratico è la ricerca del sollievo dal dolore. Altri motivi sono: il recupero funzionale, la stimolazione alla guarigione completa, la riduzione della frequenza delle ricadute, la prevenzione.


I piccoli animali  possono presentare ampia varietà di sintomi legati alle sublussazioni. I più comuni sono il dolore, una disfunzione ed una mobilità o postura alterata. Altri sintomi sono:

– Dolore acuto a carico del collo o della schiena (lombalgia).

– Riduzione della performance.

– Riluttanza al movimento, a salire le scale, a saltare su posti alti (ad esempio sul divano o sull’auto).

– Manifestazioni di dolore nel compiere determinati movimenti o quando viene preso in braccio.

– Irregolarità nell’andatura non identificabile con una zoppia, ambio o andatura lenta, unghie usurate su uno o più arti.

– Ipersensibilità alla palpazione.

– Granuloma da leccamento su gambe o zampe.

– Otiti o infezioni delle ghiandole anali ricorrenti.

– Posizione alterata quando sta seduto (si siede su un lato invece che ben simmetrico).

– Si sdraia sempre e solo sullo stesso lato.

– Difficoltà nella digestione.

– Perdita di urine o di feci.

Qui di seguito si illustrano alcuni sintomi o patologie che consigliano l’utilizzo della terapia chiropratica nei piccoli animali:

– Trauma spinale (trattamento solo con lastre già effettuate).

– Spondilosi (ossificazione della colonna). In molti casi mobilitazione di sublussazioni sintomatiche in zone «sane» della colonna vertebrale possono portare ad un alleviamento dei sintomi.

– Sindrome della cauda equina.

– Sindrome delle vertebre cervicali.

– Discopatia (trattamento solo con lastre già effettuate).

– Granuloma da leccamento.

– Cambiamenti irreversibili presenti (come displasia all’anca, spondilosi, artrosi, ecc.) possono portare a sublussazioni come risultato di compensazioni.

– Nevralgia dello sciatico.

– Infezione ricorrente delle ghiandole anali.

– Otiti ricorrenti.

– Incontinenza. Questa può essere causata da sublussazioni nelle lombari.

– Iper o iposensibilità da schiacciamento dei nervi.

– Zoppia non definita. Questa può essere dovuta a sublussazioni a carico degli arti o della colonna.

– Nei cani sportivi la rimozione di qualunque restrizione aiuta ad ottimizzare la performance.

– Animali anziani con difficoltà e dolore nel movimento.

– Come terapia preventiva per mantenere un buono stato di salute.

Dott.ssa Valentina Taccini

Fisioterapia Veterinaria Pisa
http://www.fisioterapiaveterinariapisa.it/

 

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