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La terapia chiropratica per il cane e il cavallo

horse chiropracticAnche se la chiropratica (dal greco, kheri= mano e praktikos= azione ovvero “praticare con le mani”) venne riscoperta solo all’inizio del 19° secolo, è una della più antiche terapie manuali applicate sull’uomo. Da circa una decina di anni si è espansa anche nel campo veterinario dove negli stati uniti e nei paesi nord europei fa ormai parte delle possibilità diagnostiche e terapeutiche di routine dei veterinari specializzati.

Il suo scopo principale è quello di mantenere lo stato di salute, trattare disfunzioni neurologiche e muscolo-scheletriche e le loro conseguenze sull’organismo.  Il sistema nervoso centrare (cervello e midollo spinale) e la massima mobilità articolare è il principale target di questa terapia. L’importanza della mobilità e del corretto funzionamento bio-meccanico della spina dorsale diviene evidente quando si considera che è proprio lei che protegge e permette il funzionamento dell’ “autostrada delle informazioni” che è il midollo spinale e i nervi periferici che vi originano.  Se un complesso articolare, ovvero due vertebre adiacenti, non si muovono correttamente, troppo poco, o risultano bloccate, le informazioni necessarie per eseguire movimenti, coordinare riflessi ma anche attivare organi interni vengono trasmesse in modo alterato. L’obbiettivo della terapia quindi è di massimizzare la mobilità articolare e ottimizzare il funzionamento del sistema nervoso per permettere un fluido passaggio dell’ informazione dal cervello a tutti gli organi del corpo.

Se consideriamo ad esempio che l’80% della stabilità articolare è data da muscoli e tendini che circondano la stessa articolazione, risulta importante il ruolo delle informazioni che arrivano a questi tessuti molli nel controllare il movimento e proteggere l’articolazione da eventuali danni (strappi, fratture, etc). Specialmente in animali dove queste strutture sono sottoposti a notevoli stress (ad esempio, dressage, salto ostacoli nel cavallo, salti e girate strette nell’agility nel cane) un perfetto funzionamento della spina dorsale e quindi del sistema nervoso è di grande importanza.

Il referto patologico che dunque si riscontra nella diagnosi chiropratica è una restrizione nel movimento articolare, soprattutto della spina dorsale, ma anche degli arti. Questo referto viene chiamato sublussazione e, al contrario della definizione in medicina tradizionale, non è un danno strutturale evidente, ma una diminuzione del normale movimento articolare (normal range of motion) che se non trattata, più avanti si trasforma in danno strutturale. Alcune sublussazione creano solo piccole alterazioni e l’animale potrebbe essere meno mobile o asimmetrico (nel cane meno mobile, attivo o giocherellone). Un’aumentata sensibilità alla palpazione in alcune aree del corpo può essere segno di una compromissione del funzionamento nervoso. Per i cavalli da dressage, salto ostacoli o nei cani da sport, da corsa o da caccia invece le sublussazioni causano una notevole riduzione della performance. Un animale con una sublussazione cambierà la sua postura per compensare una ridotta mobilità della schiena o per provare meno dolore. Questo porta un aumento dello sforzo meccanico su altre parti della colonna vertebrale e delle articolazioni degli arti, causando restrizioni secondarie e un peggioramento della condizione.

Le sublussazioni sono individuate dal veterinario chiroprata con la palpazione dinamica di ogni singolo complesso articolare. La manipolazione chiropratica che mira a rimuovere la restrizione e restituire un corretto funzionamento dell’articolazione è il cosiddetto aggiustamento. Si tratta di una spinta controllata  altamente specifica in direzione del piano articolare, di bassa forza, bassa ampiezza ed alta velocità e avviene tramite le mani o le dita del veterinario.

La chiropratica è dunque un trattamento molto specifico e delicato. Lo scopo del trattamento è di correggere le sublussazioni della colonna e degli arti per agire in modo positivo sul sistema nervoso. A differenza di altri metodi di manipolazione non specifici, la chiropratica non provoca eccessiva trazione sui legamenti, essa lavora all’interno dei limiti anatomici di un’articolazione e delle strutture di supporto.

Al contrario della medicina tradizionale, la chiropratica aggiunge un elemento in più: la prevenzione. Un organismo che funziona correttamente, dove il flusso d’informazioni per il  coordinamento bio-meccanico e per le grandi funzioni organiche è indisturbato, dove i legamenti e i muscoli proteggono in modo corretto articolazioni che si muovono in modo adeguato…perché dovrebbe ammalarsi? Per intenderci, ameno che il trauma non sia eccessivo, una storta o una botta è sicuramente supportata e compensata meglio da un sistema muscolo scheletrico in ottima salute piuttosto che da uno con “acciacchi” (sublussazioni), magari ancora non visibili a livello clinico, ma sicuramente già causa di compensazioni sbagliate e squilibri funzionali da parte del corpo. Quindi nei cani e cavalli sportivi ad esempio, la rimozione delle restrizioni aiuta ad ottimizzare le performance. Ma la chiropratica è utile anche per sintomatologie cutanee, pruriti, iper o iposensibilità, incontinenza e zoppia non definita. In questi casi le sublussazioni della colonna vertebrale in corrispondenza dei metameri nervosi relativi alla zona problematica ostacolano un corretto flusso nervoso e quindi vanno ad alterare percezione, sensibilità e funzionalità.

La maggior parte degli animali mostra miglioramenti significativi dopo I primi trattamenti. Per ottenere una risoluzione dei problemi cronici solitamente è necessario più tempo e più trattamenti. Pazienti con problemi cronici (come artrosi, displasia dell’anca o spondilite), dove la restrizione del movimento è conseguente alla patologia, rispondono molto bene alla terapia di supporto fatta ogni 4-8 settimane.

È deducibile da queste righe d’introduzione alla chiropratica, che si tratta di  una terapia a 360° e può tornare utile a quasi ogni cane. Questo perché tratta l’organo principale responsabile per qualunque tipo di attività: il sistema articolare e dunque il sistema nervoso. Quindi, se funziona bene il sistema nervoso, la qualità di vita, la performance o anche solo il mantenimento di uno stato di salute raggiunto, sono migliori.

Dott.ssa Maria Carlotta Fugazzola